I Paesi dell’Unione europea sono divisi sulla possibilità di affidare a Frontex, l’agenzia europea per le frontiere, compiti legati alla difesa in vista della tanto attesa revisione del suo mandato da parte della Commissione nella seconda metà dell’anno.
Un cambiamento del genere segnerebbe un’espansione significativa per un’agenzia concepita originariamente per il controllo delle frontiere, non per la sicurezza militare.
Una nota del Consiglio dell’Unione europea datata 12 dicembre, che riassume le precedenti discussioni sul futuro dell’agenzia europea della guardia costiera, evidenzia divisioni tra le Capitali sul nuovo mandato dell’agenzia. Alcuni Paesi si chiedono se Frontex debba includere nel proprio portafoglio la protezione delle infrastrutture sottomarine in acque internazionali.
Un gruppo di dieci Stati membri ha inoltre inviato alla Commissione, la scorsa settimana, un non-paper visionato da Euractiv.com, in cui indica come priorità per Frontex l’acquisizione di capacità di sorveglianza con droni e sistemi anti-drone. Il gruppo comprende Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Grecia, Spagna, Lituania, Malta, Polonia, Romania e Slovenia.
Dallo scorso settembre, il Consiglio discute il futuro ruolo di Frontex, citando diverse minacce ibride ai confini dell’Unione europea.
Frontex considera già la strumentalizzazione dei flussi migratori come una minaccia ibrida. Tuttavia, il Consiglio sta valutando se anche le incursioni di droni e gli attacchi alle infrastrutture possano rientrare in questa definizione.
La nuova linea della Commissione: rimpatri e controllo delle frontiere al centro del piano quinquennale sulle migrazioni
La prossima strategia quinquennale dell’Unione europea su asilo e migrazione rafforzerà l’attenzione sui rimpatri, introdurrà controlli di frontiera più severi e potrebbe prevedere una revisione dell’Agenzia europea per l’asilo, secondo un documento visionato da Euractiv.
La Commissione europea dovrebbe presentare il …
Dall’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, gli Stati baltici sono stati particolarmente esposti ad attacchi contro le proprie infrastrutture critiche. Petroliere dalla proprietà opaca – ritenute vicine al Cremlino – hanno ripetutamente tagliato o danneggiato cavi sottomarini nel Mar Baltico, minacciando le comunicazioni della regione.
La principale sfida legata alle infrastrutture sottomarine è la capacità di mantenere una presenza costante in mare per reagire rapidamente in caso di attacco, ha affermato Sidharth Kaushal, senior research fellow presso il Royal United Services Institute (RUSI).
Nel 2025 la NATO ha lanciato Baltic Sentry, un’operazione volta a contrastare meglio tali attacchi. Tuttavia, in un’intervista a Euractiv, il ministro della Difesa lettone Andris Sprūds ha recentemente osservato che prevenire questi incidenti sottomarini resta “una sfida”.
Per Carlo Masala, direttore del Centre for Intelligence and Security Studies presso l’Università delle Forze Armate tedesche di Monaco, “le pattuglie di Frontex potrebbero già rappresentare un modo per proteggere le infrastrutture sottomarine”. L’aggiunta di sistemi anti-drone alle imbarcazioni utilizzate dalle guardie costiere di Frontex, o l’impiego di armi laser, potrebbe contribuire a scoraggiare attacchi alle infrastrutture, ha affermato.
Il nuovo ruolo di Frontex da chiarire
Un altro gruppo di Paesi sostiene però che Frontex dovrebbe evitare qualsiasi ruolo in “materie legate alla difesa”, si legge nella nota del Consiglio, aggiungendo che sicurezza e difesa restano prerogative degli Stati nazionali.
Frontex gestisce già un’ampia gamma di compiti. Tra questi figurano la protezione delle frontiere, la lotta alla criminalità transfrontaliera, il monitoraggio dei confini e l’analisi dei rischi, ha spiegato Davide Colombi, ricercatore in giustizia e affari interni presso il Centre for European Policy Studies (CEPS).
L’agenzia interviene su richiesta degli Stati membri, ha aggiunto, il che significa che i Paesi possono decidere per quali compiti specifici necessitano di supporto.
“L’agenzia può assistere in un valico di frontiera esterno, ma ciò non significa necessariamente che fornisca anche supporto nella sorveglianza dei confini”, ha precisato.
Ciononostante, la Commissione sta sondando il terreno per ampliare i compiti dell’agenzia della guardia costiera prima di presentare la propria revisione nel corso dell’anno.
Gli Stati membri hanno iniziato a discutere del ruolo di Frontex nella gestione delle minacce ibride già nell’autunno scorso, proponendo che l’agenzia assistesse i Paesi nel monitoraggio dello spazio aereo.
A novembre, i Paesi dell’Unione hanno inoltre discusso la possibilità di aiutare gli Stati membri in materia di cybersicurezza e intelligenza artificiale “alla luce dell’evoluzione delle minacce ibride e tecnologiche”, secondo un’altra nota del Consiglio visionata da Euractiv. Il documento, tuttavia, non specificava le applicazioni concrete.
Secondo una fonte vicina al dossier, gli esperti nazionali dovrebbero riprendere la discussione sul futuro dell’agenzia a livello di gruppo di lavoro all’inizio di marzo.

