L’Europa non sarà mai un mediatore neutrale tra Russia e Ucraina, secondo l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, che parlando ai giornalisti in conferenza stampa, giovedì, al termine del Consiglio affari esteri di Limassol ha ribadito sta “dalla parte dell’Ucraina”, difendendo i propri “interessi di sicurezza fondamentali”.

All’inizio di questo mese, il presidente Vladimir Putin ha suggerito che l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, che ha descritto il leader russo come un amico personale, potrebbe rappresentare l’Europa. I governi europei hanno respinto tale proposta, e Kallas lo ha ribadito giovedì. Nelle ultime settimane sono emerse altre ipotesi, tra cui il presidente finlandese Alexander Stubb, il presidente del Consiglio europeo António Costa, l’ex primo ministro italiano Mario Draghi e l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel.

“Credo che sia una trappola in cui la Russia vuole farci cadere, ovvero che discutiamo su chi può parlare con loro, mentre loro scelgono già chi è adatto e chi no”, ha detto Kallas prima dell’incontro informale dei ministri degli Esteri. “Non cadiamo in questa trappola. La negoziazione è sempre un lavoro di squadra”, ha affermato.

Kallas ha comunque sottolineato di ritenere “molto importante spingere l’Ucraina e la Russia a dialogare”, ma che “un cessate il fuoco incondizionato è un prerequisito per qualsiasi tipo di negoziato di pace”.

L’ex premier estone ha anche ribadito quelle che sono le richieste e le linee rosse dell’Europa per i negoziati che devono includere la cessazione da parte della Russia delle operazioni di sabotaggio in Europa, il pagamento per la distruzione causata e che qualsiasi limitazione all’esercito ucraino debba comportare anche limitazioni all’esercito russo. “È chiaro che tutti i nostri sforzi devono essere complementari a quelli degli Stati Uniti”, ha affermato Kallas.

“Credo sia fondamentale spingere l’Ucraina e la Russia a dialogare, perché ci sono molte questioni su cui solo loro possono decidere, e nessun altro”.

Nonostante una raffica di speculazioni, alcuni ministri hanno affermato che era prematuro discutere di chi avrebbe potuto rappresentare l’Europa in possibili negoziati futuri.

“Non è questo il momento di discutere su chi condurrà i negoziati”, ha dichiarato ai giornalisti a Cipro il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys.

“Sarà l’Europa a decidere il nome del negoziatore, non il signor Putin”, ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani al suo arrivo all’incontro.

Come sottolineato da diverse testate, nella riunione di giovedì non è stata presa alcuna decisione. Citato da Reuters, un alto funzionario di uno Stato membro dell’UE ha affermato che molte domande restano senza risposta riguardo a un possibile ruolo dell’Europa nei negoziati.

“Ci sono una serie di questioni che andrebbero affrontate prima ancora di giungere a una conclusione sul nome. Quale sarebbe il mandato? A chi risponderebbero? Qual è il processo decisionale?” ha affermato il funzionario.

Parlando ai giornalisti a margine della riunione di Limassol, alcuni ministri hanno tuttavia aperto alla possibilità che l’Europa nomini un inviato in futuro, tra questi, la responsabile degli Esteri della Finlandia, Elina Valtonen, la quale ha espresso fiducia che “insieme” i Paesi UE potranno concordare un mandato, “ma forse anche individuare le persone più adatte a ricoprire questo ruolo”.

Il processo guidato dagli Stati Uniti è bloccato dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, che ha completamente assorbito le energie diplomatiche della Casa Bianca e ha lasciato l’Ucraina in disparte. “Tutti i nostri sforzi devono essere complementari a quelli degli Stati Uniti. E i ministri sono stati molto chiari su questo punto”, ha spiegato Kallas.

Kallas ha voluto chiarire che l’UE non si sostituirà agli Stati Uniti, ma affronterà concretamente le questioni che Washington non ha preso in considerazione in questi colloqui.

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