La Francia chiede a Bruxelles di accelerare e irrigidire l’offensiva contro le grandi piattaforme e-commerce cinesi come Shein e Temu, accusate di vendere nell’Unione europea prodotti “pericolosi” e non conformi alle norme europee. La stretta arriva mentre Parigi intensifica i controlli sui marketplace online dopo lo scandalo delle bambole sessuali dall’aspetto infantile trovate in vendita sulle piattaforme straniere.

Secondo Sarah Lacoche, direttrice della DGCCRF, intervistata dal Financial Times, l’autorità francese per la concorrenza, i consumatori e la repressione frodi, il livello di prodotti pericolosi venduti sulle piattaforme asiatiche è “di gran lunga superiore” rispetto ad altri marketplace online. Tra gli articoli segnalati dalle autorità francesi figurano asciugacapelli che si surriscaldano, giocattoli con rischio soffocamento, batterie potenzialmente esplosive e prodotti per bambini contenenti sostanze tossiche.

Negli ultimi dodici mesi la Francia ha triplicato i test sui prodotti acquistati tramite piattaforme straniere. I risultati hanno alimentato ulteriormente le preoccupazioni: secondo i dati della DGCCRF, il 75% dei prodotti analizzati nel 2025 non rispettava gli standard europei, mentre il 46% era considerato sia non conforme sia pericoloso. Più di 100 mila prodotti sono stati ritirati dai marketplace online in Francia dall’aprile 2025.

Parigi sostiene che il problema non riguardi episodi isolati ma un fenomeno strutturale legato al modello di business delle piattaforme ultra low-cost. “Quando si arriva al 70-75% di non conformità, non si è più davanti a eccezioni”, ha dichiarato un funzionario francese durante una conferenza stampa riportata da Reuters.

La Francia è da mesi in prima linea nel tentativo di spingere l’UE verso un giro di vite più severo contro l’e-commerce cinese, accusato anche dai retailer europei di beneficiare di vantaggi competitivi grazie alle esenzioni doganali per i piccoli pacchi provenienti dalla Cina. Nel 2024 nell’UE sono arrivati circa 4,6 miliardi di piccoli pacchi sotto i 150 euro, il 91% dei quali dalla Cina, mettendo sotto forte pressione le autorità doganali europee.

Sul fronte europeo, la Commissione ha già aperto diverse indagini nell’ambito del Digital Services Act. A febbraio Bruxelles ha avviato un’indagine formale contro Shein per presunte violazioni delle regole europee sulle piattaforme digitali, comprese accuse relative alla vendita di bambole sessuali infantili e a pratiche di “design addictive”.

Temu è invece già sotto indagine per la presunta incapacità di impedire la vendita di prodotti illegali o non sicuri. Secondo la Commissione europea, entrambe le piattaforme potrebbero violare le norme UE sulla tutela dei consumatori e sulla sicurezza dei prodotti.

Cosa rischiano

Le sanzioni potenziali sono significative. Le norme europee consentono multe fino al 4% del fatturato annuo nei singoli Stati membri per violazioni diffuse delle regole sui consumatori, mentre il DSA prevede sanzioni fino al 6% del fatturato globale per le piattaforme molto grandi.

Secondo Lacoche, tuttavia, il problema oggi non è tanto la mancanza di regole quanto la loro applicazione concreta. “O le piattaforme introducono rapidamente misure per controllare meglio i rischi, oppure servono sanzioni”, ha dichiarato. La funzionaria francese ha anche sottolineato che la mancata applicazione delle norme crea una concorrenza sleale nei confronti delle piattaforme che rispettano le regole europee.

Dal canto suo, la Commissione europea ha confermato di aver notificato a Shein e Temu possibili violazioni delle norme UE e ha avvertito che, in caso di mancato adeguamento, potrebbero scattare misure coercitive da parte delle autorità nazionali. Bruxelles punta in particolare a colpire le violazioni “ripetute e sistematiche” legate alla vendita di merci non conformi e al mancato rispetto delle regole doganali europee.

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