Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, lancia un nuovo duro avvertimento all’Iran, intimando di raggiungere rapidamente un accordo di pace con Washington oppure affrontare una ripresa degli attacchi.
In un messaggio diramato tramite il suo social network Truth, Trump ha affermato: “Per il l’Iran, il tempo stringe e farebbero meglio a darsi una mossa, in fretta, altrimenti non rimarrà più nulla. Il tempo è essenziale”. Oltre al messaggio, Trump ha diffuso immagini generate con l’intelligenza artificiale che mostrano un Iran completamente circondato dalle forze statunitensi, ma anche scenari di guerra “spaziale” che mostrano il presidente degli Stati Uniti mentre aziona un pulsante per distruggere satelliti, meteoriti, ma anche per sganciare armi nucleari.
Secondo quanto riportato dal sito statunitense Axios, Trump dovrebbe incontrare martedì i suoi principali consiglieri per la sicurezza nazionale per discutere le opzioni di un’azione militare contro l’Iran.
Da parte sua, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha confermato in conferenza stampa che Teheran ha risposto a una nuova proposta statunitense volta a porre fine alla guerra. “Come abbiamo annunciato ieri, le nostre preoccupazioni sono state comunicate alla controparte americana”, ha dichiarato ai giornalisti. Baghaei ha affermato che gli scambi “proseguono tramite il mediatore pakistano”, senza fornire ulteriori dettagli.
Citando una fonte, l’agenzia di stampa Reuters ha riferito stamattina che il Pakistan avrebbe condiviso con gli Stati Uniti una proposta di pace rivista da parte dell’Iran. “Non abbiamo molto tempo”, ha detto la fonte a Reuters quando le è stato chiesto se ci sarebbe voluto del tempo per colmare i divari, aggiungendo che entrambi i paesi “continuano a cambiare i propri obiettivi”.
Non è immediatamente chiaro cosa contenga la proposta rivista, ma secondo alcune fonti le precedenti richieste dell’Iran includevano un risarcimento per i danni di guerra, la fine della guerra di Israele contro il Libano e del blocco statunitense dei porti iraniani, garanzie di non ulteriori attacchi contro l’Iran e il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz, richiesta che gli Stati Uniti hanno respinto.
Sul tema si è espresso anche il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, il quale dichiarato che Teheran dovrebbe perseguire il dialogo “con dignità”, respingendo gli slogan contro i negoziati con gli Stati Uniti. “Se non si parla, si vuole forse combattere per sempre?”, ha affermato Pezeshkian durante un incontro con i funzionari delle pubbliche relazioni del governo. Pezeshkian ha inoltre auspicato una comunicazione onesta con l’opinione pubblica, sostenendo che è errato affermare che i nemici stiano crollando mentre l’Iran prospera. “Hanno dei problemi, e anche noi abbiamo dei problemi”, ha spiegato il presidente iraniano, sottolineando che “stiamo combattendo e dobbiamo accettare le difficoltà”.
Lo stallo nei negoziati giunge mentre nel Golfo la situazione si fa sempre più calda.
Nella notte un attacco di droni ha colpito gli Emirati Arabi Uniti, provocando un incendio in una centrale nucleare – un episodio che il Paese ha definito una “pericolosa escalation” e di cui ha incolpato l’Iran o i suoi alleati – e l’Arabia Saudita ha riferito di aver intercettato tre droni.
In parallelo, il massimo organo di sicurezza iraniano ha annunciato la creazione di un nuovo ente per la gestione dello Stretto di Hormuz, che Teheran ha di fatto chiuso ai Paesi considerati ostili e per il cui transito intende imporre un pedaggio alle navi. Sul suo account ufficiale X, il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ha condiviso un post dell’Autorità dello Stretto del Golfo Persico (PGSA) in cui si affermava che avrebbe fornito “aggiornamenti in tempo reale sulle operazioni e sugli ultimi sviluppi nello Stretto di Hormuz”.
L’UE spinge Cina e parti coinvolte a tutelare la libertà di navigazione
Il persistere della chiusura dello Stretto di Hormuz sta avendo conseguenze pesanti sull’economia globale, in particolare su Asia ed Europa. I prezzi del petrolio Brent sono aumentati del 74% dall’inizio dell’anno, con effetti a cascata sulle catene di approvvigionamento e un nuovo aumento delle pressioni inflazionistiche. Anche i costi di finanziamento a lungo termine in diverse economie del G7 sono cresciuti rapidamente, alimentati dai timori di un’inflazione più persistente legata alla scarsità degli approvvigionamenti energetici.
In questo contesto, l’Unione europea sta cercando “di convincere tutte le parti coinvolte che la libertà di navigazione deve essere rispettata” e che la riapertura dello Stretto di Hormuz resta una priorità. Lo ha dichiarato l’Alta rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Kaja Kallas, a margine della riunione del Consiglio Affari esteri nella formazione Sviluppo a Bruxelles.
Kallas ha accolto positivamente il fatto che Stati Uniti e Cina siano d’accordo sulla necessità di riaprire lo Stretto di Hormuz. L’Alta rappresentante ha sottolineato che Pechino “ha influenza” su Teheran e che Bruxelles spera quindi “che si adoperi per convincere l’Iran a riaprire lo Stretto”.
Per l’Unione europea, ha ribadito Kallas, “la libertà di navigazione non è negoziabile”. Il punto più delicato, ha spiegato, riguarda l’eventuale introduzione di condizioni al passaggio delle navi. “Se si stabiliscono delle condizioni che impongono il passaggio di qualcosa, si sta già entrando in un accordo che limita tale passaggio, rendendolo legittimo: questa è la parte difficile”, ha affermato.
Secondo l’Alta rappresentante, accettare limitazioni o condizioni alla libera navigazione nello Stretto di Hormuz rischierebbe di creare un precedente pericoloso. Se questo principio non venisse tutelato, ha avvertito Kallas, “ci sono altre vie di comunicazione nel mondo che potrebbero essere utilizzate come armi allo stesso modo”.
Quanto alla possibilità di arrivare a un accordo per porre fine alle ostilità, Kallas ha riconosciuto i limiti dell’azione europea. Stati Uniti e Iran, ha spiegato, “non accettano alcun tipo di mediazione o aiuto in questo senso”, e di conseguenza l’UE “non ha molta influenza” su nessuno dei due.
Ciononostante, Bruxelles resta “in costante contatto” con i partner e continua a sostenere una soluzione in due fasi: prima la cessazione degli attacchi e la riapertura dello Stretto di Hormuz, poi l’avvio di negoziati sulle questioni più complesse. “Ma è molto difficile”, ha concluso Kallas, perché “alla fine, gli Stati Uniti dovranno trovare un accordo con l’Iran”.

