Su un piccolo lembo roccioso di territorio francese, a soli 20 chilometri da Terranova, Emmanuel Macron e Mark Carney hanno inscenato una delle fotografie diplomatiche più significative del 2026. L’incontro a Saint-Pierre-et-Miquelon non riguardava i 6.000 abitanti delle isole. Riguardava il tracciare una linea sulla mappa.

Saint-Pierre-et-Miquelon è l’ultimo frammento della Nuova Francia in Nord America, una collettività d’oltremare francese che per secoli è passata dalle mani di Parigi a quelle di Londra e che ancora oggi sventola il tricolore a pochi passi dalle acque canadesi.

Si trova molto più vicino a St. John’s che a Parigi e, secondo gli standard del Nord Atlantico, nella stessa area strategica degli Stati Uniti. Ed è proprio questa la questione. Stando insieme in quel luogo, Francia e Canada hanno voluto dire che rimangono vicini a pieno titolo, non appendici di una potenza continentale più grande.

La visita ha segnato diversi primati. È stato il primo viaggio ufficiale nell’arcipelago di un primo ministro canadese in carica e il primo di Macron in qualità di presidente. I due hanno commemorato l’adesione delle isole alla Francia Libera nel 1941, un promemoria del fatto che anche piccoli territori hanno già scelto da che parte stare.

L’agenda concreta – energia, minerali critici, infrastrutture spaziali, cooperazione nell’Artico – era importante, ma il luogo lo era ancora di più. In un momento di rapporti tesi con Washington, i due leader hanno utilizzato il territorio francese alle porte dell’America per dichiararsi “due grandi nazioni indipendenti che vogliono rimanere tali”.

Alcune settimane prima, Donald Trump aveva dato a quella geografia un’attenzione inaspettata. Su Truth Social aveva pubblicato una mappa del Nord America ricoperta dalla bandiera americana e contrassegnata con la scritta “United States of America”, comprendente non solo gli Stati Uniti, ma anche Canada, Groenlandia, Islanda, Messico, America Centrale e Caraibi. La grafica inglobava anche l’ultimo avamposto francese in Nord America, Saint-Pierre-et-Miquelon, insieme ai territori francesi dei Caraibi.

Trump non aveva fornito alcuna spiegazione, ma l’immagine si inseriva in uno schema già noto: ha parlato ripetutamente della Groenlandia come di un territorio di importanza strategica e del Canada come di un possibile 51° Stato americano. La mappa non costituiva una rivendicazione formale, ma è bastata a trasformare un remoto arcipelago francese in un palcoscenico sul quale Parigi e Ottawa potevano rispondere con una semplice dimostrazione della propria presenza.

Il simbolismo era quindi triplice: un’affermazione della presenza europea in Nord America, una manifestazione della solidarietà franco-canadese e una silenziosa riaffermazione del fatto che la sovranità non è una concessione che i vicini più grandi possono elargire. La stretta di mano sulla pista dell’aeroporto era destinata a essere vista da entrambe le sponde dell’Atlantico.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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