La Commissione europea ha avviato, in data 30 luglio 2026, la prima consultazione mirata prevista dal nuovo Regolamento Ue sull’acciaio, entrato in vigore un mese fa. L’esecutivo comunitario chiede a produttori, importatori e utilizzatori del settore se lo scudo doganale approvato a giugno debba estendersi anche a tubi, tubazioni e profilati cavi in ghisa, fili non legati e in lega, fili inossidabili e barre forgiate, tutte categorie che per ora restano fuori dall’elenco dei prodotti protetti.

Il nuovo regime ha già dimezzato le quote di importazione esenti da dazio rispetto al 2024 e raddoppiato al 50% il dazio sulle importazioni fuori quota, ma si applica oggi a ventisei categorie di prodotti siderurgici. Decidere se ampliarlo ad altre quattro categorie significa stabilire quanta parte della filiera europea dell’acciaio — dalle grandi acciaierie ai piccoli trasformatori che lavorano tubi e fili — resterà al riparo dalla concorrenza a basso costo, soprattutto asiatica, e quanta continuerà invece a rifornirsi ai prezzi del mercato globale.

Una revisione che era già scritta nel regolamento

Il Regolamento (UE) 2026/1384, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 giugno e applicabile dal 1° luglio, ha sostituito la misura di salvaguardia in vigore dal 2018, nel frattempo scaduta. Il nuovo sistema fissa un contingente esente da dazio di 18,3 milioni di tonnellate l’anno, il 47% in meno rispetto al 2024, e impone un dazio del 50% (prima al 25%) su tutto ciò che supera quella soglia, insieme a un regime di tracciabilità dell’origine dell’acciaio noto come “fusione e colata”. Ad approvarlo definitivamente, dopo l’accordo raggiunto in aprile tra Parlamento e Consiglio, è stato lo stesso Consiglio dell’Ue l’8 giugno.

Fin dal testo del regolamento, però, Bruxelles si era impegnata a rivedere periodicamente il proprio raggio d’azione. Entro il 31 dicembre 2026 la Commissione deve valutare se estendere la copertura a categorie di prodotti non ancora incluse, proprio quelle oggetto della consultazione attuale, mentre una revisione più ampia, che riguarderà anche i beni a valle contenenti acciaio come materiale, è prevista entro giugno 2027. La consultazione, aperta a produttori, utilizzatori, commercianti, importatori e associazioni di categoria, resterà attiva per otto settimane, fino al 30 settembre, secondo quanto comunicato dalla Commissione europea.

Si tratta della seconda consultazione mirata avviata quest’anno sul dossier siderurgico, seppur riguardante un aspetto diverso rispetto alla prima: tra giugno e luglio Bruxelles aveva già interpellato gli operatori sulle prove documentali necessarie a dimostrare il Paese di fusione e colata dell’acciaio importato, un tema legato a quello della tracciabilità. Quella attuale riguarda invece il perimetro stesso della protezione doganale, cioè quali prodotti debbano rientrarvi.

Il contesto concerne una sovraccapacità produttiva globale che il Consiglio dell’UE stima già oltre i 620 milioni di tonnellate, con proiezioni fino a 721 milioni entro il 2027, più di cinque volte il consumo annuo dell’Unione. Nel 2024 il tasso di utilizzo della capacità produttiva europea era sceso al 67%, mentre la sola Cina, secondo i dati dell’associazione World Steel, ha prodotto oltre un miliardo di tonnellate di acciaio, più della metà del totale mondiale. All’epoca della presentazione della proposta, il commissario al Commercio Maroš Šefčovič aveva definito le misure «necessarie, efficaci ed equilibrate», in nome dell’autonomia strategica europea.

Dal primo luglio scatta lo “scudo” UE sull’acciaio: quote ridotte e dazi al 50%

Tra protezione e rischio di effetto boomerang

Il settore siderurgico ha accolto favorevolmente le disposizioni del nuovo regolamento. Eurofer, l’associazione europea dei produttori di acciaio, lo ha definito una svolta storica nella politica commerciale e industriale dell’Ue, sottolineando che l’obiettivo non è isolare il mercato europeo ma quello di difendere una capacità produttiva già indebolita: «Non si tratta di alzare il ponte levatoio sul commercio dell’acciaio», ha dichiarato il direttore generale Axel Eggert.

Resta però da capire come reagiranno, nelle prossime settimane, quelli che sono gli utilizzatori a valle, ovvero le imprese che trasformano tubi e fili, e i settori manifatturieri che dipendono da quei semilavorati per riuscire a contenere i costi di produzione. Un allargamento del perimetro protetto rafforzerebbe le acciaierie europee, ma rischia di far salire i prezzi di approvvigionamento per chi quei prodotti li acquista per lavorarli ulteriormente, comprese le piccole e medie imprese che il regolamento dice di voler tutelare.

La consultazione é arrivata a un mese esatto dall’entrata in vigore del regolamento, rispettando l’obbligo che il testo stesso impone alla Commissione. È un passaggio procedurale, ma anche politico: dimostra che Bruxelles intende applicare con rigore il meccanismo di revisione periodica, in un momento in cui il surplus produttivo industriale, a partire da quello cinese, resta al centro del dibattito su competitività e autonomia strategica europea.

Nei prossimi due mesi si capirà quali categorie di prodotti saranno oggetto di maggiori pressioni in termini di richieste di protezione. Entro il 31 dicembre la Commissione dovrà decidere se ampliare l’elenco dei prodotti coperti dal regolamento; entro giugno 2027 avverrà una revisione ancora più ampia, che valuterà se includere anche i beni a valle che contengono acciaio come materiale. Sarà quel passaggio, più della consultazione odierna, a chiarire se l’Ue riuscirà a tenere insieme protezione industriale e apertura del mercato interno, o se dovrà scegliere tra le due.

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