Da uno sfratto diventato simbolo della crisi abitativa spagnola a una mobilitazione che ha riportato le tende nel cuore di Madrid e acceso lo scontro tra governo centrale, Comune e Comunità autonoma. A Puerta del Sol prosegue l’acampada per il diritto alla casa nata dopo la manifestazione del 26 settembre, mentre l’esecutivo di Pedro Sánchez cerca di chiudere l’accordo su un nuovo decreto legge destinato ad approdare martedì 29 settembre in Consiglio dei ministri. Nel frattempo, il sindaco José Luis Martínez-Almeida e la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, entrambi del Partido Popular (PP), hanno attaccato la gestione della protesta da parte del governo centrale.

A far montare la protesta è stato lo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni con problemi di salute, costretta la scorsa settimana a lasciare l’abitazione in cui viveva da oltre settant’anni in seguito all’esecuzione dello sfratto richiesto dalla società proprietaria dell’immobile, Urbagestión. Il caso ha dato origine allo slogan “Ni una Maricarmen más” ed è diventato il catalizzatore di una protesta più ampia contro il caro-affitti, gli sfratti e la crescente difficoltà di accesso alla casa nelle grandi città spagnole.

A seguito delle proteste, la società, che era entrata in possesso dell’immobile nel 2018 e aveva chiesto lo sfratto, ha proposto che l’appartamento venga acquisito o gestito dall’ente comunale per l’edilizia abitativa, così da consentire a Maricarmen di tornarvi a un canone accessibile. Il Comune ha giudicato impraticabile questa specifica soluzione, ma si è offerto di mediare tra le parti affinché la donna possa tornare nel suo quartiere di sempre, Retiro.

Alla manifestazione di sabato hanno partecipato 25 mila persone secondo la Delegación del Gobierno, mentre gli organizzatori hanno fornito una stima molto più elevata, parlando di 300 mila manifestanti. Al termine del corteo centinaia di persone hanno deciso di restare a Puerta del Sol, dando vita a un accampamento che nel giro di poche ore si è ampliato. Secondo El País, tra domenica e lunedì le tende montate davanti alla sede della presidenza della Comunità di Madrid sarebbero diventate circa 350-360.

L’obiettivo dichiarato del Sindicato de Inquilinas è fare pressione sul governo affinché il decreto sulla casa contenga misure strutturali e non soltanto interventi temporanei. Tra le richieste avanzate dai manifestanti figurano contratti di affitto stabili con rinnovi automatici, maggiori protezioni contro gli sfratti e una regolamentazione più stringente del mercato delle locazioni.

L’esecutivo sta negoziando un pacchetto più ampio. Secondo RTVE, tra le misure sul tavolo figurano la proroga dei contratti di locazione, una maggiore protezione nei confronti degli sfratti, la regolamentazione degli affitti stagionali, interventi sugli appartamenti turistici e limiti agli acquisti immobiliari a carattere speculativo da parte dei fondi. Il progetto prevede inoltre agevolazioni fiscali per gli inquilini e per i proprietari che riducono i canoni, incentivi per l’acquisto della prima casa e il rafforzamento del patrimonio abitativo pubblico. Il testo definitivo, tuttavia, è ancora oggetto di negoziato.

Le distanze rimangono anche all’interno della maggioranza. Sumar ha fatto sapere che l’accordo con la componente socialista dell’esecutivo è ancora “molto lontano”, chiedendo in particolare una protezione completa contro gli sfratti, una regolazione degli affitti stagionali e per singole stanze e maggiori garanzie sulla stabilità dei contratti. Più articolate le posizioni degli altri gruppi parlamentari dai cui voti dipenderà successivamente la convalida del decreto da parte del Congresso.

Lo scontro tra Madrid e il governo centrale

Intanto la permanenza dei manifestanti a Puerta del Sol ha aperto un secondo fronte, questa volta istituzionale. Come ricostruisce El País, il sindaco di Madrid, José Luis Martínez-Almeida, ha annunciato che il Comune sta valutando quali strumenti utilizzare qualora l’accampamento dovesse protrarsi. “Stiamo valutando la situazione, stiamo vedendo quali misure possiamo adottare”, ha dichiarato, ricordando che nel 2011 fu la Delegación del Gobierno a intervenire per porre fine all’accampamento degli indignados.

Il Comune sostiene inoltre che la Policía Municipal abbia chiesto l’intervento della Policía Nacional per impedire la formazione dell’accampamento senza ottenere assistenza. La Delegación del Gobierno respinge però questa ricostruzione: il delegato Francisco Martín ha affermato di non aver ricevuto alcuna richiesta ufficiale di sgombero da parte né del Comune né della Comunità di Madrid e ha sostenuto che, in assenza di disordini, non spetterebbe alla Policía Nacional intervenire.

Ancora più dura la presidente regionale Isabel Díaz Ayuso, che ha accusato il governo centrale e la Delegación del Gobierno di aver lasciato sviluppare l’accampamento e ha definito “illegale” la loro condotta.

Un problema non solo spagnolo

A Puerta del Sol, intanto, la protesta continua. Il Sindicato de Inquilinas aveva inizialmente indicato l’approvazione del decreto di martedì come uno dei momenti decisivi per valutare la prosecuzione dell’acampada, ma gli organizzatori non hanno fissato una data per la fine della mobilitazione. Sempre secondo quanto riporta El País, alcuni partecipanti hanno evocato il precedente del Movimento 15-M, noto anche come movimento degli “indignados”, nato nel maggio 2011 durante il governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero. Per settimane diede vita ad accampamenti e manifestazioni in tutta la Spagna, chiedendo una profonda rigenerazione del sistema politico, maggiore partecipazione democratica, una riforma della legge elettorale e un maggiore controllo del sistema finanziario.

Come ricorda ancora El País, i veterani del movimento 15-M hanno sostenuto le manifestazioni di Puerta del Sol. “Spero che riescano a impedire ai fondi avvoltoio di governarci”, ha detto Emilio García, che quindici anni fa, quando aveva 26 anni, trascorse un mese e mezzo accampato. Da allora molte cose sono cambiate e molti partecipanti sono rimasti delusi dal fatto che le trasformazioni sperate non si siano realizzate pienamente. “Ma ci abbiamo messo impegno, qualcosa ha funzionato”, ha sottolineato.

La protesta attuale non ha ancora raggiunto la portata di quella del 2011 ed è ancora impossibile sapere fin dove arriverà e quali risultati produrrà. Tuttavia, vi è già una differenza sostanziale rispetto alla mobilitazione di quindici anni fa: quella odierna si concentra su un tema specifico, le politiche abitative, che stanno suscitando un forte interesse anche nel resto d’Europa. Lo dimostra anche il successo di Die Linke alle recenti elezioni del Land di Berlino, dove la campagna sull’accesso alla casa e sul contenimento del peso dei grandi gruppi immobiliari ha rappresentato uno dei temi centrali.

Il tema della crisi abitativa europea è ormai da diverso tempo al centro del dibattito UE, tanto da aver spinto la Commissione ad agire. Lo scorso 9 settembre, l’esecutivo di Bruxelles ha presentato la proposta di Affordable Housing Act, il primo intervento legislativo europeo specificamente rivolto a fornire un quadro comune alle autorità nazionali e locali nelle aree sottoposte a maggiore pressione abitativa.

Come sottolineato dalla Commissione UE, l’obiettivo non è trasferire a Bruxelles le competenze sulla politica abitativa, che resteranno nazionali, regionali e locali, ma fornire maggiore certezza giuridica alle autorità che intendono limitare alcuni utilizzi degli immobili quando questi contribuiscono a ridurre l’offerta di case disponibili per i residenti.

In base ai dati della Commissione UE, in dieci anni gli affitti sono aumentati del 59% a Berlino, del 75% a Madrid e del 103% a Lisbona. Una corsa dei prezzi che in molte città europee sta rendendo sempre più difficile per infermieri, insegnanti, poliziotti, studenti e giovani vivere nei luoghi in cui lavorano o studiano. Secondo l’ultimo Eurobarometro citato dalla Commissione, il 51% degli abitanti delle città considera ormai l’accesso alla casa un problema immediato e urgente.

[a cura di Simone Cantarini]

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