L’Ucraina potrebbe ricevere già entro giugno la prima rata del prestito da 90 miliardi di euro stanziato dall’Unione europea, secondo quanto precisato dall’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione europea, Kaja Kallas.
Il primo versamento del prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina “avverrà a giugno”, ha affermato l’ex premier estone parlando ai giornalisti in conferenza stampa in occasione del Consiglio UE sulla Difesa a Cipro. “Non sono ancora in grado di fornire la data specifica”, ha ammesso Kallas, precisando che i primi 5,9 miliardi di euro della prima tranche del prestito dovrebbero essere destinati questo mese all’acquisto di droni.
“Per quanto riguarda il sostegno concreto all’Ucraina, i ministri hanno discusso del futuro del Fondo europeo per la pace (FEP). Come sapete, l’Ungheria ha revocato il veto sul blocco di 6,6 miliardi di euro e io propongo di utilizzare questi fondi per rimborsare gli Stati membri per le consegne di armi passate, finanziare nuovi acquisti congiunti e sostenere le operazioni della missione EUMAM Ukraine”, ha osservato Kallas.
Secondo quanto affermato dall’Alta rappresentante, i ministri hanno anche preso in considerazione “la questione dell’approfondimento della cooperazione con l’Ucraina nel settore dell’industria della difesa, in particolare nel campo della difesa aerea, che è ora più che mai necessaria, e ciò dovrebbe andare di pari passo con la promozione della produzione di sistemi ucraini nell’Unione europea e la creazione di aziende europee in Ucraina”.
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Versata la settima tranche nell’ambito del Fondo per l’Ucraina
Intanto, sempre lunedì, la Commissione UE ha annunciato lo stanziamento di circa 2,8 miliardi di euro all’Ucraina, destinati al sostegno delle esigenze di finanziamento e al mantenimento della pubblica amministrazione. Si tratta del settimo versamento nell’ambito del Fondo per l’Ucraina, il principale strumento dell’UE a sostegno della ripresa, del programma di riforme e del progresso dell’Ucraina verso l’adesione all’UE.
Con quest’ultimo pagamento, il sostegno totale dell’UE fornito nell’ambito del Piano per l’Ucraina raggiunge i 29,5 miliardi di euro, pari a quasi il 77% dei fondi disponibili nell’ambito del primo pilastro del Fondo, che fornisce un sostegno diretto al bilancio statale.
Come ricorda Bruxelles, l’erogazione dei fondi fa seguito alla positiva attuazione, da parte dell’Ucraina, di riforme in diversi settori strategici, tra cui la gestione delle finanze pubbliche, il sistema giudiziario, i mercati finanziari, il capitale umano, il contesto imprenditoriale, l’energia, l’agricoltura, le materie prime critiche, la digitalizzazione e la transizione verde.
L’Ucraina ha presentato una richiesta di pagamento parziale il 14 aprile. Il 28 maggio, gli Stati membri del Consiglio dell’UE hanno approvato la valutazione della Commissione secondo cui Kiev aveva portato a termine con successo undici riforme legate a questo pagamento, insieme a tre riforme ancora in sospeso relative al quinto e al sesto pagamento, nonché quattro riforme anticipate dalle rate future.
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Mosca sceglie l’opzione della guerra
Il nuovo sostegno finanziario e militare europeo arriva però in una fase in cui il canale diplomatico con Mosca resta sostanzialmente bloccato. L’8 giugno alti funzionari russi hanno respinto di fatto le recenti iniziative ucraine ed europee per riavviare i negoziati e porre fine alla guerra, lasciando intendere che il Cremlino continui a puntare soprattutto sui risultati militari sul terreno.
Le dichiarazioni sono arrivate dopo l’appello del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a riprendere i colloqui con la Russia e dopo la dichiarazione congiunta con cui Francia, Germania, Regno Unito e Ucraina hanno indicato alcune condizioni per una “pace giusta e duratura”, tra cui un cessate il fuoco immediato e negoziati basati sull’attuale linea di contatto.
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha però escluso, almeno per ora, una prospettiva negoziale, affermando che “in questo momento tutto dipende non dai negoziati, ma dalle azioni” delle forze russe al fronte. Anche il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha criticato i leader europei, accusandoli di parlare di pace mentre continuano a sostenere militarmente Kiev. Per l’Ucraina, il rifiuto russo conferma la necessità di mantenere alta la pressione su Mosca e di rafforzare il ruolo europeo sia sul piano militare sia su quello diplomatico.

