La settimana politica europea si è aperta lunedì 15 giugno all’insegna della diplomazia internazionale, della politica industriale e della stretta sui rimpatri. Mentre a Evian prendeva il via il vertice del G7 e a Bruxelles si riuniva il Consiglio Affari esteri, con l’Alta rappresentante Kaja Kallas e il ministro degli Esteri Antonio Tajani tra i protagonisti, i lavori si sono spostati a Strasburgo per l’avvio della sessione plenaria del Parlamento europeo.
Nell’emiciclo il confronto si è concentrato anche sui nodi della competitività e dell’industria europea, alla presenza del vicepresidente esecutivo della Commissione Stéphane Séjourné. Nel dibattito sono intervenuti, tra gli altri, Pasquale Tridico del Movimento 5 Stelle e Marco Squarta di Fratelli d’Italia, in una giornata che ha intrecciato le tensioni geopolitiche con il confronto sulle politiche economiche dell’Unione.
Il dossier migratorio è rimasto al centro dell’agenda. Dopo l’accordo provvisorio raggiunto tra Parlamento e Consiglio sul nuovo regolamento rimpatri, il testo è approdato alla plenaria con l’obiettivo di rendere più rapide e uniformi le procedure per il ritorno dei cittadini di Paesi terzi privi del diritto di soggiorno. La riforma rafforza il riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio tra gli Stati membri, amplia gli obblighi di cooperazione per le persone destinatarie di un ordine di ritorno e contempla, a determinate condizioni, il ricorso a strutture situate in Paesi terzi. Un impianto che ha polarizzato il confronto politico, tra chi lo considera necessario per rendere credibile la politica migratoria europea e chi denuncia il rischio di un ulteriore arretramento delle garanzie fondamentali.
Martedì 16 giugno la plenaria ha spostato l’attenzione sulle relazioni esterne, sul commercio e sulla sovranità digitale. Il presidente del Montenegro, Jakov Milatović, ha rivolto un discorso formale agli eurodeputati, rivendicando l’avanzamento di Podgorica lungo il percorso di adesione all’Unione europea. Per Bruxelles, il Montenegro continua a essere uno dei candidati più avanzati del processo di allargamento nei Balcani occidentali.
Nella stessa giornata il Parlamento ha votato sul pacchetto legislativo destinato ad attuare l’intesa commerciale UE-Stati Uniti, nonché sul Digital Omnibus collegato all’AI Act. Il confronto sull’intelligenza artificiale ha assunto anche una forte dimensione di protezione dei diritti: Brando Benifei, eurodeputato del Partito democratico e relatore dell’AI Act, ha richiamato il divieto europeo delle applicazioni di “nudificazione” non consensuale, destinato a entrare in vigore da dicembre.
La questione della sovranità tecnologica è stata invece rilanciata da Francesco Torselli di Fratelli d’Italia, che ha insistito sulla necessità per l’Europa di costruire capacità autonome nelle tecnologie strategiche. Sul fronte agricolo, Valentina Palmisano del Movimento 5 Stelle è intervenuta nel dibattito sulle nuove tecniche genomiche, insieme ai rappresentanti dell’associazione agricola ARI di Verona, arrivati a Strasburgo per protestare contro quella che giudicano una deregolamentazione del settore.
Mercoledì 17 giugno il tema della sicurezza sociale e della tutela dei minori è entrato in aula con l’allarme sollevato da Sandro Ruotolo sull’impatto delle piattaforme digitali e dei social network. La giornata è stata segnata anche dall’intervento di Andrzej Poczobut, giornalista bielorusso e co-laureato del Premio Sacharov 2025, tornato a Strasburgo dopo la liberazione dal carcere avvenuta ad aprile. La sua presenza ha riportato l’attenzione sulla repressione in Bielorussia e sul destino dei giornalisti, degli attivisti e delle minoranze politiche colpiti dal regime di Aleksandr Lukashenko.
Nello stesso giorno si è consumato il passaggio più rilevante della settimana sul fronte migratorio. Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento sui rimpatri, chiudendo una fase negoziale che ridisegna uno dei capitoli più controversi del Patto su migrazione e asilo. Lega e Fratelli d’Italia hanno rivendicato il risultato come un irrigidimento necessario delle regole europee, mentre il Movimento 5 Stelle, con Gaetano Pedullà, ha attaccato l’accordo definendolo un sistema “inumano”, costoso e fondato su centri in Paesi terzi giudicati privi di una reale logica operativa.
Il dibattito ha coinvolto anche le tecniche genomiche, l’intelligenza artificiale e il contrasto al caporalato. Salvatore De Meo ha richiamato la necessità di sostenere l’innovazione agricola, mentre la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna ha posto l’accento sulle sfide regolatorie e sociali dell’AI. Dario Nardella ha invece collegato la questione agricola alla lotta contro lo sfruttamento del lavoro e al rafforzamento delle tutele nella filiera.
Giovedì 18 giugno, infine, la politica europea si è divisa ancora una volta sul tema dei rimpatri. Ilaria Salis, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha contestato l’impostazione securitaria emersa nel dibattito e le posizioni espresse da Roberto Vannacci. L’aula ha inoltre approvato una risoluzione sulla repressione politica e sulla crisi umanitaria a Cuba, chiedendo una risposta più incisiva dell’Unione europea davanti alle violazioni dei diritti e al deterioramento delle condizioni di vita sull’isola.
In parallelo, la diplomazia dei partiti ha accompagnato la vigilia del Consiglio europeo. Al pre-summit del Partito popolare europeo, Antonio Tajani ha ribadito il sostegno italiano e europeo a Kyiv e ha sollecitato una linea più netta nei confronti del ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, sul quale si è concentrato il confronto relativo a possibili misure restrittive.
La settimana si è chiusa a Bruxelles con il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Al doorstep con Antonio Costa e Ursula von der Leyen, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha indicato il percorso di adesione all’UE come parte essenziale delle garanzie di sicurezza per il suo Paese. I leader europei hanno ribadito il sostegno all’Ucraina, mentre il negoziato sull’allargamento torna a intrecciarsi con la guerra, la sicurezza continentale e la capacità dell’Unione di trasformare gli impegni politici in decisioni concrete.

