Donald Trump ha pubblicato nella tarda serata di domenica 5 luglio, sul suo social Truth, un nuovo attacco diretto a Giorgia Meloni. Il post contiene una foto scattata al G7 di Evian in cui compaiono il presidente statunitense e la premier italiana, accompagnata dalla scritta “necessario un ordine restrittivo”, espressione che nel sistema giudiziario americano indica il provvedimento con cui un giudice impone a una persona di mantenere le distanze da un’altra. Il messaggio arriva alla vigilia del vertice NATO di Ankara, in programma il 7 e l’8 luglio, dove Trump e Meloni dovrebbero incrociarsi dopo lo scontro a distanza avvenuto tra i due a giugno.

Da Palazzo Chigi non è arrivata alcuna replica al post. Fonti di governo riferiscono che la premier è al lavoro sui dossier in vista del summit dell’Alleanza atlantica in Turchia.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo in diretta a Sky Tg24 Live In, ha commentato l’episodio con toni minimizzanti: “Non ho avuto nessuna reazione, la cosa fondamentale è mantenere i rapporti con un alleato fondamentale come gli USA”. Crosetto ha aggiunto: “Le persone passano ma i rapporti con gli alleati devono rimanere, non ho pensato a nulla e ho guardato altro”.

Le reazioni dell’opposizione

Il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Luca Pirondini, ha usato toni duri nei confronti sia di Trump sia dell’impostazione della politica estera del governo: “Trump continua a fare il bullo con Giorgia Meloni. È la parabola amara di chi, invece di mettere al centro gli interessi nazionali, per due anni ha detto sempre sì a prescindere, arrivando perfino a candidarlo al Nobel per la pace e correndo a Washington per provare a ritagliarsi un posto privilegiato nel suo sistema di relazioni personali”. Secondo Pirondini, “quando questo governo andrà a casa, l’Italia potrà voltare pagina, passando dalla sudditanza all’autorevolezza”.

Critico anche il capogruppo del Pd in commissione Esteri al Senato, Alessandro Alfieri, secondo cui Meloni “si è isolata e ha fallito” e ora prova a uscire dall’angolo “aumentando il debito italiano e acquistando armi dagli Stati Uniti” invece di lavorare a un piano di difesa europeo. Alfieri attribuisce l’origine della crisi a una scelta politica precedente: l’Italia, a suo dire, avrebbe dovuto costruire con gli altri partner europei una richiesta di riequilibrio delle spese per la sicurezza, anziché sottoscrivere l’obiettivo NATO del 5% del Pil, che secondo le sue stime comporterebbe una spesa a regime di circa 80 miliardi di euro.

Toni diversi, ma ugualmente critici verso l’impostazione iniziale del governo, sono arrivati dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, ospite anch’egli a Sky Tg24 Live In: “Mi pare che Trump viaggi su un altro livello e su altre modalità, credo che faccia bene Giorgia Meloni a ignorarlo”. Sala ha comunque criticato l’atteggiamento tenuto in passato dalla premier: “Meloni è stata troppo vicina e accondiscendente in una fase iniziale con Trump”, aggiungendo di attribuire anche a questo l’esito del referendum. Posizione opposta quella del leader di Azione Carlo Calenda, che ha espresso “piena solidarietà alla Presidente del Consiglio” definendo Trump “un ignobile bullo da quattro soldi”.

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Le origini dello scontro

Le tensioni tra i due leader risalgono a giugno, quando Trump aveva dichiarato a La7 che Meloni lo avrebbe “supplicato” per una foto al G7 di Evian, sostenendo di aver accettato perché la premier gli aveva fatto pena. Meloni aveva respinto le accuse come inventate, rivendicando che “l’Italia non supplica” nessuno.

Sullo sfondo della vicenda restano due dossier di politica estera: il rifiuto italiano, a inizio aprile, di autorizzare l’uso della base di Sigonella per il transito di velivoli militari statunitensi diretti verso il Medio Oriente nel contesto della crisi dello Stretto di Hormuz, e la difesa pubblica di Meloni nei confronti di Papa Leone XIV dopo le critiche rivolte al pontefice dallo stesso Trump.

Il summit dell’Alleanza atlantica si tiene il 7 e l’8 luglio nella capitale turca, sotto la presidenza del segretario generale Mark Rutte, con la partecipazione di 32 capi di Stato e di governo, tra cui lo stesso Trump. L’incontro rappresenterà la prima occasione di confronto diretto tra i due leader dopo l’escalation delle ultime settimane.

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