Sono giorni particolarmente intensi per la politica di allargamento dell’Unione europea. Dopo l’avvio del Trattato di adesione per il Montenegro e l’apertura del primo cluster negoziale per Ucraina e Moldova, il Parlamento europeo si è espresso ieri sui progressi dei Paesi candidati dei Balcani occidentali, ad eccezione della Serbia, in attesa che il tema venga affrontato anche al vertice del Consiglio europeo.

Tra i Paesi esaminati, è stato il Montenegro a ottenere, come previsto, il maggiore consenso sui progressi compiuti sul fronte delle riforme legate all’adesione all’Unione europea. Con 486 voti favorevoli, 101 contrari e 75 astensioni, il Parlamento ha riconosciuto l’orientamento strategico di Podgorica verso l’integrazione europea, considerandola sempre più vicina all’obiettivo di ingresso nel 2028. Segue l’Albania, che ha ricevuto 483 voti favorevoli, 103 contrari e 70 adesioni. Pur registrando progressi significativi, l’Aula ha sottolineato come il Paese debba ancora superare la forte polarizzazione politica interna e rafforzare in modo più incisivo le riforme anticorruzione.

“L’obiettivo dell’Albania di concludere i negoziati di adesione entro la fine del 2027 non è soltanto un desiderio che potrebbe realizzarsi, ma una prospettiva realistica”, ha dichiarato Andreas Schieder (SPÖ | S&D), eurodeputato austriaco e relatore del dossier sull’adesione dell’Albania all’Unione europea. “Non conta solo il rispetto dello Stato di diritto, ma anche le riforme sul piano sociale. Dobbiamo garantire che sia stato istituito un sistema sociale ben funzionante”.

Per quanto permanga la fiducia del Parlamento nei confronti dell’Albania, nella discussione di ieri è emerso il tema delle proteste dei cittadini battezzata “Rivoluzione dei Fenicotteri”. Il Parlamento europeo si è concentrato sulla questione che ha avviato le contestazioni, quella ambientale, esortando il governo di Edi Rama a sospendere le costruzioni nelle aree protette, volute, tra gli altri, da Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump.

“I cittadini albanesi hanno a cuore la tutela dell’ambiente e l’ingresso nell’Unione europea. Noi saremo al loro fianco, sostenendo la loro protesta contro gli alleati di Trump che sfruttano il loro patrimonio naturale”, ha detto a riguardo l’eurodeputata olandese Tineke Strink (GL | Greens), relatrice ombra del dossier albanese.

Sorprendente il risultato della Bosnia-Erzegovina, che, pur trovandosi in una fase meno avanzata del processo di adesione rispetto a Montenegro e Albania, ha visto i propri progressi approvati con 478 voti favorevoli, 116 contrari e 54 astensioni. “Accoglieremmo con favore la Bosnia ed Erzegovina nell’Unione europea, ma i suoi sforzi sono spesso indeboliti da scuse o da una capacità limitata di raggiungere accordi persino all’interno dei propri confini”, ha dichiarato l’eurodeputato incaricato del dossier, il ceco Ondřej Kolář (TOP09 | PPE).

Strasburgo ha chiesto per la Bosnia la fine dell’ostruzionismo, dei veti politicamente motivati e della retorica divisiva, che ostacolano le aspirazioni europee del Paese, esortando i leader politici a ribadire chiaramente il loro impegno per l’adesione all’Unione europea. Secondo Kolář, Sarajevo potrebbe essere uno dei casi in cui sperimentare un modello di adesione progressiva, ancora dibattuto ma non pienamente definito nei suoi meccanismi operativi.

Meno entusiasmo, ma comunque un ampio sostegno, per i progressi di Kosovo e Macedonia del Nord, approvati rispettivamente con 412 voti favorevoli, 174 contrari e 58 astensioni e con 411 favorevoli, 120 contrari e 120 astensioni.

Riguardo il Kosovo, gli eurodeputati hanno espresso preoccupazione per l’incapacità di formare un governo stabile da ormai più di un anno. Le elezioni più recenti, che hanno nuovamente premiato il primo ministro Albin Kutri, sembrano infatti avere fallito nel tentativo. Resta centrale anche il tema della normalizzazione dei rapporti con la Serbia, considerata tuttavia una questione che ricade soprattutto su Belgrado; un avanzamento concreto su questo fronte potrebbe infatti favorire lo sblocco delle resistenze di alcuni Stati membri dell’Unione europea che ancora non riconoscono il Kosovo.

“Stiamo evidenziando le questioni che richiedono attenzione continua, ma vogliamo anche sottolineare gli sviluppi positivi, come l’avvio dei fondi della Reform and Growth Facility e la revoca delle misure da parte della Commissione”, ha detto a riguardo il relatore Riho Terras (I | PPE), estone.

“Il Paese ha recentemente compiuto importanti passi di riforma ed è essenziale che il governo continui su questa strada e rimanga saldamente orientato verso l’integrazione europea”, ha invece affermato l’eurodeputato austriaco Thomas Waitz (G | Greens) a proposito della Macedonia del Nord. Per Skopje, il Parlamento ha espresso rammarico per la mancata attuazione di alcune riforme chiave in materia di Stato di diritto, giustizia e lotta alla corruzione, che erano state suggerite da Strasburgo lo scorso anno, ma ha riconosciuto e apprezzato la continuità del percorso europeo del governo.

In ogni caso, i progressi politici da soli non bastano a sbloccare le tappe successive del processo di adesione. Il Parlamento europeo ha ribadito alla Macedonia del Nord che l’avanzamento dei negoziati resta subordinato a riforme profonde, strutturali e durature.

I voti del Parlamento europeo confermano una dinamica ormai consolidata, con alcuni Paesi dei Balcani occidentali più vicini agli standard richiesti per l’adesione all’Unione e altri ancora frenati da fragilità politiche e riforme incomplete, ma ribadiscono anche la volontà politica delle istituzioni europee a oltrepassare, non appena possibile, il formato a 27. L’ampio sostegno trasversale espresso dall’Aula è segnale di condivisione della linea tracciata dalla Commissione europea – specialmente nei nomi di Ursula von der Leyen, Kaja Kallas e Marta Kos – ossia che l’allargamento è una priorità strategica per l’Unione.

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