Questa è la terza lezione del modulo di macroeconomia “Le sfide dell’Unione europea”, del primo corso di formazione per docenti EUPress.
L’obiettivo di questa lezione, tenuta da Pietro Sala, è discutere la sfida dell’UE in termini di stabilizzazione del vicinato.
Un tempo isolata dalle turbolenze globali, l’Europa si trova ora circondata da un vicinato sempre più instabile: dall’aggressione russa a est, agli stati falliti del Nord Africa, ai conflitti a più livelli in Medio Oriente. A ciò si aggiunge il graduale spostamento strategico degli Stati Uniti verso il Pacifico e la Cina, che ha creato un vuoto geopolitico che l’Unione europea fatica a colmare.
Da “mai così sicura” a “esistenza messa in discussione”
Nel 2003, l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri dichiarò che l’Europa era “più prospera, sicura e libera” che mai. Ma appena 13 anni dopo, si diffuse un tono di allarme: “Lo scopo, persino l’esistenza stessa, della nostra Unione viene messa in discussione”, dichiarò Federica Mogherini nel 2016. Oggi, le tendenze sono ancora più chiare: la stabilità postbellica dell’Europa è stata strutturalmente compromessa.
Un mondo che cambia: dalla geopolitica eurocentrica a quella incentrata sul Pacifico
L’ascesa industriale di Cina, India e Brasile ha ridistribuito il potere globale. Il mondo non ruota più attorno agli affari transatlantici; il Pacifico è diventato il nuovo centro strategico.
Gli Stati Uniti, da sempre garanti della sicurezza dell’Europa, si sono adeguati di conseguenza. Prima sotto Obama, poi in modo ancora più deciso sotto Trump, Washington ha spostato il suo focus strategico verso l’Asia. Le implicazioni per l’Europa sono profonde: un vuoto strategico circonda ora il continente, esponendolo a rischi per la sicurezza che non è preparato a gestire.
La politica europea di vicinato (PEV): gli aiuti come strumento di sicurezza
Non possedendo una solida potenza militare, l’UE si è affidata in larga misura alla diplomazia e agli aiuti, principalmente attraverso la Politica europea di vicinato (PEV).
Questo quadro di riferimento sostiene:
- Paesi del Mediterraneo (ad esempio Egitto, Tunisia, Algeria)
- Paesi del Partenariato orientale (ad esempio Ucraina, Georgia, Moldavia)
Sebbene miliardi di fondi UE siano destinati allo sviluppo economico e alla cooperazione politica, la PEV è stata messa a dura prova da drammatici cambiamenti geopolitici al di fuori del controllo dell’Europa.
Fronte orientale: la rinascita della Russia e i limiti dell’Europa
L’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014 e l’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022 hanno sfidato l’ordine post-Guerra Fredda e hanno messo a nudo la vulnerabilità militare dell’UE. In assenza di un esercito integrato, l’Unione si è affidata alle sanzioni – il suo strumento più potente – che rimangono controverse tra alcuni Stati membri.
Fronte meridionale: collasso del Nord Africa e ripercussioni migratorie
La Primavera araba, alimentata in parte dal declino del predominio americano nella regione, ha portato a:
- la caduta di regimi di lunga data
- una democrazia fragile in Tunisia
- una rinascita autoritaria in Egitto
- e uno Stato fallito in Libia
Il risultato: spostamenti di massa, reti di traffico di esseri umani e flussi migratori che continuano ad alimentare le tensioni politiche all’interno dei confini dell’UE.
Nonostante l’urgenza, un “Piano Marshall per l’Africa” su larga scala dell’UE – che includa la stabilizzazione militare – non si è concretizzato.
Medio Oriente: una rete di conflitti sovrapposti
Il Medio Oriente rimane un arco di instabilità cronica, plasmato da:
- Il conflitto israelo-palestinese
- La rivalità tra Arabia Saudita, Iran e Turchia
- Le tensioni settarie tra sunniti e sciiti
- Le rivendicazioni di autonomia curda
- Le ripercussioni dei cambiamenti di politica statunitense, come il crollo dell’accordo sul nucleare iraniano
L’UE non ha la voce unitaria e la forza diplomatica necessarie per influenzare significativamente gli esiti in questa regione.
Il paradosso della politica estera europea
Nonostante sia una potenza continentale con una portata economica globale, l’UE non dispone ancora degli strumenti di politica estera e di difesa che ci si aspetterebbe da un attore geopolitico. Le decisioni in materia di politica estera richiedono l’anonimato tra i 27 Stati membri, un vincolo che paralizza l’azione.
Sono stati compiuti alcuni modesti progressi:
- Agenzia europea per la difesa (2004)
- Servizio europeo per l’azione esterna (2010)
- 130 delegazioni diplomatiche dell’UE in tutto il mondo
Tuttavia, le ambizioni di un vero esercito europeo o di una politica estera unica rimangono bloccate sotto il peso dei veti nazionali e di culture strategiche divergenti.
Come si evince dalla lezione, l’Europa si trova a un bivio: o si dota della capacità di agire, anche in materia di difesa e diplomazia, oppure rischia di diventare un oggetto, anziché un attore, nel nuovo ordine globale.

