La Romania ha spento uno dei reattori della centrale nucleare di Cernavodă dopo che il livello delle acque del Danubio è sceso fino a una soglia critica, evidenziando il crescente impatto degli eventi meteorologici estremi sulla sicurezza energetica europea e alimentando il timore di ulteriori interruzioni qualora la siccità dovesse aggravarsi.
L’operatore nucleare statale romeno, Nuclearelectrica, ha messo fuori servizio, a titolo precauzionale, l’Unità 1 della centrale di Cernavodă dopo che la prolungata siccità ha ridotto la portata del Danubio. La società ha inoltre avvertito che anche l’Unità 2 potrebbe essere fermata se le condizioni idrologiche dovessero peggiorare ulteriormente.
“Le misure sono preventive e mirano a garantire la sicurezza nucleare e l’affidabilità degli impianti”, ha dichiarato l’azienda. L’Unità 1 sarà ricollegata alla rete elettrica nazionale non appena le condizioni operative consentiranno una ripartenza in piena sicurezza. Nuclearelectrica comunicherà successivamente il calendario per la riattivazione del reattore.
Lunedì sera (27 luglio) il primo ministro Ilie Bolojan, che ricopre anche l’incarico di ministro dell’Energia ad interim, ha convocato una riunione d’emergenza presso il National Energy Dispatcher per valutare la situazione del sistema elettrico romeno.
Secondo il ministero dell’Energia, la portata del Danubio è scesa a circa 1.630 metri cubi al secondo, inducendo le autorità a fermare l’Unità 1 per proteggere le tre pompe di raffreddamento dell’impianto.
“La misura è preventiva e necessaria per proteggere le apparecchiature associate alle tre pompe di raffreddamento. Il danneggiamento anche di una sola pompa richiederebbe riparazioni complesse della durata di diversi mesi e potenzialmente fino a un anno”, ha spiegato il ministero.
Il governo ha sottolineato che la decisione è stata adottata esclusivamente a scopo precauzionale, per preservare la sicurezza nucleare ed evitare lunghi periodi di fermo causati da eventuali danni alle apparecchiature critiche.
La Romania prevede che questa settimana la domanda di elettricità raggiungerà un picco di circa 7.300 MW, mentre la produzione interna dovrebbe attestarsi tra 4.000 e 4.300 MW. Il deficit sarà coperto attraverso importazioni di energia elettrica. Il ministero dell’Energia ha comunque assicurato che non esiste alcun rischio per la sicurezza dell’approvvigionamento.
“Per questa settimana il consumo massimo è stimato intorno ai 7.300 MW, circa 700 MW in meno rispetto alle settimane precedenti grazie al periodo di ferie. La differenza tra produzione nazionale e domanda sarà coperta tramite importazioni commerciali, senza rischi per il sistema elettrico”, ha precisato il ministero.
Prima dello spegnimento dell’Unità 1, avvenuto martedì mattina (28 luglio), la Romania produceva circa 6.700 MW di elettricità, sostenuta da un’elevata produzione da fonti rinnovabili: oltre 2.000 MW provenivano dal fotovoltaico e circa 900 MW dall’eolico, mentre la domanda si attestava poco sopra i 5.000 MW.
Il ministero ha inoltre rassicurato le famiglie, precisando che i prezzi dell’energia elettrica per i consumatori domestici non subiranno variazioni, poiché sono tutelati da contratti annuali a prezzo fisso.
Parallelamente, la Romania sta mettendo in servizio nuova capacità di generazione elettrica. Il ministero dell’Energia ha annunciato che 324 MW di nuovi impianti sono in attesa dell’autorizzazione definitiva per l’avvio dell’attività commerciale, di cui 176 MW costituiti da sistemi di accumulo a batterie e 148 MW da nuovi impianti solari ed eolici.
Ulteriori 990 MW di progetti si trovano in diverse fasi dell’iter autorizzativo. L’autorità di regolazione del settore energetico tiene riunioni di validazione due volte alla settimana per accelerarne l’entrata in esercizio.
Le autorità romene hanno dichiarato di monitorare costantemente l’andamento del mercato e della produzione elettrica e si sono dette pronte ad adottare ulteriori misure per garantire la stabilità del sistema elettrico nazionale qualora la situazione idrologica dovesse peggiorare.
La centrale di Cernavodă è l’unico impianto nucleare della Romania e rappresenta una delle infrastrutture energetiche strategiche più importanti del Paese. Grazie ai suoi due reattori CANDU 6 di progettazione canadese, copre abitualmente circa un quinto del fabbisogno elettrico nazionale.
L’Unità 1 è entrata in esercizio commerciale nel 1996, mentre l’Unità 2 è stata avviata nel 2007. Parallelamente, Bucarest sta portando avanti un importante programma di ammodernamento dell’Unità 1 per prolungarne la vita operativa di altri 30 anni, oltre a promuovere il completamento delle future Unità 3 e 4 in collaborazione con partner occidentali.
L’obiettivo è rafforzare la produzione stabile di energia a basse emissioni di carbonio e ridurre la dipendenza del Paese dalle importazioni di combustibili fossili.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

