Il Partito socialista e i suoi alleati hanno dato il via alla campagna per le elezioni comunali di Parigi, ma si trovano di fronte a un problema già noto alla loro sinistra: una lista rivale guidata dalla radicale La France insoumise (LFI), che potrebbe ancora una volta dividere il voto.

Più di 2.000 sostenitori si sono riuniti martedì (12 gennaio) in una sala da concerti nella parte orientale di Parigi per sostenere Emmanuel Grégoire, candidato socialista ed ex vicesindaco, contro la sindaca uscente e compagna di partito Anne Hidalgo, in vista del voto di marzo.

Grégoire è riuscito a unire dietro la sua candidatura la maggior parte della sinistra parigina, con un unico obiettivo: mantenere la capitale francese nel campo della sinistra, dove si trova dal 2001.

“Viva l’unità”, hanno dichiarato dal palco gli oratori, in rappresentanza di partiti che vanno dai Verdi ai Comunisti, oltre a Place publique, un movimento di centrosinistra guidato dall’eurodeputato Raphaël Glucksmann.

Accolto come una rock star, Grégoire ha snocciolato promesse – aumentare l’offerta di alloggi sociali, migliorare la sicurezza e rinnovare le scuole – concentrando però i suoi attacchi soprattutto sulla principale rivale a destra, la ministra della Cultura Rachida Dati, che nei sondaggi lo tallona da vicino.

Assente dal suo discorso, tuttavia, qualsiasi riferimento alla lista concorrente di sinistra guidata dall’estrema sinistra di LFI, capeggiata da Jean-Luc Mélenchon.

Data oltre il 10% nei sondaggi, LFI è ampiamente considerata destinata a restare in corsa per il secondo turno – una prospettiva che preoccupa gli attivisti socialisti, molti dei quali hanno detto a Euractiv di sperare ancora in un accordo con il partito di Mélenchon, un’opzione che Grégoire ha finora escluso.

Una guerra a sinistra

La frattura tra socialisti e LFI, acuita da mesi di scontri nel Parlamento francese sul bilancio, appare ormai consolidata.

I disaccordi sulla strategia di opposizione e sulla scelta di un candidato unico per le presidenziali del 2027 hanno indebolito la coalizione di tutte le forze di sinistra, nota come Nuovo Fronte Popolare, formata dopo che Emmanuel Macron ha sciolto il Parlamento nel 2024.

L’alleanza era stata pensata per impedire l’avanzata dell’estrema destra, ma ha faticato a restare compatta.

Secondo Pierre-Nicolas Baudot, docente di scienze politiche specializzato nell’estrema sinistra di LFI, il partito punta a costruire potere locale per rafforzare un movimento che resta strettamente legato al suo leader, Mélenchon.

“È improbabile che LFI vincerà in grandi aree metropolitane come Marsiglia, Lille o Parigi, anche dove Mélenchon ha ottenuto ottimi risultati alle presidenziali del 2022”, ha detto. “Ma potrebbe far perdere i socialisti”.

Un test in vista delle presidenziali

Marion Beauvalet, candidata di LFI nel 10° arrondissement di Parigi, ha detto a Euractiv di “non condividere il bilancio della maggioranza uscente”, criticando l’impennata degli affitti che, a suo dire, sta spingendo i residenti a basso reddito fuori dalla capitale.

Sostenuta da quella che definisce una “base militante molto forte”, LFI punta ai quartieri popolari della parte orientale di Parigi.

La posta in gioco è alta: conquistare consiglieri comunali permetterebbe al partito di finanziare e professionalizzare la propria organizzazione.

Per Baudot, le elezioni locali di marzo sono un test cruciale: qualunque forza di sinistra ne uscirà più forte potrà rivendicare di essere la meglio posizionata per sfidare la destra alle presidenziali del 2027 e attirare i voti tattici dell’elettorato di sinistra.

Per ora, ha detto Beauvalet, LFI resta “aperta” a un’alleanza al secondo turno con i socialisti a Parigi, ma solo “sulla base di una rottura con il programma attuale”. Grégoire dovrebbe essere con le spalle al muro per accettare una simile offerta.

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