Il vertice della NATO a Copenaghen ha portato con sé dichiarazioni sulla necessità di continuare a rafforzare il fianco orientale, ma anche interrogativi sul futuro della presenza americana in Europa. Il presidente del Comitato militare della NATO, l’ammiraglio Cavo Dragone, ha affrontato il tema delle minacce ibride, del possibile ridispiegamento delle forze statunitensi e dei piani dell’Alleanza in caso di escalation.
Il padrone di casa del vertice, il capo della Difesa danese, generale Michael Wiggers Hyldgaard, durante la conferenza conclusiva dell’incontro ha parlato di un “ambiente di sicurezza radicalmente cambiato”, determinato dalla guerra illegale della Russia contro l’Ucraina e dalla sua continua aggressione nei confronti degli Stati della NATO.
“Nonostante i tentativi di mettere alla prova l’unità e la credibilità della deterrenza dell’Alleanza, gli Stati membri non cederanno”, ha assicurato, sottolineando che “l’atteggiamento aggressivo proveniente da Est incontra una risposta collettiva dell’Occidente”.
Il numero degli attacchi fisici in Europa è in costante aumento. Gli incidenti all’aeroporto di Lipsia/Halle, gli attacchi agli impianti di produzione di armamenti in Bulgaria ed Estonia e quelli contro i magazzini in Polonia sollevano interrogativi sul ruolo della NATO nella protezione della popolazione civile dalle minacce.
“L’Alleanza è ormai abituata alle azioni ibride e le affronta secondo la logica dell’escalation propria di un’alleanza difensiva”, ha dichiarato il presidente del Comitato militare della NATO, l’ammiraglio Cavo Dragone. Ha tuttavia precisato che queste azioni rimangono, per loro natura, “al di sotto della soglia” che farebbe scattare automaticamente l’articolo 5.
“Un attacco diretto sarebbe trattato diversamente e comporterebbe immediatamente una richiesta di applicazione dell’articolo”, ha assicurato poco dopo. Ha aggiunto che forze, sistemi e armamenti sono pronti e che la loro quantità e qualità aumentano costantemente in linea con l’evoluzione della minaccia.
“I russi hanno molto più da perdere che da guadagnare. È proprio questo il significato della deterrenza”, ha sostenuto. L’ammiraglio italiano ha inoltre descritto un meccanismo di risposta articolato su tre livelli che dovrebbe essere applicato negli Stati membri dell’Alleanza.
“Consapevolezza della minaccia ed educazione dell’opinione pubblica, che è il principale obiettivo delle attività di disinformazione, sostenute da un’intensa difesa nel cyberspazio e dalla formazione permanente delle istituzioni”, ha spiegato. Ha inoltre sottolineato che la Russia “spende circa 2 miliardi di dollari all’anno nella guerra cognitiva”.
Washington ridispiega le proprie forze
Commentando le notizie relative all’imminente ritiro da parte degli Stati Uniti di una quota che potrebbe arrivare a un terzo delle forze attualmente presenti in Europa, Dragone ha sottolineato che le discussioni sulla ripartizione degli oneri vanno avanti da tempo e che le decisioni “non sono ancora state prese”.
“Questo processo si svolge in coordinamento con l’Alleanza e il suo obiettivo non è il ritiro degli Stati Uniti, bensì il ridispiegamento delle forze in vista della possibilità di condurre operazioni simultaneamente su più teatri”, ha assicurato.
Molti elementi indicano che saranno proprio i Paesi del Sud, tra cui Italia e Spagna, a “subire” maggiormente le conseguenze delle decisioni dell’amministrazione Donald Trump.
L’ammiraglio ha fatto riferimento anche alla possibilità di dispiegare ulteriori forze sul fianco orientale di fronte al rischio di una provocazione a bassa intensità.
“La questione è già regolata dai tre piani esistenti per il fianco orientale, che complessivamente comprendono quattromila pagine. Essi dovrebbero garantire che le decisioni vengano prese nel modo più rapido possibile in caso di escalation, dalle piccole interferenze sul territorio dell’Alleanza fino all’attivazione dell’articolo 5”, ha spiegato.
La questione della creazione di una base militare permanente statunitense in Polonia dovrebbe essere discussa dal ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz durante l’incontro previsto a New York con il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth.
Gli impegni e le capacità della NATO
Come ha sottolineato Dragone, il vertice di Copenaghen aveva l’obiettivo di trasformare gli impegni politici assunti ad Ankara in capacità militari concrete.
“Gli investimenti devono tradursi in forze pronte, capacità operative e piani realizzabili. Questo deve essere il cuore di una NATO 3.0 più forte e più equa”, ha dichiarato. Tra le priorità ha indicato la capacità di difesa aerea e antimissilistica, nonché lo sviluppo dei droni, della sicurezza informatica e delle capacità nello spazio. Ha inoltre evidenziato la necessità di “accelerare la prontezza e la capacità di operare in tutti i domini”.
“Gli Alleati sono pronti ad acquistare su larga scala, gli investimenti stanno crescendo, la domanda è chiara: l’industria deve essere in grado di fornire”, ha aggiunto, rivolgendosi ai produttori europei di armamenti.
Durante il vertice, i capi della Difesa dei Paesi della NATO hanno inoltre scelto il prossimo presidente del Comitato militare della NATO. L’incarico è stato assegnato al comandante della Bundeswehr, il generale Carsten Breuer. Assumerà la carica nell’estate del 2027 per un mandato di tre anni, subentrando all’ammiraglio Cavo Dragone.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

