La Turchia sfrutterà il vertice della NATO in programma ad Ankara il 7 e l’8 luglio per rafforzare la propria posizione come attore imprescindibile nel campo della sicurezza, in un momento in cui Stati Uniti, NATO e Unione europea stanno ricalibrando il loro approccio nei confronti di Ankara alla luce di uno scenario geopolitico sempre più instabile.
L’incontro si svolge mentre la guerra in Ucraina, l’instabilità in Medio Oriente e il ritorno della competizione tra grandi potenze stanno ridefinendo le priorità della sicurezza occidentale. Sebbene i tradizionali dissensi riguardanti democrazia, Stato di diritto e diritti umani restino irrisolti, i recenti sviluppi diplomatici indicano che la Turchia viene nuovamente considerata soprattutto in funzione del suo valore strategico.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente intensificato i contatti con l’omologo turco Recep Tayyip Erdoğan e Washington ha autorizzato l’esportazione dei motori General Electric F110 destinati al programma del caccia di quinta generazione turco KAAN. Inoltre, il segretario generale della NATO Mark Rutte ha elogiato pubblicamente la crescente capacità dell’industria della difesa turca.
Anche l’alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas, ha ampliato il dialogo con Ankara, andando oltre i tradizionali temi della migrazione e dell’adesione all’Unione europea per includere difesa, sicurezza regionale e cooperazione industriale.
Considerati nel loro insieme, questi sviluppi indicano un graduale cambiamento, più che un improvviso riavvicinamento politico. I governi occidentali vedono sempre più la Turchia come un partner fondamentale nella gestione di uno scenario di sicurezza che si estende dal Mar Nero al Medio Oriente.
Questo cambiamento ha subito una forte accelerazione dopo l’invasione russa in Ucraina del 2022 e ha acquisito ulteriore slancio a causa dell’instabilità in Siria, delle tensioni tra Israele e Iran e degli sforzi dell’Europa per rafforzare le proprie capacità di difesa.
La Turchia occupa una posizione geografica unica: controlla gli Stretti turchi che collegano il Mar Nero al Mediterraneo, confina con Siria, Iraq e Iran e dispone del secondo esercito più grande della NATO. Negli ultimi due decenni ha inoltre investito massicciamente nello sviluppo di un’industria nazionale della difesa, che oggi produce droni, veicoli blindati, piattaforme navali, sistemi missilistici ed elettronica avanzata.
Questa capacità industriale è diventata sempre più preziosa per la NATO, mentre l’Alleanza cerca di aumentare la produzione di armamenti alla luce delle lezioni apprese dalla guerra in Ucraina.
Intervenendo di recente, Mark Rutte ha sottolineato la forza del settore della difesa turco, ricordando che nel Paese operano circa 3.000 aziende del comparto e affermando che la cooperazione con i produttori europei e americani sta assumendo un’importanza crescente per la capacità di deterrenza collettiva dell’Alleanza.
Le sue dichiarazioni mostrano quanto siano cambiate le priorità della NATO. Quando era primo ministro dei Paesi Bassi, Rutte si era spesso scontrato con Erdoğan, soprattutto durante la crisi diplomatica del 2017, quando le autorità olandesi impedirono ad alcuni ministri turchi di fare campagna elettorale nei Paesi Bassi. All’epoca le relazioni erano dominate dalle controversie sul rispetto degli standard democratici, sulle tensioni nel Mediterraneo orientale e, successivamente, dall’acquisto da parte della Turchia del sistema missilistico antiaereo russo S-400.
Lo stesso approccio pragmatico sta emergendo anche all’interno dell’Unione europea. Le recenti visite ad Ankara dell’alta rappresentante Kaja Kallas, della commissaria europea all’Allargamento Marta Kos e del commissario agli Affari interni Magnus Brunner riflettono un’agenda più ampia, che oggi comprende la difesa europea, l’Ucraina, la Siria, la sicurezza energetica, i corridoi di trasporto e la cooperazione industriale, oltre ai tradizionali temi dell’adesione all’Unione e della gestione dei flussi migratori.
Bruxelles non ha abbandonato le proprie preoccupazioni riguardo all’indipendenza della magistratura, alla libertà dei media, alla questione di Cipro e alle dispute tra Grecia e Turchia nel Mar Egeo. Piuttosto, questi temi vengono affrontati parallelamente a una crescente cooperazione strategica dettata dal mutato contesto della sicurezza europea.
Anche l’approccio di Washington sembra essere in evoluzione. L’autorizzazione all’esportazione dei motori General Electric F110 per il programma del caccia turco KAAN è ampiamente interpretata come un segnale della volontà degli Stati Uniti di ripristinare una cooperazione concreta nel settore della difesa dopo anni di rapporti difficili seguiti all’acquisto dei sistemi russi S-400, che aveva portato all’esclusione della Turchia dal programma degli aerei F-35.
Gli Stati Uniti considerano inoltre Ankara un interlocutore essenziale in Siria, dove la Turchia mantiene una presenza militare diretta e una notevole influenza sugli sviluppi successivi alla caduta del regime di Bashar al-Assad.
Ciò non significa che le divergenze siano scomparse. I rapporti della Turchia con la Russia, la questione degli S-400, le dispute con la Grecia nel Mar Egeo, le tensioni su Cipro e le divergenze riguardo ai gruppi curdi in Siria continuano a complicare le relazioni con Washington e con diverse capitali europee.
Piuttosto, i governi occidentali sembrano ritenere sempre più che mantenere una cooperazione funzionale con la Turchia risponda meglio ai loro interessi strategici rispetto al rischio di un ulteriore deterioramento dei rapporti.
Il vertice della NATO offre inoltre al presidente Erdoğan un’importante opportunità per rafforzare il ruolo internazionale della Turchia in un momento in cui il suo governo è oggetto di crescenti critiche per la situazione politica interna.
Secondo diversi analisti, Ankara punta a sfruttare il vertice per ribadire il proprio ruolo di ponte indispensabile tra Europa, Stati Uniti e Medio Oriente, consolidando l’immagine della Turchia come Paese che non può essere escluso dalle decisioni riguardanti la sicurezza regionale.
Secondo l’analista di politica estera Serkan Demirtaş, Erdoğan mira a consolidare la Turchia come un «attore indispensabile» nella definizione della futura architettura di sicurezza europea e dei più ampi equilibri geopolitici.
Il vertice si svolge mentre le autorità turche continuano a essere criticate per le misure adottate contro gli oppositori politici in vista delle prossime elezioni presidenziali. I critici sostengono che le recenti decisioni giudiziarie contro esponenti dell’opposizione rappresentino l’ennesimo segnale di un più ampio arretramento democratico.
I governi occidentali, tuttavia, sembrano aver separato in larga misura queste preoccupazioni dalla cooperazione nei settori della sicurezza e della difesa.
Come osserva l’analista Aaron Stein, l’appartenenza della Turchia alla NATO rimane la principale garanzia strategica di Ankara, consentendole di gestire il complesso rapporto con la Russia pur restando saldamente ancorata all’Alleanza.
Per l’Occidente, la sfida consiste ora nell’approfondire la cooperazione con la Turchia senza compromettere l’impegno a favore dei principi democratici né creare nuove tensioni con gli altri alleati nel Mediterraneo orientale.
Il vertice di Ankara è quindi destinato a rappresentare non tanto una riconciliazione tra la Turchia e l’Occidente, quanto l’emergere di una relazione più pragmatica, nella quale le esigenze strategiche tendono sempre più a prevalere sulle divergenze politiche.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

