Nell’era digitale, acquistare un videogioco non significa più necessariamente possederlo davvero. I giocatori ottengono spesso soltanto una licenza, che può essere revocata in qualsiasi momento per decisione dell’editore. Proprio contro questa pratica si è schierata l’iniziativa Stop Killing Videogames, la cui petizione è arrivata fino al Parlamento europeo.
L’iniziativa “Stop Killing Videogames”, ovvero “Fermate la distruzione dei videogiochi”, critica una pratica moderna adottata da alcuni editori di giochi per computer e console.
“I videogiochi sono sempre più spesso progettati in modo tale da richiedere server centrali per funzionare, anche nel caso delle versioni per giocatore singolo. Quando gli editori decidono di spegnere questi server, i giochi diventano completamente inutilizzabili”, sostiene l’iniziativa, che chiede un cambiamento della legislazione europea.
Secondo l’ambasciatore dell’iniziativa nella Repubblica Ceca, Pavel Zálešák, l’obiettivo principale è fare in modo che ciò che le persone acquistano resti idealmente loro per sempre. E se un gioco dipende da internet, che in caso di spegnimento dei server gli utenti possano accedere ai file e utilizzarli offline oppure creare server propri.
“Quando compri un film o della musica, li possiedi e puoi conservarli quanto vuoi. I videogiochi però non offrono le stesse garanzie. La nostra iniziativa serve a proteggere i diritti dei consumatori nell’industria videoludica. Vogliamo impedire agli editori di disattivare giochi che le persone hanno già acquistato”, aveva aggiunto Zálešák in un’intervista dello scorso anno al canale YouTube Smarty.cz.
I produttori sostengono invece di agire nel rispetto della legge. “Comprendiamo che ciò possa essere deludente per i giocatori, ma quando accade l’industria videoludica si assicura che i giocatori siano adeguatamente informati dei possibili cambiamenti in conformità con le leggi locali sulla tutela dei consumatori”, hanno dichiarato, secondo il sito TN.cz, i rappresentanti dell’industria videoludica Video Games Europe.
All’iniziativa è seguita una petizione che, tra luglio 2024 e luglio 2025, ha raccolto quasi 1,3 milioni di firme nei Paesi dell’UE. Questo numero ha obbligato l’Unione europea a occuparsi formalmente della questione.
Il tema dei videogiochi al Parlamento europeo
Nell’aprile di quest’anno il tema è arrivato a un’audizione pubblica al Parlamento europeo di Bruxelles, dove gli autori della petizione hanno spiegato le loro motivazioni agli eurodeputati di diverse commissioni. Un mese dopo i videogiochi sono approdati anche direttamente in plenaria a Strasburgo.
Tra le sostenitrici più attive della petizione figura l’eurodeputata ceca Markéta Gregorová del Partito Pirata Ceco (Pirati | Greens), apparsa anche in diversi streaming dello youtuber Ross Scott, che ha dato avvio all’intera iniziativa.
“Secondo me è una pratica assolutamente scorretta. Si parte dai videogiochi, ma si finirà con qualsiasi software. Non voglio arrivare a una situazione in cui qualcuno compra un’auto e, se non paga una quota mensile, gli viene disattivato il software e l’auto diventa un rottame. I fornitori stanno testando fino a dove possono spingersi. Per questo sono molto felice che i cittadini non siano d’accordo”, ha dichiarato Gregorová durante un briefing stampa a Strasburgo.
Nel dibattito in plenaria si è sentito prevalentemente sostegno alla petizione. I rappresentanti dei Verdi, dei Socialisti e Democratici (S&D), dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) e della Sinistra (Left) hanno sostenuto che, se un consumatore paga per un prodotto, non dovrebbe poi perderlo. Secondo gli eurodeputati esistono possibilità tecniche per “mantenere in funzione” un gioco; le ragioni della disattivazione sarebbero invece legate a decisioni commerciali dei produttori.
Gli eurodeputati del Partito Popolare Europeo (PPE) e dei liberali di Renew hanno invece chiesto un approccio equilibrato: protezione dei consumatori, ma senza una regolamentazione eccessiva che possa danneggiare l’innovazione, i piccoli studi o favorire la pirateria.
Un altro eurodeputato ceco, Ondřej Krutílek, conservatore del Partito Civico Democratico (ODS | ECR), ha dichiarato di comprendere le argomentazioni dei giocatori. “Dall’altra parte, però, sono un conservatore che rispetta l’impresa privata, la libertà nella fornitura di beni e servizi e i diritti d’autore degli editori”, ha detto.
L’industria videoludica europea è competitiva a livello mondiale e molti titoli provengono anche dalla Repubblica Ceca, ha ricordato. “Bisogna quindi fare in modo che il settore videoludico abbia le migliori condizioni possibili per il suo sviluppo futuro”.
La Commissione dovrà reagire alla petizione
Il commissario europeo Apostolos Tzitzikostas ha promesso in plenaria che la Commissione misure concrete. Il calendario dell’esecutivo europeo prevede una risposta per il 16 giugno.
Ma in che modo l’Unione europea potrebbe “intervenire” e aumentare la tutela dei giocatori? Secondo Markéta Gregorová, l’attuale Digital Service Act (DSA) e il Digital Market Act (DMA) non hanno la capacità necessaria per affrontare anche questo tema.
Ha però menzionato il futuro Digital Fairness Act (DFA). Gli eurodeputati cercheranno di fare pressione sulla Commissione affinché includa i videogiochi in questa legislazione.
“Mi batterò affinché vi sia una maggiore certezza nella protezione degli utenti. Il Digital Fairness Act è il quadro nel quale cercheremo di inserire questa questione”, ha promesso l’eurodeputata. La proposta del DFA dovrebbe essere presentata nell’ultimo trimestre di quest’anno.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da update-eu disponibile qui.

