Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato che il Regno Unito introdurrà un divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni, con entrata in vigore prevista all’inizio del 2026. Starmer non ha specificato quali piattaforme saranno coinvolte, ma ha anticipato che il provvedimento andrà oltre il modello australiano, includendo fasce orarie di utilizzo vietate per i teenager più grandi e restrizioni sull’accesso ai chatbot basati sull’intelligenza artificiale.

Con questa mossa, il Regno Unito si unisce a un gruppo di paesi che hanno già adottato o stanno sviluppando misure simili. Australia, Canada, Brasile e Indonesia hanno introdotto legislazione o annunciato restrizioni basate sull’età per l’accesso dei minori ai social media. Spagna, Danimarca e Corea del Sud stanno invece ancora studiando o elaborando norme analoghe, mentre la Francia è impegnata in un dibattito su se vietare tutti i social ai minorenni o prendere di mira piattaforme specifiche.

L’annuncio arriva dopo una consultazione pubblica che ha raccolto 116.000 risposte da genitori, industria tecnologica e minori stessi. Il 90% dei genitori ha dichiarato di essere favorevole al divieto per gli under 16, secondo quanto riferito dalla ministra della Cultura Lisa Nandy, che ha precisato che il divieto dovrebbe essere accompagnato da altre misure di protezione.

Il governo ha chiesto alle aziende tecnologiche di adottare “misure ragionevoli” per tenere i minori fuori dalle proprie piattaforme, attraverso tecnologie di verifica dell’età come il riconoscimento facciale o vocale, documenti d’identità governativi o sistemi di stima dell’età.

Starmer ha detto di non essere “disposto a scendere a compromessi sulla sicurezza e la felicità dei nostri figli”, aggiungendo che sarà pronto a scontrarsi con le aziende tecnologiche in caso di resistenza. L’annuncio arriva in un momento politicamente delicato per il premier, che affronta pressioni crescenti all’interno del suo stesso partito da parte di chi lo accusa di una leadership debole.

Il punto di riferimento internazionale resta l’Australia, che da dicembre è il primo paese al mondo ad aver introdotto un divieto effettivo: i minori di 16 anni non possono utilizzare piattaforme come TikTok, X, Instagram, Facebook, YouTube e Snapchat, né aprire nuovi account. La responsabilità del rispetto delle regole non ricade sui minori o sui genitori, ma sulle aziende, che rischiano sanzioni fino a 49,5 milioni di dollari australiani in caso di violazioni gravi o ripetute.

Non mancano però le critiche sul piano tecnico. Jon Crowcroft, professore di sistemi di comunicazione all’Università di Cambridge, ha avvertito che un divieto di questo tipo rischia di spingere gli utenti più giovani verso siti alternativi e meno sicuri, aggiungendo che “sorvegliare i dispositivi è tecnicamente quasi impossibile”, mentre sarebbe molto più gestibile intervenire direttamente sulle piattaforme, se solo le autorità di regolamentazione volessero farlo.

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