Il primo ministro ungherese Péter Magyar ha formalmente presentato un piano per destituire il presidente Tamás Sulyok dalla carica attraverso un emendamento costituzionale, nell’ambito di un più ampio sforzo volto a smantellare i residui istituzionali dei 16 anni di governo di Viktor Orbán.
Sabato, in un post pubblicato su X, Magyar ha annunciato che il suo governo ha presentato il 17° emendamento alla Costituzione, che prevede la cessazione del mandato dell’attuale presidente insieme ad altre riforme quali i limiti di mandato per i parlamentari, misure a tutela dell’indipendenza giudiziaria e l’istituzione di un Ufficio nazionale per il recupero dei beni.
A seguito della schiacciante vittoria del suo partito, il Tisza, alle elezioni parlamentari dell’aprile 2026, che gli ha assicurato una maggioranza qualificata di due terzi, Magyar ha ripetutamente esortato Sulyok – nominato nel 2024 da un parlamento dominato dal Fidesz – a dimettersi. Dopo che Sulyok ha rifiutato la scadenza del 31 maggio, il governo ha annunciato che avrebbe perseguito la destituzione tramite il 17° emendamento alla Legge fondamentale ungherese.
Il progetto di emendamento, presentato sabato al Parlamento dopo una consultazione pubblica, stabilisce esplicitamente che il mandato del presidente in carica cesserebbe il giorno successivo all’entrata in vigore dell’emendamento. Il Parlamento eleggerebbe quindi un nuovo presidente per un mandato massimo di cinque anni o fino all’adozione di una nuova costituzione.
Magyar ha descritto la mossa come essenziale per ripristinare i controlli e gli equilibri democratici, accusando Sulyok di agire come «burattino» di Orbán e di non rappresentare l’unità nazionale.
L’emendamento fa parte dell’«Operazione Purgatorio», un pacchetto di riforme che comprende anche modifiche al sistema giudiziario, limiti di mandato per deputati e primi ministri e la creazione di un ufficio per il recupero dei beni.
I critici, tra cui Human Rights Watch, hanno espresso preoccupazione per la fretta con cui è stato condotto il processo e per la mancanza di garanzie di un giusto processo. Sebbene la Costituzione preveda già l’impeachment del presidente tramite la Corte costituzionale, il governo ha invece optato per una modifica costituzionale diretta. HRW ha avvertito che tale approccio rischia di minare i principi dello Stato di diritto, pur affrontando le conseguenze del regresso democratico.
Sulyok si è opposto, definendo l’iniziativa illegale e deferendola alla Commissione di Venezia per una valutazione. La Commissione dovrebbe valutare la proposta.
Grazie alla maggioranza qualificata di Tisza, l’approvazione dell’emendamento è ampiamente prevista, anche se potrebbe richiedere circa un mese. Questo sviluppo rappresenta una delle prime prove importanti dell’impegno di Magyar a riformare il sistema politico ungherese evitando al contempo la concentrazione di potere che ha caratterizzato l’era precedente.
Le fonti includono notizie riportate da Reuters, DW e Human Rights Watch.

