L’Unione europea sta rafforzando le risorse impiegate per contrastare gli incendi che stanno colpendo Francia e Spagna e assicura che il sistema comune dispone ancora di capacità sufficienti per intervenire. “Non siamo affatto vicini all’esaurimento delle capacità complessive del nostro Meccanismo di protezione civile, né delle capacità che potenzialmente abbiamo a disposizione attraverso tale meccanismo”, ha dichiarato la portavoce della Commissione europea Anna-Kaisa Itkonen rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont, mentre i due Paesi affrontano alcuni dei roghi più gravi della loro storia recente.
Come indicato dalla portavoce UE, Bruxelles ha mobilitato per la Francia velivoli ed elicotteri provenienti da Portogallo, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia, Germania e Turchia, oltre a una squadra tecnica svedese. In Spagna sono stati dispiegati Canadair italiani e greci, Air Tractor turchi e squadre terrestri provenienti da Portogallo e Serbia. “Nessun Paese può da solo disporre di tutte le risorse necessarie per affrontare ogni possibile disastro e crisi”, ha sottolineato Itkonen: è proprio nella messa in comune dei mezzi, anche oltre i Ventisette, che risiede “la forza del sistema europeo”.
L’entità e l’intensità dei roghi sta mettendo sotto pressione le leadership di Parigi e Madrid. In Francia, il presidente Emmanuel Macron si sta impegnando in prima persona nel seguire le operazioni di soccorso. Infatti, poche ore dopo aver presieduto di persona la cellula di crisi convocata a Parigi, il presidente francese si è recato direttamente in Gironda, alla caserma d’Ornano di Bordeaux, insieme al ministro dell’Interno Laurent Núñez e alla prefetta Sophie Brocas.
Sul posto ha usato parole che finora nessun leader francese aveva impiegato in questa stagione di incendi. Macron ha parlato di un rogo “completamente senza precedenti”, il più grave dalla Seconda guerra mondiale.
Poco dopo, il primo ministro Sébastien Lecornu ha reso ufficiale un dato a sostegno di quelle parole: dall’inizio dell’anno in Francia sono stati censiti 13.566 principi d’incendio e sono già andati in fumo 116.085 ettari, un quadro che lui stesso ha definito “un’annata di incendi senza precedenti”.
Non si tratta più soltanto del singolo fronte della Gironda, per quanto rimanga ancora colpito, ma di più fronti che insieme costituiscono il record nazionale — record che arriva proprio mentre una nuova ondata di caldo, con temperature previste oltre i 40 gradi, rischia di vanificare i progressi fatti nelle ultime ore.
Sul campo, la situazione procede a velocità diverse. Il fronte delle Landes è stato dichiarato come domato, anche se resta “virulento” secondo Núñez. Quello della Gironda resta invece ancora attivo: il ministro ha descritto il fuoco come dotato di “vita propria”. Jerome Steffe, sindaco di Cestas, comune a sud di Bordeaux, ha raccontato alla BBC che sarà “l’incendio del secolo”: due giorni fa ha dovuto far evacuare 17.000 residenti nel cuore della notte, mentre il fronte si allargava fino a bruciare 42.000 ettari nella zona e a distruggere 240 abitazioni. Il sindaco ha descritto la situazione nel suo comune come catastrofica, aggiungendo che, seppur avanzando più lentamente, il fuoco resta pericoloso a causa del rischio di braci volanti e di un improvviso cambio di vento; le squadre restano al momento concentrate sulla creazione di fasce tagliafuoco.
Emerge inoltre un elemento nuovo sul piano investigativo. Núñez ha reso noto sui social che nove incendi su dieci hanno origine umana, spesso per negligenza — ad esempio un mozzicone di sigaretta, un barbecue, lavori condotti senza le dovute precauzioni — ma ha precisato che non tutti sono accidentali: dal 6 luglio sono state arrestate 162 persone. Questo dettaglio sposta parte della narrazione da fenomeno esclusivamente climatico a questione anche di prevenzione e controllo del territorio. Altri fronti restano attivi nel Var e in Alta Corsica, sull’isola di Corsica.
A ovest di Madrid è già il quinto giorno senza tregua
Lunedì è stato, in Spagna, il quinto giorno consecutivo di emergenza nazionale in merito agli incendi che avanzano a ovest della capitale. L’analisi delle immagini satellitari condotta da BBC Verify mostra che il fronte ha ormai superato i 27.000 ettari, dopo che tre incendi distinti — nelle aree di Almorox, Villa del Prado e San Martín de Valdeiglesias — si sono fusi in un unico grande fronte nell’arco di due giorni. Le autorità locali lo descrivono come il peggior incendio nella storia della regione, con circa 60.000 persone evacuate finora. Il primo ministro Pedro Sánchez ha ammesso che si prospettano “ore difficili”. Un secondo fronte si è intanto aperto vicino a Valencia, dove le fiamme hanno già bruciato 4.300 ettari e costretto 15.000 persone a lasciare le proprie case.
Anche a Bruxelles il tono con cui l’emergenza viene raccontata è cambiato. La commissaria europea per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, ha ribadito che “nessun Paese dovrebbe mai dover affrontare da solo un disastro di questa portata”, ricordando che l’Unione ha già dispiegato aerei, vigili del fuoco ed equipaggiamenti attraverso il Meccanismo di protezione civile. Dietro l’intensità di questa stagione, secondo il Copernicus Climate Change Service, c’è un dato strutturale che va oltre la singola estate: l’Europa è il continente che si riscalda più rapidamente al mondo, a un ritmo doppio rispetto alla media globale. Il risultato è un continente esposto a ondate di calore più frequenti, maggiore pressione sulle risorse idriche e incendi più intensi — esattamente la combinazione di fattori osservata in queste settimane tra Francia e Spagna.
La vicepresidente esecutiva della Commissione europea Teresa Ribera ha però avvertito che la risposta operativa non basta. L’Europa, ha dichiarato in un’intervista a El País, “non è preparata alle conseguenze del cambiamento climatico che stiamo già vedendo”. Bruxelles presenterà a ottobre una nuova strategia per l’adattamento climatico, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza dell’Unione di fronte a incendi che “prendono vita propria e sono molto più difficili da gestire”. Ribera ha ricordato i progressi compiuti nel coordinamento europeo, ma ha riconosciuto che il continente continua a non essere “manifestamente preparato” a una realtà “terribile” e profondamente ingiusta sul piano sociale.
Secondo la vicepresidente, l’Europa deve prepararsi anche a scenari compresi tra 3 e 4 gradi al di sopra della temperatura media preindustriale entro la fine del secolo, con conseguenze sulle rese agricole, sulle città e sulla frequenza degli eventi estremi. “La prima questione da evitare è un negazionismo criminale”, ha affermato Ribera, accusando alcune forze politiche europee di pensare che il problema possa scomparire semplicemente negandolo.
Il PD preme per una riunione straordinaria sugli incendi
Sul piano politico, la delegazione del Partito democratico al Parlamento europeo ha chiesto alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e alla commissaria per la Gestione delle crisi Hadja Lahbib di convocare una riunione straordinaria con gli Stati membri maggiormente colpiti. La proposta, di cui l’eurodeputata Georgia Tramacere è prima firmataria, parte dall’emergenza che interessa anche l’Italia, con particolare riferimento ai roghi in Puglia, e mira a rafforzare il coordinamento europeo. I dem ricordano che per l’estate è già stato predisposto il più ampio dispositivo antincendio dell’Unione, composto da 22 aeromobili, cinque elicotteri e 777 vigili del fuoco preposizionati nei Paesi più esposti, ma ritengono che la crescente intensità degli incendi imponga ulteriori investimenti nella cooperazione e nella prevenzione.
Più netta la posizione dei Verdi europei. “L’Europa è in fiamme”, ha dichiarato la capogruppo Terry Reintke, secondo cui gli incendi e le ondate di calore non rappresentano normali condizioni estive, ma sono “la conseguenza di anni di inazione politica e di un indebolimento dell’ambizione climatica”. Reintke ha chiesto alla Commissione di intervenire immediatamente, rafforzando il sostegno ai vigili del fuoco e aiutando città e famiglie vulnerabili ad affrontare le temperature estreme attraverso più zone d’ombra, alberi, punti d’acqua e spazi di refrigerio, senza aumentare le bollette energetiche.
Intanto, nei prossimi giorni la variabile decisiva resterà il meteo. Il servizio meteorologico spagnolo prevede condizioni severe almeno fino a domenica, con rischio “estremo” di incendi. In Francia, Gironda e Landes restano in allerta gialla per un’ondata di caldo che dovrebbe toccare il picco mercoledì, complicando ulteriormente gli sforzi per contenere fronti già definiti molto imprevedibili. Resta inoltre da vedere se le indagini aperte dopo i 162 arresti porteranno a nuovi elementi sulle cause dolose di alcuni dei roghi più gravi.
[a cura di Marco Boi e Simone Cantarini]

