La Commissione UE ha accolto la richiesta della Francia di considerare i continui attraversi migratori attraverso il canale della Manica una questione europea. Martedì, l’esecutivo ha presentato un piano d’azione dell’UE per la rotta migratoria attraverso il Canale in quella che rappresenta, a detta di Bruxelles, “una risposta europea completa alle sfide poste dalla migrazione illegale lungo questa rotta”.
In una nota diramata dall’esecutivo comunitario, la vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, ha sottolineato come il piano d’azione miri a intensificare la collaborazione con il Regno Unito nella lotta contro la criminalità organizzata e il traffico di migranti, rappresentando “un elemento importante” dell’approccio globale dell’UE al fenomeno, con l’obiettivo di “prevenire viaggi pericolosi in mare e a ridurre gli arrivi illegali”.
Nella stessa nota, il commissario per gli Affari interni e l’Immigrazione, Magnus Brunner, ha ricordato che “l’immigrazione clandestina crea opportunità per le reti criminali di contrabbando”, osservando che il piano d’azione risponde a queste esigenze, rafforzando la cooperazione con Londra e rafforzando, quindi, “la sicurezza europea”, oltre a prevenire ulteriori perdite di vite umane lungo questa rotta.
Il piano d’azione si basa sulla strategia europea in materia di asilo e gestione delle migrazioni, che auspicava una diplomazia migratoria più incisiva e una maggiore cooperazione con i Paesi partner, nell’ambito dell’approccio globale dell’UE alla gestione delle migrazioni. Sostiene inoltre gli sforzi congiunti in corso nel contesto dell’Alleanza globale per contrastare il traffico di migranti.
In cosa consiste il piano d’azione
Nello specifico, il piano d’azione propone misure operative che partono dai paesi di origine e di transito e si estendono lungo l’intera rotta. Queste includono lo smantellamento delle reti di traffico e contrabbando di migranti, il rafforzamento della protezione delle frontiere esterne e l’intensificazione dei rimpatri.
Bruxelles ricorda che l’UE ha già intensificato le azioni per gestire la migrazione in modo più efficace, il che ha portato a una diminuzione complessiva degli attraversamenti illegali delle frontiere esterne dell’UE (-55% dal 2024). Anche gli attraversamenti illegali delle frontiere in uscita lungo la Manica sono diminuiti (-44% finora nel 2026), sebbene rimangano elevati, con quasi 64.000 tentativi di attraversamento nella Manica nel 2025.
Per affrontare queste sfide, il piano d’azione si concentra su tre aree prioritarie principali, da affrontare con il sostegno delle agenzie dell’UE e in collaborazione con il Regno Unito: rafforzare la diplomazia migratoria lungo la rotta, smantellare le reti di contrabbando e le relative infrastrutture criminali e rafforzare la gestione delle frontiere.
La Commissione precisa, inoltre, che il Regno Unito è un partner fondamentale per la piena realizzazione del potenziale di questo piano d’azione. “Data la natura comune della sfida e sulla base delle misure già adottate dal Regno Unito, ulteriori azioni da parte di quest’ultimo saranno essenziali in tutti gli ambiti del piano d’azione per rafforzare la sicurezza delle frontiere, contrastare il traffico di migranti e ridurre gli incentivi all’immigrazione clandestina”, si legge nella nota.
Bruxelles sottolinea che il contrasto agli attraversamenti illegali richiede un impegno costante e coordinato lungo le rotte utilizzate dai migranti che cercano di attraversare la Manica. A tal fine, l’UE intensificherà la sua diplomazia migratoria, rafforzando la cooperazione con i paesi di origine e di transito, nonché con le organizzazioni internazionali.
Tra le misure, anche il rafforzamento degli sforzi nell’ambito di un approccio olistico lungo tutto il percorso, il coordinamento e la promozione delle campagne informative dell’UE e del Regno Unito per i migranti nei paesi di origine e di transito, nonché l’intensificazione della cooperazione in materia di rimpatri e riammissione per impedire alle persone di intraprendere viaggi pericolosi e sostenere la riduzione degli arrivi illegali.
Il piano prevede anche lo smantellamento delle reti di contrabbando e delle loro infrastrutture criminali. Sulla base della cooperazione in corso nell’ambito dell’Alleanza globale per contrastare il traffico di migranti, il piano d’azione chiede un rafforzamento della cooperazione operativa congiunta nel quadro della Piattaforma multidisciplinare europea contro le minacce criminali ( EMPACT ) e una cooperazione più stretta tra gli Stati membri, Europol, Frontex, Eurojust e i partner internazionali.
Nella nota, Bruxelles precisa che gli Stati membri collaboreranno anche alla mappatura delle reti di contrabbando lungo la Manica, con il supporto del Centro di Europol contro il traffico di migranti. Inoltre, saranno prese in considerazione ulteriori misure per interrompere le catene di approvvigionamento logistico delle piccole imbarcazioni e per contrastare la dimensione online del traffico di migranti , in collaborazione con il Forum Internet dell’UE e i fornitori di servizi online.
Il piano d’azione rafforzerà anche la capacità operativa alle frontiere tra il Regno Unito e gli Stati membri più esposti, al fine di migliorare la consapevolezza della situazione , la condivisione delle informazioni e la cooperazione operativa.
Ciò include il rafforzamento del Centro europeo di Europol contro il traffico di migranti e della cellula di intelligence congiunta anglo-francese a Calais, nonché il dispiegamento di personale e attrezzature di Frontex (come i mezzi di sorveglianza) lungo i confini del Canale della Manica e del Mare del Nord.
La richiesta della Francia di “europeizzare” la rotta della Manica
Il piano della Commissione risponde direttamente alla richiesta avanzata dalla Francia di trasformare la gestione degli attraversamenti della Manica da dossier prevalentemente bilaterale con il Regno Unito a questione politica e operativa dell’intera Unione europea.
Il 4 giugno, alla vigilia di una riunione dei ministri dell’Interno dei Ventisette, la ministra delegata francese Marie-Pierre Vedrenne aveva ricordato che la rotta verso le coste britanniche coinvolge una frontiera esterna dell’Unione e costituisce quindi una “sfida europea”, chiedendo un confronto più strutturato tra gli Stati membri.
Parigi aveva sollecitato in particolare un maggiore sostegno europeo nelle attività di controllo, nel contrasto alle organizzazioni criminali e nella lotta ai trafficanti che organizzano le traversate su piccole imbarcazioni. La Francia chiedeva inoltre che il dossier fosse affrontato dall’UE anche nell’ambito dei rapporti complessivi con Londra, superando una gestione fondata quasi esclusivamente sui negoziati franco-britannici.
La pressione francese era arrivata dopo che nel 2025 oltre 41 mila migranti avevano raggiunto le coste meridionali dell’Inghilterra, il secondo dato annuale più alto dall’inizio delle rilevazioni nel 2018. Pochi giorni prima della presentazione del piano europeo, Parigi e Londra avevano inoltre prorogato il meccanismo “one in, one out”, che consente al Regno Unito di rimandare in Francia alcuni migranti privi del diritto di soggiorno, accogliendo in cambio un numero equivalente di persone presenti sul territorio francese e considerate potenzialmente ammissibili alla protezione internazionale.

