Le vendite di auto elettriche con un prezzo di partenza inferiore a 25mila euro saranno nel 2026 sette volte superiori rispetto a quelle registrate nel 2024. È quanto emerge dal nuovo rapporto sull’avanzamento del mercato elettrico pubblicato il 5 ottobre da Transport & Environment (T&E), la federazione europea delle organizzazioni per i trasporti sostenibili.
Secondo l’analisi, l’ampliamento dell’offerta di modelli più accessibili è legato ai target europei sulle emissioni di CO2 delle auto, mentre un loro indebolimento in vista del 2030 rischierebbe di frenare la crescita di questi modelli. Il rapporto arriva mentre Parlamento europeo e Consiglio stanno negoziando la revisione dei limiti, con il voto dei colegislatori atteso in autunno.
T&E prevede che nel 2027 le vendite dei modelli sotto i 25mila euro aumenteranno di un ulteriore 34%, arrivando a circa dieci volte il livello del 2024, mentre i modelli con un prezzo di partenza inferiore ai 30mila euro potrebbero rappresentare quasi un quarto del mercato elettrico. Alla fine del 2026 saranno disponibili 16 modelli sotto i 25mila euro, il doppio rispetto all’anno precedente, quattro dei quali sotto i 20mila euro. Nei primi sei mesi dell’anno sono stati introdotti sul mercato quasi 40 nuovi modelli elettrici a batteria, portando l’offerta complessiva oltre quota 150. Entro dicembre se ne attendono circa 60 in totale, contro una media di 15 all’anno tra il 2021 e il 2025.
Il direttore auto di T&E, Lucien Mathieu, ha messo in relazione l’andamento della domanda con il costo dei carburanti. Ha citato il caso della Volkswagen ID. Polo, che avrebbe superato i 40.000 ordini e che, per alcune configurazioni, presenta tempi di consegna di almeno dieci mesi, secondo quanto riportato dalla stampa di settore. Per Mathieu, “il problema non era la domanda, ma ciò che i costruttori avevano da offrire”.
Mercato in crescita e prezzi dei carburanti
Tra gennaio e agosto 2026 nell’Unione europea sono state immatricolate 1.641.333 auto elettriche a batteria, il 45% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo i dati dell’associazione dei costruttori europei Acea, con una quota di mercato del 21,7%, contro il 15,8% di un anno prima. Nel secondo trimestre le elettriche hanno superato per la prima volta nell’arco di un intero trimestre le vendite delle auto esclusivamente a benzina, raggiungendo una quota del 22%, mentre ad agosto questa è salita al 28%. Francia e Germania hanno concentrato circa metà delle vendite di elettriche nel primo semestre, mentre l’Italia ha segnato un aumento del 69% dei volumi, pur rimanendo su quote a una cifra.
Nello stesso periodo le immatricolazioni di auto a benzina sono diminuite del 18,6% e quelle diesel di una percentuale simile, portando la quota combinata al 29% dal 37,5%. T&E attribuisce parte dell’accelerazione anche all’aumento dei costi di rifornimento. Dall’inizio della guerra in Iran il gasolio è aumentato del 38% e il costo del pieno per un serbatoio da 50 litri è salito di 30 euro. Lo shock dei prezzi del petrolio è costato agli automobilisti europei 53 miliardi di euro, 40 dei quali legati al diesel. Secondo il rapporto, chi fosse passato all’elettrico all’inizio della crisi avrebbe risparmiato circa 350 euro di costi di esercizio entro la metà di settembre.
Le proposte in discussione sul 2030 e il 2035
Secondo T&E, i target attualmente in vigore per il periodo 2025-2027 stanno dando risultati: i costruttori hanno già colmato il 75% della distanza dall’obiettivo e BMW, il pool Mercedes-Volvo, Stellantis, Kia e il pool Tesla-Ford risultano già conformi. Volkswagen presenta un divario di 7 grammi di CO2 al chilometro, che l’organizzazione considera colmabile grazie ai nuovi modelli compatti ID. Polo, Cupra Raval e Škoda Epiq. Tutti i costruttori europei dovrebbero riuscire a rispettare i limiti entro la fine del triennio.
L’organizzazione critica la proposta del relatore del Partito popolare europeo, Massimiliano Salini, che include tra le altre cose la media quinquennale del target 2030, un’esenzione per i veicoli alimentati con “carburanti ammissibili”, come i biocarburanti, e, per il 2035, una riduzione del 73% delle emissioni rispetto al 2021 invece del 100%. Secondo le stime di T&E, con questa proposta la quota delle auto elettriche si fermerebbe al 22% nel 2030, contro il 47% previsto dalla proposta della Commissione, e al 39% nel 2035, contro l’85%. Le vendite dei modelli sotto i 25mila euro calerebbero di quasi tre quarti entro il 2030, mentre la proposta della Commissione comporterebbe una riduzione di oltre la metà.
L’analisi calcola inoltre che la proposta Salini produrrebbe 2,8 miliardi di tonnellate di CO2 aggiuntive tra il 2025 e il 2050, pari a un incremento del 40%, oltre a circa 3,5 miliardi di barili di petrolio importati in più, per una spesa aggiuntiva di 288 miliardi di euro. Sul fronte industriale, le vendite globali di auto elettriche dei costruttori europei nel 2035 si fermerebbero a 5,7 milioni di unità, contro gli 11,9 milioni dei produttori cinesi. Con gli attuali target, invece, secondo T&E, i produttori europei potrebbero colmare il divario entro lo stesso anno. Per Mathieu, indebolire ora il target 2030 “strozzerebbe” i modelli accessibili proprio nel momento in cui stanno arrivando sul mercato.
T&E chiede di respingere il congelamento della correzione del fattore di utilità per gli ibridi plug-in, la media quinquennale 2028-2032, il meccanismo dei crediti per i carburanti dal 2035 e le vetture alimentate esclusivamente con carburanti ammissibili. Chiede inoltre di limitare i crediti per l’acciaio a basse emissioni al solo acciaio verde prodotto nell’Ue e di riservare i super-crediti alle auto elettriche di piccole dimensioni, sotto i 4,1 metri.

