L’Unione europea ha chiesto alla Cina di limitare volontariamente le esportazioni di veicoli ibridi, nell’ambito di un’intesa pensata per evitare una guerra commerciale tra le due parti. Lo riporta il Financial Times, citando tre persone a conoscenza del dossier, mentre le tensioni tra Bruxelles e Pechino crescono in vista di incontri decisivi in programma il mese prossimo nella capitale cinese.
Secondo le fonti citate dal quotidiano, Bruxelles vorrebbe un impegno da parte di Pechino a contenere le vendite di veicoli ibridi prodotti in Cina intorno al 15% del mercato UE, contro oltre un terzo attuale. La richiesta arriva mentre i costruttori europei annunciano licenziamenti di massa a fronte dei modelli cinesi più economici che stanno saturando il mercato.
“Se non limiteranno le loro esportazioni verso il nostro mercato, lo faremo noi”, ha dichiarato un funzionario UE citato dal Financial Times. “Si tratta di fermare la deindustrializzazione. Dobbiamo agire. È una questione di commercio gestito.”
Lo stesso funzionario ha aggiunto che Bruxelles ha proposto restrizioni anche su altri prodotti, tra cui i prodotti chimici, e che il blocco vuole che la Cina acquisti più beni europei per riequilibrare gli scambi.
Il deficit commerciale e la scadenza di ottobre
L’UE ha fissato a giugno una scadenza di ottobre per ottenere “risultati tangibili” nella riduzione del proprio deficit commerciale con la Cina, istituendo con Pechino il forum EU-China Trade and Investment Consultations (TIC) per affrontare le questioni di accesso al mercato.
Il deficit commerciale dell’UE con la Cina, pari a circa un miliardo di euro al giorno, ha “raggiunto un punto di svolta”, ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato mercoledì. Von der Leyen ha parlato di un “secondo shock cinese” ormai in corso, aggiungendo: “Siamo chiari: useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per riequilibrare la nostra relazione. Le parole sono importanti. Ma i fatti lo sono di più.”
Il commissario UE al Commercio, Maroš Šefčovič, doveva sentire giovedì il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, in vista di un viaggio a Pechino previsto il mese prossimo, come confermato da un portavoce della Commissione.
Il precedente giapponese
Una delle fonti citate dal Financial Times ha spiegato che, proponendo a Pechino una limitazione volontaria delle esportazioni, Bruxelles punta a replicare il tipo di accordo raggiunto con il Giappone nel 1986, quando Tokyo accettò restrizioni sulle esportazioni di veicoli giapponesi, una misura rimasta in vigore fino al 1999.
Quell’intesa spinse allora aziende come Toyota e Nissan a investire nell’UE o a collaborare con produttori locali. Restrizioni di questo tipo ed eventuali controlli sui prezzi erano più comuni prima dell’accelerazione della globalizzazione negli anni Duemila, con l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio.
La crescita delle importazioni di ibride
Bruxelles ha imposto dazi anti-sovvenzione fino al 45% sui veicoli elettrici cinesi nell’ottobre 2024, misura che ha spinto Pechino a varare dazi di ritorsione su cognac, carne e prodotti lattiero-caseari europei. Le importazioni di veicoli elettrici a batteria sono cresciute in seguito solo moderatamente, ma quelle di ibride cinesi, soggette a un dazio piatto del 10%, sono aumentate rapidamente: da 3.800 veicoli nell’ottobre 2024 a 50.000 nel luglio 2026, con prezzi medi in calo.
Aziende come Volkswagen chiedono da tempo dazi punitivi anche sulle auto ibride importate. Una delle fonti ha definito “enorme” la pressione sull’UE affinché intervenga, dopo che le importazioni cinesi di ibride hanno toccato un massimo nel secondo trimestre dell’anno.
Le posizioni di Germania e Francia
La Commissione spera che Pechino accetti restrizioni volontarie, a conferma della scelta di percorrere la via negoziale. In Germania e Francia, le due maggiori economie europee, si starebbe però formando un consenso per un’azione più decisa contro la Cina, dopo anni di divisioni sul tema.
Šefčovič ha detto mercoledì di voler ottenere “risultati positivi” sul riequilibrio commerciale prima della sua partenza per la Cina, prevista nella seconda settimana di ottobre. Pechino, dal canto suo, chiede ai paesi UE di rimuovere i controlli sulle esportazioni e le sanzioni contro le aziende cinesi come parte del negoziato, e nega di ricorrere a sovvenzioni, attribuendo i prezzi competitivi all’efficienza delle proprie imprese. Il ministero degli Esteri cinese non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento del Financial Times; la Commissione europea non ha commentato.

