Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avrebbe tentato, nelle scorse settimane, una nuova iniziativa diplomatica per riaprire un canale diretto con il Cremlino, affidando all’oligarca russo Roman Abramovich il compito di trasmettere un messaggio al presidente Vladimir Putin. L’iniziativa, riportata dal Financial Times e successivamente confermata dallo stesso Zelensky, si sarebbe però conclusa con un rifiuto da parte di Mosca.
Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico, Zelensky avrebbe invitato Abramovich a Kyiv nel maggio 2026, chiedendogli di comunicare a Putin la propria disponibilità a partecipare a un vertice bilaterale faccia a faccia. L’obiettivo dell’Ucraina era dimostrare la volontà di continuare a perseguire una soluzione negoziale al conflitto, in una fase in cui l’attenzione internazionale risulta fortemente concentrata sulla guerra tra Stati Uniti e Iran.
La notizia è stata confermata dal presidente ucraino durante un’intervista concessa a Sky News il 7 giugno. Zelensky ha raccontato che Abramovich si era presentato come intermediario per comprendere le posizioni di Kyiv. “Volevano capire cosa siamo pronti a fare”, ha dichiarato il leader ucraino, aggiungendo di aver affidato all’oligarca due messaggi destinati a Putin.
Da un lato, Zelensky avrebbe ribadito che l’Ucraina non è disposta a rinunciare al Donbas, una delle principali questioni territoriali al centro del conflitto. Dall’altro, avrebbe espresso la disponibilità a incontrare personalmente il presidente russo in qualsiasi momento, purché il vertice si svolgesse in un Paese terzo e non in Russia o Bielorussia.
La versione fornita dal presidente ucraino differisce leggermente da quella riportata dal Financial Times. Mentre Kyiv presenta Abramovich come un interlocutore arrivato per raccogliere informazioni sulle intenzioni ucraine, le fonti citate dal giornale sostengono che sia stata l’Ucraina a coinvolgere attivamente l’oligarca nel tentativo di raggiungere il Cremlino.
Il rapporto tra Volodymyr Zelensky e Roman Abramovich risale ai primi mesi dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, quando l’oligarca emerse come uno dei pochi canali informali di comunicazione tra Kyiv e Mosca.
Noto soprattutto per essere stato il proprietario della squadra calcistica londinese del Chelsea e per i suoi legami storici con il Cremlino, Abramovich partecipò a diversi tentativi di mediazione nelle settimane successive all’inizio della guerra. A quasi cinque anni di distanza, Mosca non sembra più interessata a delle trattative, specialmente con il coinvolgimento di entrambi i leader.
Un’indicazione in questo senso è arrivata dal Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo del 5 giugno. In quell’occasione, Putin ha rivelato di aver incontrato il 21 maggio “uno dei rappresentanti degli ambienti imprenditoriali russi” appena rientrato da Kyiv. Pur senza citarne il nome, il riferimento ad Abramovich è apparso evidente a diversi osservatori.
Secondo il presidente russo, il colloquio non avrebbe modificato la posizione del Cremlino. Putin ha infatti dichiarato di non vedere alcuna utilità in un incontro con Zelensky, confermando la distanza tra le parti nonostante i tentativi di riattivare un dialogo politico ad alto livello.
Le rivelazioni evidenziano come, a oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, i canali informali e le figure non ufficiali continuino a svolgere un ruolo nelle relazioni tra Kyiv e Mosca. Tuttavia, il fallimento dell’ultima iniziativa suggerisce che le condizioni per un negoziato diretto rimangono, almeno per il momento, lontane.

