La Commissione europea conferma che sono in corso contatti tecnici con le autorità de facto afghane sul dossier dei rimpatri e che una missione in Afghanistan ha già avuto luogo a gennaio, mentre resta senza conferma, per ora, l’ipotesi di un incontro a Bruxelles nelle prossime settimane.
Una delegazione talebana, secondo quanto riportato dal sito Euractiv, sarebbe attesa a Bruxelles prima dell’estate per colloqui molto delicati con funzionari dell’UE e del Belgio in merito all’espulsione di cittadini afghani. Secondo le fonti citate dal sito europeo, l’incontro sarebbe organizzato su iniziativa del ministero belga per le Migrazioni, ma dovrebbe vedere la partecipazione anche di funzionari della Commissione europea, del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) e di altre amministrazioni nazionali selezionate, tra cui la Svezia. Sempre in base a quanto riportato dal sito europeo, a porre le basi per un successivo incontro a Bruxelles, sarebbe stata la visita a Kabul, avvenuta a gennaio, di funzionari dell’UE e del Belgio.
“Non posso confermare che un incontro con le autorità de facto dell’Afghanistan sia previsto in questa fase a Bruxelles, né che sia stato inviato un invito”, ha affermato durante il briefing di mezzogiorno con la stampa a Bruxelles, il portavoce UE, Markus Lammert. “Quello che posso confermare” è che “i contatti a livello tecnico sono in corso e una missione in Afghanistan ha già avuto luogo all’inizio di quest’anno, precisamente a gennaio”, ha aggiunto Lammert, ricordando che si tratta di una linea d’azione già annunciata dalla presidente Ursula von der Leyen nella lettera sulla migrazione inviata a dicembre al Consiglio europeo. Lo stesso portavoce ha poi precisato che l’impegno della Commissione “fa seguito anche a una lettera congiunta dell’ottobre 2025 di 20 ministri dell’Interno e della Migrazione, che chiedevano un maggiore sostegno dell’UE per i rimpatri verso l’Afghanistan”.
Circa 20 governi nazionali stanno esercitando pressioni per un meccanismo a livello europeo che coordini l’espulsione dei cittadini afghani che non hanno il diritto legale di rimanere nel blocco o che sono stati condannati per reati.
Uno tra i primi Paesi a muoversi in tal senso, è stata la Germania che, pur senza riconoscere i talebani come governo legittimo dell’Afghanistan, ha ormai aperto un canale diretto con le autorità de facto di Kabul sul dossier dei rimpatri.
La Germania ha già rimpatriato più di 100 cittadini afghani dal 2024, utilizzando voli charter resi possibili dal Qatar. L’ultima operazione di espulsione è avvenuta a fine febbraio la Germania e ha riguardato 20 cittadini afghani condannati per reati, in quello che Die Zeit ha definito il primo volo charter organizzato “sulla base di un accordo diretto”, mentre in passato il Qatar aveva svolto un ruolo di mediazione. Anche l’Austria ha adottato misure simili.
Ospitare una delegazione talebana a Bruxelles resta altamente controverso perché significherebbe aprire un canale politico con un regime che, dopo il suo ritorno al potere nel 2021, ha cancellato in modo sistematico i diritti fondamentali di donne e ragazze.
L’Afghanistan è oggi l’unico Paese al mondo in cui l’istruzione secondaria e universitaria è vietata a ragazze e donne, e dal dicembre 2024 il bando è stato esteso anche agli istituti medici, con effetti diretti persino sulla formazione del personale sanitario femminile.
Alla repressione di genere si aggiungono la stretta sulla stampa, la chiusura di media indipendenti, gli arresti di giornalisti, nonché ripetute denunce delle Nazioni Unite su arresti arbitrari, torture e maltrattamenti ai danni di detenuti, dissidenti e persone rimpatriate con la forza.

