Il G7 di Evian si è chiuso rivendicando una ritrovata unità sulle principali crisi internazionali, dall’Ucraina all’accordo tra Stati Uniti e Iran, e una serie di impegni su sicurezza energetica, minerali critici, squilibri economici, cooperazione allo sviluppo, salute globale, migrazione e criminalità organizzata. Dietro l’immagine di compattezza offerta dalla presidenza francese restano tuttavia aperti interrogativi sull’effettiva portata degli impegni, sulle risorse necessarie per attuarli e sulla capacità del gruppo di tradurre le dichiarazioni politiche in risultati concreti, soprattutto nei confronti dei Paesi più vulnerabili.

Al posto di un unico comunicato conclusivo, i leader hanno adottato all’unanimità nove dichiarazioni tematiche: una sulle questioni geopolitiche, con gli impegni su Ucraina, Iran, Hormuz, Libano e Gaza; una sulla crescita resiliente e sugli squilibri economici globali; una sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento dei minerali critici; una sui partenariati internazionali e sulla riforma della cooperazione allo sviluppo; una sulla risposta coordinata all’epidemia di Ebola Bundibugyo; una sulla lotta contro il cancro; una sulla protezione dei minori nello spazio digitale; una sul contrasto al traffico di migranti; e una sulla lotta al narcotraffico. La scelta di separare i dossier ha permesso di evidenziare le convergenze raggiunte, ma anche di evitare una sintesi generale sulle questioni più divisive, dal commercio al rapporto con la Cina, fino agli effetti economici delle guerre.

Sul vertice ha pesato soprattutto l’ingombrante presenza del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, protagonista dei dossier più delicati e punto di riferimento obbligato per alleati e partner. L’accordo con l’Iran è stato presentato come un risultato dell’iniziativa americana, mentre sull’Ucraina l’attenzione si è concentrata sull’incontro tra il presidente statunitense, Emmanuel Macron e Volodymyr Zelensky. Anche quando il G7 ha mostrato una maggiore compattezza rispetto al vertice canadese del 2025, la fotografia emersa da Evian è stata quella di un gruppo ancora fortemente dipendente dalle scelte della Casa Bianca, tanto sulla pressione da esercitare sulla Russia quanto sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz e sugli equilibri commerciali globali.

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Un vertice “deludente”

Dietro la patina di successo rivendicata dai leader, l’organizzazione per lo sviluppo ONE ha tracciato un bilancio molto più severo, definendo il risultato complessivo del vertice “deludente” e sostenendo che i partecipanti non siano stati all’altezza di aspettative già basse. ONE ha accolto favorevolmente l’accordo con l’Iran e il riconoscimento dell’epidemia di Ebola in Africa centrale come minaccia globale, ma ha denunciato l’assenza di interventi concreti per i Paesi maggiormente colpiti dalle due crisi.

Secondo Khalil Elouardighi, direttore di ONE Francia, “con lo shock petrolifero, milioni di persone hanno già pagato il prezzo di una guerra che non hanno causato. L’accordo di pace è un primo passo promettente, ma i Paesi africani più colpiti dall’impennata dei prezzi hanno bisogno ora di finanziamenti di emergenza e di una sospensione temporanea del debito”.

Sul fronte sanitario, Elouardighi ha osservato che “è un segnale positivo che il G7 abbia finalmente riconosciuto l’epidemia di Ebola in Africa centrale come una minaccia globale. Ciò che manca ancora sono azioni concrete e investimenti nella sicurezza sanitaria, oltre a quanto già annunciato dagli Stati Uniti”.

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La critica più ampia riguarda la cooperazione allo sviluppo, in un momento in cui molti Paesi africani devono affrontare contemporaneamente emergenze sanitarie, climatiche, economiche e finanziarie. “Cambiamento climatico, shock economici, epidemia di Ebola, guerra civile in Sudan e 21 Paesi sull’orlo della bancarotta: all’Africa viene chiesto di affrontare più crisi con meno risorse. Se il G7 vuole essere un partner più forte per l’Africa, deve passare dalle parole ai fatti e investire di più, non di meno”, ha affermato il direttore di ONE Francia.

L’organizzazione ha contestato anche l’impostazione dei partenariati proposti al continente africano. “Il G7 non ha colto la proposta che il presidente keniota Ruto ha portato a nome dell’Africa: un sostegno attivo del G7 all’industrializzazione africana e un aumento del sostegno sotto forma di sovvenzioni”, ha sottolineato Elouardighi.

Anche la nuova alleanza sui minerali critici, presentata come uno dei risultati economici più significativi del vertice, viene giudicata insufficiente. “Il G7 ha annunciato una nuova alleanza per migliorare l’accesso ai minerali critici e ridurre la dipendenza dalla Cina. Il loro punto cieco è l’Africa: se vogliono un migliore accesso alle risorse africane, devono offrire un accordo migliore di quello della Cina”, ha concluso Elouardighi.

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