Gli Stati europei mostrano scarsa propensione ad aumentare i propri contributi nazionali e, per questo, gli addetti ai lavori di Bruxelles stanno già discutendo quali parti del fondo di 2.000 miliardi di euro proposto potrebbero essere tagliate se i piani di entrate dell’UE dovessero fallire.
La Commissione europea vuole introdurre due nuove “risorse proprie” per finanziare direttamente il bilancio dell’UE, oltre ai contributi nazionali, al fine di finanziare priorità quali la difesa e rimborsare il debito di 168 miliardi di euro emesso nell’ambito del fondo NextGenerationEU (NGEU).
La prima, TEDOR, sarebbe un prelievo del 15% sulle imposte nazionali sul tabacco. La seconda, CORE, sarebbe un’imposta sulle società che vedrebbe le grandi aziende con un fatturato superiore a 100 milioni di euro operanti nell’UE pagare un prelievo annuale basato sul loro fatturato.
Insieme, i due prelievi dovrebbero generare circa 125 miliardi di euro entro il 2034, alleviando la pressione sui bilanci nazionali.
Tuttavia, diversi paesi dell’UE, che devono approvarli all’unanimità, e le aziende del settore rimangono scettici sui piani dell’esecutivo dell’UE.
Eurobarometro: i cittadini chiedono più sicurezza, unità e risorse
Se queste risorse proprie proposte non si concretizzeranno, “la conseguenza sarà una riduzione della capacità di spesa del bilancio o un aumento dei contributi nazionali”, ha dichiarato un funzionario della Commissione a Euractiv.
TEDOR: contributi nazionali mascherati?
Alcuni Stati membri, come la Svezia, il Portogallo e l’Italia, hanno espresso dubbi sul TEDOR. Un diplomatico dell’UE lo ha descritto come un contributo nazionale “mascherato”, poiché attualmente queste entrate confluiscono direttamente nei bilanci nazionali.
La Commissione ha cercato di attenuare l’opposizione collegando le entrate previste dal TEDOR ai negoziati in corso per la revisione della direttiva sulle accise sul tabacco (TED), nell’ambito della quale ha proposto aumenti significativi delle imposte.
Secondo un diplomatico dell’UE, il messaggio della Commissione era chiaro: più alte saranno le aliquote fiscali riviste sul tabacco, meno gli Stati membri sentiranno la perdita derivante dal trasferimento di parte delle entrate a Bruxelles.
Il TEDOR è anche più delicato dal punto di vista politico rispetto al CORE, poiché ha una dimensione di salute pubblica: una tassazione più elevata dovrebbe rendere il fumo meno attraente.
Ma ci sono dei rischi. Se le autorità di contrasto in tutto il blocco non riusciranno a frenare il previsto aumento delle attività del mercato nero, ciò potrebbe alla fine compromettere il gettito fiscale derivante dal tabacco.
CORE: l’industria sul piede di guerra
I gruppi industriali sostengono che l’imposta sulle società comprometterebbe l’attrattiva dell’UE come destinazione per gli investimenti e danneggerebbe la competitività, una delle principali priorità della Commissione.
“Dobbiamo aspettarci discussioni difficili sulla questione”, ha affermato Cinzia Alcidi, analista senior del Centro per gli studi politici europei (CEPS), poiché i grandi operatori del settore stanno ora aumentando la pressione sui loro governi per bloccare la proposta.
Ha dichiarato a Euractiv che molte aziende preferirebbero che i governi aumentassero i contributi nazionali, invece di pagare l’imposta CORE.
Allo stesso tempo, però, gran parte del prossimo bilancio dell’UE “dovrebbe andare alle aziende, perché la competitività è ora uno degli obiettivi chiave”.
“È una grande contraddizione, tutti sembrano concordare sul fatto che abbiamo bisogno di maggiori spese a livello europeo. Ma, in sostanza, nessuno vuole contribuire”, ha aggiunto Alcidi.
L’UE può arrivare a un bilancio da 2.000 miliardi di euro a colpi di tasse?
Un aumento delle imposte interne per finanziare i contributi nazionali potrebbe rivelarsi politicamente rischioso, dato che molti paesi dell’UE sono alle prese con prospettive economiche poco rosee.
I contributori netti, ovvero i paesi che versano al bilancio dell’UE più di quanto ricevono, come la Germania, sono scettici riguardo alla proposta CORE della Commissione.
Dove tagliare se i fondi scarseggiano
Se il bilancio complessivo dell’UE venisse ridotto, il fondo Horizon per la ricerca e l’innovazione dell’UE sarebbe la vittima più probabile, secondo l’analista. La Commissione ha proposto 175 miliardi di euro per il fondo, rispetto ai 95 miliardi di euro del bilancio attuale.
“La mia preoccupazione è che Horizon sarà il primo candidato a subire tagli”, ha affermato Alcidi, aggiungendo che il programma non ha il potere di lobbying di gruppi come quello degli agricoltori.
“Se si ritiene che Horizon possa contribuire all’innovazione e alla produttività, questa non è necessariamente la scelta giusta”, ha affermato, sottolineando tuttavia che nei prossimi mesi sarà necessario prendere decisioni realistiche.
I tagli a Horizon minerebbero il tentativo dell’Europa di attrarre ricercatori da tutto il mondo, principalmente dagli Stati Uniti.
Un altro potenziale grattacapo
Le discussioni potrebbero diventare ancora più complesse per Bruxelles e le capitali dell’UE quando si tratterà del sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE (ETS), il principale meccanismo di tariffazione del carbonio dell’UE, che costituisce un’altra fonte di entrate proprie. Nel prossimo bilancio, si prevede che porterà circa 9,6 miliardi di euro all’anno.
Le entrate dell’ETS provenienti dal settore marittimo potrebbero essere significativamente influenzate se entro la fine dell’anno venisse raggiunto un nuovo accordo globale sulle emissioni del trasporto marittimo, sotto l’egida dell’Organizzazione marittima internazionale.
In tale scenario, l’ETS europeo potrebbe dover essere allineato al quadro globale, una mossa che ha creato divisioni all’interno della Commissione, come riportato recentemente da Euractiv.

