Dopo oltre venticinque anni di negoziati, il 17 gennaio 2026 l’Unione europea e i quattro Paesi fondatori del Mercosur — Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay — hanno firmato ad Asunción l’Accordo di partenariato UE-Mercosur (EMPA) e il relativo accordo commerciale ad applicazione provvisoria, l’Interim Trade Agreement (iTA), entrato in vigore il 1° maggio 2026.

Il dibattito pubblico sull’intesa si è concentrato soprattutto sull’impatto agricolo, dalla carne bovina alla concorrenza per gli agricoltori europei. Ma nel testo dell’accordo la dimensione climatica e ambientale occupa uno spazio centrale.

Nel solo iTA, i riferimenti ad “ambiente” e “sviluppo sostenibile” compaiono 116 e 75 volte, a testimonianza dell’assoluto rilievo ricoperto dalla questione ecologica. L’obiettivo dichiarato non è soltanto facilitare commercio e investimenti, ma anche integrare nell’accordo impegni legati alla lotta al cambiamento climatico e alla tutela ambientale.

L’Accordo di Parigi come “elemento essenziale”

Uno dei punti più rilevanti riguarda il legame esplicito con l’Accordo di Parigi del 2015.

L’articolo 18.6 dell’iTA stabilisce che le parti devono dare “effettiva attuazione” sia alla Convenzione quadro ONU sui cambiamenti climatici (UNFCCC) sia proprio all’Accordo di Parigi, un impegno ribadito anche nell’Annex 18-A.

Nel testo definitivo dell’EMPA, il rispetto dell’Accordo di Parigi viene inoltre qualificato come “elemento essenziale” dell’intesa. Una formulazione tutt’altro che simbolica: significa che il rispetto degli impegni climatici entra formalmente tra i principi fondamentali su cui si regge l’accordo commerciale.

Non si tratta di un precedente assoluto. Clausole simili erano già state inserite negli accordi commerciali UE con Regno Unito e Nuova Zelanda, entrati in vigore rispettivamente nel 2021 e nel 2024. Ma il caso Mercosur assume un peso politico particolare, soprattutto alla luce delle tensioni europee sulla deforestazione amazzonica e sulle politiche ambientali brasiliane degli ultimi anni.

Il peso del Green Deal europeo

La centralità della questione climatica riflette anche l’evoluzione della politica europea degli ultimi anni.

Dopo la COP21 di Parigi, la Commissione europea ha progressivamente rafforzato la propria agenda ambientale: prima con il pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei” del 2016, poi con il Green Deal europeo lanciato nel 2019, che punta alla neutralità climatica entro il 2050.

Nel 2021 l’obiettivo è diventato giuridicamente vincolante attraverso la Legge europea sul clima, mentre il pacchetto “Fit for 55”, approvato definitivamente nel 2023, ha fissato il target intermedio di riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

È in questo contesto che Bruxelles ha insistito per inserire nell’accordo UE-Mercosur un collegamento diretto con l’Accordo di Parigi.

La clausola che può portare alla sospensione dell’accordo

La vera novità riguarda però il meccanismo di enforcement.

Gli articoli 23.6 dell’iTA e 30.4 dell’EMPA prevedono che, in caso di violazione degli “elementi essenziali” dell’accordo — inclusi quindi gli obblighi climatici — la parte lesa possa adottare “misure adeguate”.

In casi particolarmente gravi, queste misure possono arrivare fino alla sospensione totale o parziale dell’accordo commerciale.

Il testo chiarisce inoltre che ad agire non deve essere necessariamente l’UE nel suo complesso: anche uno o più Stati membri possono attivare il meccanismo, così come singoli Paesi del Mercosur.

Esiste però una distinzione importante. Se la violazione riguarda principi democratici, diritti umani o norme contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa, la sospensione può colpire l’intero accordo con tutti i Paesi Mercosur.

Nel caso specifico del mancato rispetto degli obblighi climatici legati all’Accordo di Parigi, invece, eventuali misure sarebbero limitate al solo Paese ritenuto inadempiente, lasciando operativo il trattato con gli altri partner del blocco sudamericano.

Una clausola pensata per evitare che la violazione di un singolo governo paralizzi l’intera architettura commerciale dell’accordo.

Aldo Maria Piazza, Scuola Superiore Sant’Anna

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