Il primo ministro irlandese Micheál Martin ha detto al Financial Times di ritenere possibile raggiungere entro la fine dell’anno un’intesa per approfondire l’integrazione dei mercati dei capitali europei, superando divisioni che dividono gli Stati membri dell’Unione da oltre un decennio.
Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico, Martin ha affermato che esiste già un accordo su circa l’80 per cento dei contenuti di un piano guidato dalle sei maggiori economie dell’Unione, e che i paesi membri potrebbero raggiungere un punto di atterraggio condiviso entro la fine dell’anno. L’Irlanda assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea nel secondo semestre del 2026, dal 1° luglio al 31 dicembre, e considera la cosiddetta unione del risparmio e degli investimenti una delle priorità del proprio mandato.
Il premier ha riferito al Financial Times di aver avuto colloqui approfonditi con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e con il presidente francese Emmanuel Macron su possibili soluzioni di compromesso, esprimendo l’auspicio di chiudere il dossier entro la fine del semestre di presidenza irlandese.
Cosa prevede la riforma
L’unione del risparmio e degli investimenti, presentata per la prima volta nel 2015 come unione dei mercati dei capitali, punta a integrare i 27 mercati nazionali dei capitali dell’Unione europea, nel tentativo di colmare il divario di investimenti che separa l’Europa da Stati Uniti e Cina. Il punto centrale della proposta riguarda la centralizzazione della supervisione sui principali soggetti finanziari: le grandi borse, le controparti centrali e i depositari centrali di titoli passerebbero sotto la vigilanza dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, con sede a Parigi.
Secondo Bruxelles, una supervisione più centralizzata garantirebbe un’applicazione uniforme delle regole comunitarie e favorirebbe un consolidamento in un settore oggi fortemente frammentato tra le diverse giurisdizioni nazionali.
Le resistenze degli Stati membri
L’Irlanda si è opposta in passato a questo trasferimento di competenze, temendo di perdere influenza e controllo sul proprio settore finanziario, particolarmente sviluppato rispetto alle dimensioni del paese. Anche la maggioranza degli Stati membri più piccoli si è mostrata contraria a spostare la supervisione a livello europeo, nel timore che ciò possa ridurre la propria capacità di attrarre attività finanziarie.
Martin ha tuttavia detto al Financial Times che l’iniziativa è essenziale se l’Europa vuole migliorare la propria competitività, una priorità della presidenza irlandese insieme agli sforzi per approfondire il mercato unico e portare avanti l’integrazione energetica. Il premier ha riconosciuto che in passato si poteva essere scettici sull’impegno storico di Dublino verso l’unione del risparmio e degli investimenti, ma ha sottolineato di ritenere che il progetto debba necessariamente coinvolgere tutti i 27 Stati membri, dicendosi convinto che esista la possibilità di raggiungere un consenso su questo punto.
Le ragioni della competitività
Martin ha insistito, secondo il Financial Times, sulla necessità per l’Europa di compiere un salto in avanti sul fronte della competitività rispetto a Stati Uniti e Cina, osservando che non si può criticare gli altri se non si è prima messa in ordine la propria casa. Il premier ha inoltre sottolineato l’importanza di mercati dei capitali più profondi per consentire alle start-up e alle aziende in crescita europee di accedere a finanziamenti direttamente in patria, ricordando che storicamente, anche in Irlanda, la maggior parte delle piccole e medie imprese e delle aziende in fase di scale-up si è rivolta al capitale di rischio statunitense.
L’intervento di Martin arriva mentre le sei maggiori economie dell’Unione, Germania, Francia, Italia, Spagna, Polonia e Paesi Bassi, hanno costituito un gruppo informale per accelerare i progressi sull’integrazione dei mercati dei capitali. Il premier ha però precisato di ritenere che l’obiettivo possa essere raggiunto con tutti i 27 Stati membri, paragonando la situazione attuale alle difficoltà iniziali affrontate dall’Irlanda all’ingresso nel mercato comune, che si sono poi tradotte in un grande successo per il paese.
Il ruolo di Dublino come mediatore
Martin ha detto al Financial Times che l’Irlanda agirà come “mediatore onesto” nel negoziato, nonostante le dimensioni rilevanti del proprio settore dei servizi finanziari, sostenendo che Dublino abbia la responsabilità di accantonare le proprie preoccupazioni nazionali per cercare un compromesso tra tutti gli Stati membri.
Il premier ha però avvertito che l’Unione europea dovrà tenere conto anche della propria agenda di semplificazione normativa nel condurre questo negoziato, sottolineando la necessità che l’Europa non alieni altri attori chiave per la percezione di un eccesso di regolamentazione o di una centralizzazione normativa troppo spinta, e prevedendo che il processo sarà comunque soggetto a un’evoluzione progressiva.
Il contesto del semestre di presidenza
Le dichiarazioni di Martin si inseriscono nel programma della presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea per il secondo semestre 2026, che pone l’unione del risparmio e degli investimenti tra le priorità dell’agenda Ecofin, accanto all’attuazione della cosiddetta “One Europe, One Market Roadmap” concordata da Consiglio, Commissione e Parlamento europeo nell’aprile 2026. Anche il ministro delle Finanze irlandese Simon Harris si era espresso nei mesi scorsi in termini analoghi, indicando la presidenza di turno come l’occasione per portare a termine un dossier rimasto bloccato per anni a causa degli interessi nazionali dei singoli Stati membri.

