Trasformare la conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina di fine giugno a Danzica in un momento di svolta strategica per l’Europa. È questo l’obiettivo delineato da Andrius Kubilius, commissario europeo per la Difesa, intervenuto alla conferenza di Rzeszów, in Polonia, in una tappa del percorso che porterà al principale appuntamento internazionale dedicato al futuro di Kyiv.
Non più soltanto ricostruzione in senso stretto, ma un’agenda più ampia che intreccia sicurezza, difesa e integrazione europea. In un contesto segnato dal protrarsi della guerra e da crescenti tensioni globali, la conferenza si inserisce inoltre tra due passaggi chiave: il consolidamento degli strumenti europei di sostegno a Kyiv e il prossimo vertice NATO di Ankara.
Nell’ultimo anno, l’Unione europea ha rafforzato in modo significativo il proprio arsenale di strumenti a sostegno dell’Ucraina, da ultimo il prestito da 90 miliardi sbloccato dopo la rimozione del veto ungherese. “Può rappresentare una svolta”, ha detto Kubilius in merito, “perché è la prima volta che le istituzioni europee – oltre agli Stati membri – forniscono un sostegno così strategico”.
A questo si affiancano altri strumenti: dai prestiti SAFE alle iniziative per l’innovazione come Brave Tech EU, fino ai meccanismi per integrare l’industria della difesa ucraina con quella europea. Un ecosistema che punta non solo a sostenere Kyiv nel breve periodo, ma anche a costruire capacità comuni nel lungo termine.
Tuttavia, il punto politico resta aperto. “Ciò che abbiamo fatto finora è sufficiente?” si è chiesto il commissario, che ha individuato l’obiettivo in una pace giusta, a suo dire “raggiungibile solo con una forza militare adeguata dalla parte ucraina”. In questa prospettiva, Kubilius ha anche cambiato lo slogan che fino a ora ha guidato le istituzioni europee, non più “con l’Ucraina finché sarà necessario”, ma “finché inizierà a prevalere e otterrà la pace”.
Secondo il commissario, infatti, una strategia per la ricostruzione dell’Ucraina non può prescindere da una strategia europea per conseguire una pace giusta. Guardare al futuro è indispensabile, ma lo è altrettanto fare i conti con il presente, in cui il Paese è entrato nel quinto anno di conflitto.
Rimane però un elemento di ambiguità. Kubilius non ha fatto cenno a una trasformazione della politica di difesa europea, limitandosi a richiamare gli strumenti oggi disponibili. Secondo tanti osservatori, questi sarebbero ormai terminati, e quindi la domanda non sarebbe più “è sufficiente ciò che abbiamo fatto?”, ma piuttosto “resta altro che possiamo effettivamente fare?”.
D’altro canto, il commissario ha presentato una strategia concreta per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea, obiettivo dichiarato tanto di Kyiv quanto di Bruxelles. “È un processo complesso e non garantisce tempi rapidi per l’integrazione delle capacità di difesa”, ha detto, rilanciando l’idea di un’integrazione graduale ma accelerata, a partire dall’accesso al mercato unico. Una formula che richiama il precedente allargamento degli anni Novanta e il modello evocato da Romano Prodi: “tutto tranne le istituzioni” in una prima fase.
Il nodo politico resta però rilevante. In diversi Stati membri persistono timori legati alla concorrenza economica, in particolare nei settori agricolo e industriale. Preoccupazioni già emerse durante l’allargamento del 2004, ma superate – allora – in nome dei benefici politici.
Infine, la dimensione economica. Secondo Kubilius, l’integrazione europea potrebbe trasformare l’Ucraina in una nuova “tigre economica” nel giro di due decenni, replicando – su scala maggiore – il percorso di Paesi come la Polonia o la Lituania.
Una prospettiva che ha implicazioni dirette anche sul piano geopolitico. Il successo economico dell’Ucraina viene infatti visto come uno strumento di stabilizzazione regionale e, potenzialmente, come leva indiretta di cambiamento nei confronti della Russia. “Anche se le probabilità di una trasformazione della Russia sono basse, vale la pena tentare”, ha osservato il commissario.
Da qui l’idea di una “strategia per il successo dell’Ucraina”: sostenere Kyiv non solo per resistere, ma per vincere e prosperare. “Poiché il futuro dell’Europa si decide oggi in Ucraina, il successo dell’Ucraina sarà il successo dell’intero continente europeo, con la possibilità di una pace reale”, ha concluso Kubilius, prima di ribadire “Slava Ukraini”.

