Trasformare Misurata in una delle principali porte commerciali tra Europa e Africa, facendo del porto della terza città libica non soltanto un centro di movimentazione delle merci, ma un sistema integrato di infrastrutture logistiche, industriali ed energetiche, capace di attrarre investimenti e collegare il Mediterraneo ai mercati dell’Africa subsahariana. Una prospettiva nella quale la sicurezza delle infrastrutture critiche, la continuità degli approvvigionamenti e la cooperazione tra imprese italiane e libiche assumono un’importanza sempre maggiore.

È quanto emerso dal Forum imprenditoriale organizzato nella sede della Misurata Free Zone dalla Camera di commercio italo-libica, nella seconda giornata della missione imprenditoriale italiana nella terza città libica, che vanta una storica tradizione commerciale e industriale. Ai panel di presentazione hanno preso parte, tra gli altri, il ministro dei Trasporti del Governo di unità nazionale della Libia, Mohammed al-Shalhoub, il presidente del Comitato di gestione della Zona franca, Mohsen al-Saqutri, il presidente della Camera di commercio italo-libica, Nicola Colicchi, ed Enrico Della Gatta, vicepresidente di Fincantieri e responsabile della Business Intelligence per il mercato della difesa.

Misurata, un ponte tra Europa e Africa

Terza città della Libia con una storica tradizione imprenditoriale, Misurata è stato anche nel 2023 il primo porto del Paese ad aver ottenuto le certificazioni in conformità con il Codice internazionale per la sicurezza delle navi e degli impianti portuali (ISPS). In questo contesto, la Zona franca rappresenta uno snodo centrale per rilanciare lo sviluppo della Libia e il suo ritorno come importante partner europeo dopo 15 anni di forte instabilità.

Come sottolineato durante il Forum la Misurata Free Zone, che oggi si estende su una superficie di circa 2.600 ettari e che ha visto nel 2025 un traffico dei container importati ed esportati attraverso superiore ai 750 mila TEU, punta ad ampliare progressivamente la propria estensione fino a 20 mila ettari e aumentare nei prossimi tre anni movimentare fino a 4 milioni di TEU nell’ambito dell’accordo con Terminal Investment Limited (TiL), società del gruppo armatoriale MSC, e la qatariota Maha Capital Partners.

L’ambizione è quella di trasformare Misurata in una piattaforma capace di collegare i mercati europei con quelli dell’Africa interna, in particolare Niger, Mali e Ciad, attraverso nuovi corridoi logistici e infrastrutture di trasporto terrestre.

Una prospettiva richiamata anche dal ministro dei Trasporti libico, Mohammed al-Shalhoub, che nel suo intervento ha sottolineato l’importanza della strada verso sud, destinata a rafforzare gli scambi tra Europa, Libia e Africa subsahariana. Per realizzare questo obiettivo, il ministro ha evidenziato la necessità di sviluppare congiuntamente i collegamenti marittimi e terrestri, coinvolgendo maggiormente gli investitori privati.

Il Mediterraneo e la sicurezza delle infrastrutture

Di fronte alla crisi in corso in Medio Oriente e al crollo dei traffici marittimi attraverso gli stretti di Hormuz e Bab el Mandeb i porti del Mediterraneo stanno assumendo un ruolo sempre più strategico con un traffico marittimo regionale che rappresenta circa il 20% dei traffici globali, a fronte di appena l’1% della superficie acquea mondiale.

Come indicato dal vicepresidente di Fincantieri, il porto “non è più il posto dove la nave arriva, scarica, carica e riparte”, ma un sistema che collega le attività offshore con quelle terrestri, comprendendo gasdotti, cavi per le telecomunicazioni, infrastrutture energetiche, raffinerie e impianti di stoccaggio.

Una trasformazione che comporta tuttavia una crescente vulnerabilità delle infrastrutture critiche, la cui protezione diventa essenziale per la sicurezza economica degli Stati. Della Gatta ha sottolineato che Fincantieri sta rafforzando il proprio impegno nella protezione delle infrastrutture marine e sottomarine, ricordando un progetto strategico presentato durante la Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, svoltasi a Roma nel luglio 2025.

Secondo il dirigente, mettere in sicurezza queste infrastrutture non rappresenta soltanto un’opportunità commerciale, ma una condizione fondamentale per garantire lo sviluppo economico.

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Dalla logistica alla produzione: i progetti della Zona franca

La strategia di Misurata non si limita tuttavia all’espansione delle attività portuali. L’obiettivo è affiancare alla movimentazione delle merci un sistema industriale capace di produrre, trasformare ed esportare verso i mercati internazionali, sfruttando la posizione geografica della città e la presenza di infrastrutture logistiche.

Il rafforzamento della Zona franca passa anche attraverso nuove collaborazioni con operatori internazionali. Nel giugno 2026 è stato sottoscritto un memorandum d’intesa con il porto belga di Anversa-Bruges, finalizzato allo sviluppo delle infrastrutture portuali, dei servizi logistici, della digitalizzazione e delle competenze tecniche. A luglio sono seguiti accordi con la Camera di commercio italo-libica e Confindustria Assafrica & Mediterraneo per promuovere investimenti e partenariati industriali.

Lo scorso settembre, inoltre, la Zona franca ha annunciato un accordo con la società MEKA Global per l’insediamento di un’attività legata alla produzione e alla fornitura di impianti industriali destinati al settore delle costruzioni.

L’importanza della presenza di attori europei

Le opportunità economiche si confrontano tuttavia con un quadro politico e istituzionale ancora complesso. La persistente instabilità libica continua a pesare sulla sicurezza degli investimenti, mentre il Paese non dispone di un accordo di associazione con l’Unione europea, a differenza della maggior parte dei partner del Vicinato meridionale. Restano inoltre aperte alcune divergenze diplomatiche su questioni riguardanti il Mediterraneo, che si aggiungono alle difficoltà di costruire un quadro stabile di cooperazione regionale.

Il peso economico dell’Europa rimane comunque considerevole. Secondo i dati della Commissione europea, nel 2025 l’Unione ha rappresentato il 65,1% degli scambi commerciali della Libia, per un valore complessivo di 27,8 miliardi di euro. Ed è proprio sul rafforzamento dei rapporti con l’Europa che si concentra una parte importante delle prospettive delineate dalla dirigenza della Zona franca.

Parlando a Focus Europe, il presidente del Comitato di gestione della Zona franca, al-Saqutri, ha riconosciuto che le condizioni di sicurezza hanno rappresentato negli ultimi anni uno dei principali ostacoli all’incremento degli investimenti europei in Libia. “Ritengo che la situazione della sicurezza non abbia favorito un incremento degli investimenti europei in Libia”, ha affermato. Tuttavia, ha aggiunto, “considerando il relativo clima di stabilità attualmente presente nel Paese, auspichiamo di assistere a un coinvolgimento sempre maggiore delle istituzioni e delle imprese europee in Libia”.

Secondo il presidente del Comitato di gestione della Zona franca, la cooperazione con i Paesi dell’Unione europea sta già registrando sviluppi incoraggianti, anche grazie all’intensificarsi dei contatti diplomatici e delle missioni imprenditoriali.

“Ritengo che la cooperazione con i Paesi dell’Unione europea stia procedendo molto bene e con ritmi sempre più rapidi, anche grazie alle visite e alle missioni di questi Paesi in Libia”, ha sottolineato al-Saqutri.

In questo quadro, l’Italia continua a occupare una posizione centrale, seguita dalla Germania, attualmente secondo partner europeo della Libia, che ha aumentato le interlocuzioni per rafforzare gli investimenti e affrontare le difficoltà incontrate dalle aziende tedesche presenti nel Paese.

“L’Italia è il principale partner commerciale della Libia, soprattutto nell’area dell’Unione europea”, ha ricordato al-Saqutri, spiegando che il forum di Misurata rappresenta la prosecuzione dell’incontro organizzato a Roma nel luglio scorso.

Come indicato durante il Forum dal presidente della Camera di commercio italo-libica, Nicola Colicchi, negli ultimi anni è progressivamente cambiato l’atteggiamento delle aziende italiane verso il mercato libico.

Se in passato la prospettiva di investire nel Paese suscitava diffidenza, il lavoro di cooperazione economica ha contribuito, secondo Colicchi, a far emergere le opportunità offerte dal sistema produttivo locale. Il presidente ha richiamato in particolare le caratteristiche del tessuto imprenditoriale libico, composto in larga misura da piccole e medie imprese, che potrebbero trovare importanti complementarità con quelle italiane.

Restano tuttavia ostacoli significativi sul piano normativo, bancario e fiscale. Tra le criticità segnalate figurano le difficoltà nei trasferimenti finanziari internazionali, che in alcuni casi richiedono il ricorso a intermediari di Paesi terzi, e le procedure di verifica e conformità bancaria, che complicano le operazioni commerciali.

In questo contesto, la Camera di commercio italo-libica – che proprio il primo novembre ha inaugurato presso la Zona franca di Misurata il proprio ufficio di rappresentanza – sta lavorando per facilitare i rapporti tra gli operatori, affrontando anche le problematiche legate ai visti e alla mobilità degli imprenditori.

Secondo Colicchi, la Zona franca non dovrebbe essere considerata soltanto un’area nella quale realizzare stabilimenti produttivi, ma una piattaforma capace di mettere in collegamento le imprese italiane con gli operatori locali e favorire collaborazioni industriali di lungo periodo.

Didascalia: un’immagine della movimentazione container nella Zona franca di Misurata. Foto di Simone Cantarini.

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