Il Parlamento europeo vuole trasformare il modo in cui l’Europa affronta il lavoro di cura, proponendo una maggiore tutela per milioni di caregiver formali e informali e chiedendo che il peso dell’assistenza non ricada più in modo sproporzionato sulle donne. In una relazione approvata in plenaria con 263 voti favorevoli, 83 contrari e 154 astensioni, gli eurodeputati hanno chiesto un nuovo approccio europeo fondato su quella che definiscono una “care society”, una società della cura.
Secondo il testo, l’accesso ai servizi di assistenza dovrebbe essere considerato un diritto fondamentale e l’Ue dovrebbe adottare misure per ridurre il divario di genere che continua a caratterizzare il settore. Gli eurodeputati chiedono servizi maggiormente basati sulla comunità e sull’assistenza domiciliare, con particolare attenzione all’invecchiamento della popolazione europea e alla crescente domanda di cure di lungo periodo.
Tra le proposte centrali figura la creazione di uno “statuto europeo dei caregiver”, che definisca standard minimi comuni per riconoscere il lavoro di cura e rafforzare i diritti di chi presta assistenza.
Il Parlamento chiede inoltre che vengano riconosciuti nei sistemi pensionistici e di sicurezza sociale i caregiver informali, vale a dire familiari o persone che assistono parenti anziani, persone con disabilità o altri soggetti vulnerabili senza essere formalmente impiegati.
Il tema riguarda decine di milioni di persone nell’Unione. Secondo i dati citati nella relazione, nell’Ue ci sono circa 6,2 milioni di caregiver professionali e circa 53 milioni di caregiver informali.
Il lavoro invisibile che pesa soprattutto sulle donne
Uno dei punti centrali della relazione riguarda la persistente disparità tra uomini e donne nella distribuzione delle responsabilità di cura.
Secondo i dati dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE), il 56% delle donne con figli sotto i dodici anni dedica almeno cinque ore al giorno alla cura dei figli, contro il 26% degli uomini. Gli eurodeputati sottolineano inoltre che le donne svolgono in media 17 ore settimanali in più di lavoro di cura non retribuito rispetto agli uomini.
Secondo il Parlamento, questa distribuzione squilibrata contribuisce a rafforzare il divario salariale e pensionistico e limita la partecipazione femminile al mercato del lavoro.
Per questo la relazione propone campagne di sensibilizzazione per favorire una più equa distribuzione delle responsabilità familiari, insieme a misure come congedi parentali, maggiore flessibilità lavorativa e parità salariale.
Migranti, lavoro nero e futuro del settore
Gli eurodeputati affrontano anche il tema della crescente carenza di personale nel settore assistenziale, riconoscendo che il sistema europeo si basa oggi sia su lavoratori europei sia su personale proveniente da Paesi terzi.
La relazione sostiene che il reclutamento debba concentrarsi prima sulle risorse interne all’Ue, ma riconosce che saranno necessari anche canali legali di migrazione accompagnati da investimenti in formazione e integrazione. Il Parlamento condanna inoltre il lavoro sommerso, lo sfruttamento e le forme di occupazione precaria diffuse nel settore.
La posizione dell’Eurocamera arriva mentre la Commissione europea prepara un più ampio “European Care Deal”, previsto per il 2027, che dovrebbe tradurre la strategia europea sulla cura in iniziative legislative e strumenti concreti di sostegno.

