Questa è la sesta lezione del macro-argomento “Le sfide dell’Unione Europea” nel primo modulo del corso di formazione per docenti “EUPress”.
L’obiettivo di questa lezione, condotta da Pietro Sala, è quello di discutere la sfida della disintegrazione e del nazionalismo che l’Unione Europea si trova ad affrontare.
Il progetto di integrazione europeo, che dura da decenni, è sottoposto a rinnovate pressioni da due sfide interconnesse: la rinascita delle politiche nazionaliste e l’erosione dello stato di diritto in alcuni Stati membri. La Brexit ha già dimostrato che l’integrazione europea è reversibile e il crescente populismo sta mettendo alla prova dall’interno i principi fondanti dell’Unione.
Nazionalismo: la rinascita del “Riprendiamoci il controllo”
Il nazionalismo – la convinzione che la sovranità e l’identità di una nazione debbano prevalere su tutti gli impegni esterni – ha riacquistato visibilità in tutta Europa. Il referendum sulla Brexit del 2016 ha simboleggiato questa tendenza, con il Regno Unito che ha votato per uscire dall’UE con lo slogan “riprendiamoci il controllo”. Il voto ha diviso il Regno Unito lungo linee generazionali, regionali e di istruzione, rivelando una profonda sfiducia tra i cittadini e le istituzioni politiche.
In particolare, il processo della Brexit ha attivato per la prima volta l’articolo 50 dei trattati UE, dimostrando che l’uscita è un’opzione reale, seppur complessa. Tuttavia, mentre alcuni osservatori temevano un effetto domino, nessun altro Stato membro ha seguito l’esempio, in parte perché la pandemia ha presto riportato la cooperazione europea in primo piano.
Regresso democratico: lo stato di diritto sotto minaccia
Accanto al nazionalismo, si sta delineando una tendenza più sottile ma più pericolosa: il regresso democratico in paesi come l’Ungheria e la Polonia. Dal 2010 circa, entrambi i governi hanno adottato riforme che minano l’indipendenza della magistratura, il pluralismo dei media e la società civile – caratteristiche distintive di quella che il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán definisce “democrazia illiberale”.
Eppure, come la lezione evidenzia in modo lampante: La democrazia o è liberale o non è democrazia. Il principale strumento dell’UE per affrontare tali violazioni – Articolo 7, che consente di imporre sanzioni agli Stati membri che violano i valori dell’UE – è di fatto bloccato dalla reciproca protezione dei paesi membri.
Condizionalità sui fondi UE: una nuova leva
Di fronte a questa situazione di stallo, l’UE ha recentemente introdotto la condizionalità dello Stato di diritto per l’utilizzo delle sue risorse finanziarie, in particolare quelle del piano di ripresa NextGenerationEU. Ciò significa che i fondi UE possono essere sospesi se un Paese compromette l’indipendenza della magistratura o altri valori fondamentali.
Questo meccanismo riflette una crescente consapevolezza a Bruxelles e nelle capitali europee: proteggere la democrazia a livello nazionale richiede ora una maggiore legittimità democratica e una maggiore capacità di azione a livello UE, soprattutto di fronte alle narrazioni populiste che promettono un ritorno alla “vera” sovranità.
Federalismo contro nazionalismo: il ritorno di un’antica divisione
L’ultimo scontro di visioni richiama alla mente la spaccatura ideologica resa celebre dal Manifesto di Ventotene (1941): tra coloro che auspicano soluzioni sovranazionali per una pace e un progresso duraturi (federalisti) e coloro che considerano la sovranità nazionale il legittimo limite dell’autorità politica (nazionalisti).
Mentre l’Europa odierna si confronta con sconvolgimenti geopolitici, transizione economica e pluralismo culturale, questa divisione torna a definire i dibattiti politici, sia a Bruxelles che nelle elezioni nazionali di tutto il continente.
Il futuro dell’Unione Europea potrebbe dipendere non solo dalla sua capacità di superare queste tempeste interne, ma anche di offrire un’alternativa credibile agli slogan semplicistici della reazione nazionalista, dimostrando che la sovranità condivisa, fondata sui valori democratici, rimane la migliore risposta a un mondo globalizzato.

