Si è appena concluso a Karpacz (voivodato della Bassa Slesia) nei giorni scorsi, dal 2 al 4 settembre, il consueto appuntamento dell’Economic Forum che riunisce in Polonia migliaia di politici, accademici e professionisti per riflettere sulle sfide di maggiore importanza del momento nel contesto globale. La Davos dell’est, come alcuni commentatori lo chiamano.
Circa 6.000 persone hanno invaso la cittadina di montagna, in un clima di emergenza-sicurezza che ha mobilitato centinaia di forze dell’ordine. Decine di sessioni parallele e molte plenarie hanno arricchito un dibattito con protagonisti di assoluto rilievo, provenienti da 55 paesi ed esperienze culturali e professionali diverse. Una di queste sessioni era dedicata a Understanding Economic Security in Turbulent Times. Introdotta e moderata da Yaroslav Zhalilo, Deputy Director del National Institute for Strategic Studies di Kyev, alla sessione hanno partecipato, oltre al sottoscritto, Volodymyr Martyniuk, della Lviv Polytechnic National University, Krystof Misek di Argos Capital ed Eliza Przezdziecka della UNHCR.
È stata un’occasione per un confronto sia di tipo teorico, basato sulle difficoltà di governare le interdipendenze transnazionali in un mondo dominato dalle sovranità nazionali assolute ed esclusive ed in un a fase storica di arretramento della legittimità delle istituzioni internazionali; sia di individuazione degli interlocutori che possano rilanciare un percorso di legittimità multilivello delle scelte collettive. Naturalmente senza dimenticare, come sottolineava Przezdziecka, l’importanza delle partnership pubblico-privato e il potenziale ruolo della società civile.
Colpisce come unanime, in questi ambiti accademici e professionali, sia diffusa la percezione dell’insufficienza dell’azione dell’Unione Europea rispetto alle sue potenzialità, sia interne sia come attore globale. Che passano, anche questo di fatto unanimemente riconosciuto, per un rafforzamento delle istituzioni comune, una diminuzione del grado di confederalismo della UE ed una maggiore efficacia dei sistemi decisionali. Colpisce perché, a fronte di tutto ciò, i governi nazionali continuano a riconcorrere narrazioni sovraniste che vengono considerate inefficaci dagli stessi attori istituzionali, delineando un conflitto apparentemente irrisolvibile fra cittadini europei e governi nazionali.
In ogni caso, una splendida occasione per offrire ad un vasto pubblico le riflessioni e le conclusioni, per quanto imperfette e parziali, del Progetto EUTeach, che proprio sull’economia dell’interdipendenza ha inteso rileggere e riscrivere il modo di raccontare l’economia.

