Sono aperte a Roma Tre le iscrizioni al Master di I livello “Economia dell’interdipendenza: metodologie di analisi, governo e insegnamento”, interamente finanziato dal progetto EUTeach della Commissione Europea.
In un articolo pubblicato alcuni anni fa per il National Bureau of Economic Research Olivier Blanchard affermava con un certo orgoglio come nella teoria macroeconomica, dopo gli anni Settanta, “si sia registrato un progresso enorme ed una sostanziale convergenza di vedute”. Un’affermazione che è stata oggetto di critiche; ma che soprattutto ci pare pericolosa. Perché, per quanto forse consensuale, l’attuale macroeconomia (perlomeno quella insegnata nelle scuole superiori e persino nelle aule universitarie) sta diventando sempre più irrilevante per comprendere il complesso sistema multilivello di relazioni fra agenti economici e politici che caratterizza oggi l’economia globale.
Come scrivevano Keohane e Nye: “we live in an era of interdependence”. Ne è un esempio l’economia italiana degli ultimi trent’anni (ma anche molto prima), direttamente dipendente, o meglio appunto interdipendente, dalle dinamiche macroeconomiche, sociali, geopolitiche dell’Unione Europea (della quale è parte integrante) e dell’economia mondiale (dalle quali non può prescindere). Chi pensa di poter tornare ad analisi e ricette autarchiche, concepite nell’illusione che tali interdipendenze possano essere limitate e il nostro spazio economico e di policy recintato, ha perso il senso della storia. E della realtà.
Certo, il Covid ha accorciato le catene globali del valore, dalle quali anche la nostra economia dipendeva (e in gran parte dipende). Ma le ha appunto accorciate, non fatte scomparire. Certo, l’invasione russa dell’Ucraina ha accentuato questa dinamica, aggiungendo uno shock sul lato dell’offerta che ha visto l’economia italiana ed europea nel suo complesso fare i conti con le scelte non fatte nel passato, tardivamente arrivate a concepire la transizione energetica ed ecologica in un’ottica di autonomia strategica. Ma autonomia, o sovranità, nel caso italiano ed in generale per tutti i paesi europei, non può voler certo dire nazionale; semmai continentale.
La realtà è cha da molti anni siamo entrati un una fase di fortissima interdipendenza; e in cui la politica economica, per essere efficace, è (o dovrebbe essere) necessariamente multilivello: ossia articolata e coordinata (con la necessaria capacità coercitiva e sovranità esercitate in modo autonomo ma coordinato) tra governi locali regionali, nazionali, continentali e, perché no, anche globale. Ma l’Unione Europea è ben lontana dal diventare un sistema economico e politico multilivello. È ancora un ibrido perennemente in bilico fra tentazioni confederali e aspirazioni federali; fra intergovermentalismo e sovranazionalità.
Non è un caso se l’Unione Europea ha faticato più degli altri contesti a riprendersi dalla crisi del 2008-2012, in mancanza di una visione coerente e multilivello delle sue leve di comando dell’economia. Con una politica monetaria, centralizzata, per molti anni ancorata a modelli vincolati da regole anacronistiche ed una politica fiscale anch’essa relegata a regole rigide piuttosto che alla capacità di sviluppare un quadro coerente d’interventi, che presupporrebbe tuttavia ben altro grado di integrazione politica.
Sono queste le cifre caratteristiche delle economie europee e globali oggi, fondate sulla centralità del problema dell’interdipendenza e della necessità di analisi e ricette di policy articolate su più livelli d’intervento pubblico.
Per potersi orientare nella crescente interdipendenza economica europea e globale è stato ideato questo master. Iscrivetevi numerosi!

