In seguito allo storico cambiamento politico avvenuto in Ungheria, le principali organizzazioni che rappresentano il giornalismo indipendente hanno pubblicato una serie di proposte volte a smantellare il sistema mediatico costruito durante l’era Orbán e a creare un quadro più sano per la libertà di stampa e il pluralismo dell’informazione.
Ad aprile, il partito d’opposizione Tisza, guidato da Péter Magyar, ha ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni parlamentari, ponendo fine ai sedici anni di governo di Viktor Orbán. Le elezioni hanno registrato un’affluenza record e hanno consegnato al nuovo governo una maggioranza costituzionale dei due terzi, aprendo la strada a profonde riforme democratiche dopo anni di arretramento democratico, concentrazione del sistema mediatico e preoccupazioni sullo stato di diritto sollevate dall’Unione europea e dagli osservatori internazionali.
Durante il governo Orbán, l’Ungheria ha conosciuto una progressiva concentrazione della proprietà dei media nelle mani di soggetti vicini al governo, un uso massiccio della pubblicità statale per favorire le testate fedeli all’esecutivo e la trasformazione dei media di servizio pubblico in strumenti di propaganda governativa. I media indipendenti hanno invece dovuto affrontare pressioni economiche, ostacoli normativi ed esclusione dalle risorse pubbliche.
Il 14 maggio, l’associazione Médiafórum, che riunisce editori indipendenti e redazioni giornalistiche, ha pubblicato un documento di discussione contenente principi e raccomandazioni concrete per una riforma del settore. Il messaggio centrale è netto: “Non esiste una democrazia funzionante senza una stampa libera”.
Secondo le organizzazioni coinvolte, il governo dovrebbe sostenere attivamente la libertà di stampa limitando al contempo le proprie interferenze nelle attività dei media. Viene inoltre chiesta maggiore trasparenza e responsabilità istituzionale: i dati pubblici dovrebbero essere accessibili, le istituzioni dovrebbero rispondere alle domande dei giornalisti e il potere politico dovrebbe restare sottoposto al controllo pubblico.
Le proposte insistono anche sul rafforzamento di un sistema mediatico indipendente e pluralista, libero dall’influenza statale, e sulla riforma dei media di servizio pubblico, affinché garantiscano un’informazione equilibrata, imparziale e finanziata in modo trasparente.
Tra le principali raccomandazioni figura una radicale ristrutturazione dei media pubblici e dell’agenzia di stampa ungherese MTI, che dovrebbero diventare realmente indipendenti dal governo. Le organizzazioni chiedono inoltre maggiore trasparenza nella distribuzione della pubblicità statale, ponendo fine all’uso dei fondi pubblici per distorcere il mercato dell’informazione e creare rapporti di dipendenza politica.
Un altro punto centrale riguarda la regolamentazione del settore: viene proposta la creazione di un’autorità indipendente per i media, l’aumento della trasparenza sulla proprietà delle testate e il rafforzamento delle norme sulla concorrenza per evitare eccessive concentrazioni di potere mediatico. Le associazioni chiedono inoltre l’abolizione dell’Ufficio per la Protezione della Sovranità, organismo spesso utilizzato contro i media indipendenti e le ONG.
Le proposte comprendono anche la creazione di un fondo indipendente di sostegno ai media, basato su criteri trasparenti e sistemi di finanziamento tramite bandi, destinato a sostenere il giornalismo locale, investigativo e di interesse pubblico.
Separatamente, l’Associazione dei giornalisti ungheresi (MÚOSZ) ha avanzato la proposta di istituire un nuovo Fondo per i Media. L’idea è quella di considerare il giornalismo indipendente come parte integrante della cultura nazionale, meritevole quindi di un finanziamento pubblico stabile, che potrebbe oscillare tra i 6 e i 16 miliardi di fiorini ungheresi all’anno, equivalenti a circa 16,6-44,3 milioni di euro. Le risorse potrebbero provenire dalla riallocazione dei fondi destinati all’Ufficio per la Protezione della Sovranità o da una parte del bilancio dei media pubblici, e sarebbero distribuite attraverso bandi aperti e giurie di esperti.
Queste iniziative rappresentano il tentativo del settore dei media indipendenti ungheresi di instaurare un dialogo costruttivo con il nuovo governo. Dopo anni di scontro e marginalizzazione, le organizzazioni cercano infatti un confronto strutturato che impedisca la nascita di una nuova macchina propagandistica, indipendentemente dal suo orientamento politico.
Il successo di questi sforzi costituirà uno dei primi test significativi per valutare l’impegno del governo Magyar nel processo di rinnovamento democratico. Forte di un ampio mandato popolare e degli strumenti necessari per modificare la Costituzione, il nuovo esecutivo ha un’opportunità rara di ripristinare il pluralismo dei media e riavvicinare l’Ungheria agli standard democratici europei. Per gli osservatori internazionali, l’evoluzione delle politiche mediatiche ungheresi sarà un indicatore fondamentale della profondità e della durata della trasformazione post-Orbán.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

