“La guerra della Russia contro l’Ucraina è anche una guerra contro i bambini”, ha dichiarato Marta Ko, commissaria europea per l’Allargamento, che insieme all’alta rappresentante Kaja Kallas e a rappresentanti di Ucraina e Canada ha ospitato una riunione ad alto livello della Coalizione internazionale per il ritorno dei bambini ucraini, formazione nata nel 2024 che coinvolge circa 60 Paesi.

Ospite d’eccezione è stata la regista australiana Sarah McCarthy, autrice del documentario “After the Rain”, che racconta la storia del viaggio di guarigione di bambini ucraini riuniti con le loro famiglie dopo essere stati trasferiti con la forza in Russia. Dall’inizio dell’invasione su larga scala nel 2022, oltre 20.500 bambini ucraini sono stati illegalmente deportati verso Mosca con un preciso intento propagandistico del Cremlino: sottoporre i bambini a processi di russificazione linguistica, culturale e identitaria, cancellandone progressivamente il legame con l’Ucraina.

Secondo il diritto internazionale umanitario, il trasferimento forzato di minori da un territorio occupato costituisce un crimine di guerra, se attuato in modo sistematico – come appare in questo caso specifico – può configurare anche un crimine contro l’umanità. La Corte Penale Internazionale ha infatti emesso mandati di arresto nei confronti di esponenti russi coinvolti nella gestione dei minori ucraini deportati. In diversi casi, i bambini sarebbero stati falsamente dichiarati orfani o privi di tutela legale per facilitare procedure di affido o adozione in Russia, ostacolando così ogni possibilità di ricongiungimento con le famiglie d’origine.

“Non ci fermeremo finché ognuno di loro non sarà riunito alle proprie famiglie. Con 50 milioni di euro, sosteniamo concretamente il nostro impegno: rafforzare i sistemi di protezione, garantire l’istruzione e assicurare giustizia per i bambini sottratti. Il ritorno di ogni bambino deve far parte di qualsiasi accordo di pace”, ha dichiarato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea.

Attraverso i fondi stanziati, l’Unione europea e i Paesi partner hanno concordato misure per rafforzare i sistemi di tracciamento, verifica e monitoraggio dei minori deportati, oltre a fornire sostegno tecnico, finanziario e istituzionale alle autorità ucraine e alle organizzazioni della società civile impegnate nel loro ritorno. La Coalizione punta inoltre a intensificare la pressione diplomatica sulle Nazioni Unite e sugli altri attori internazionali affinché vengano utilizzati e ampliati i meccanismi di mediazione già esistenti per facilitare i rimpatri.

La reintegrazione dei bambini in Ucraina avverrà attraverso programmi di educazione nella prima infanzia, istruzione in situazioni di emergenza e sostegno alle famiglie e alle comunità locali tramite il programma “Better Care”, realizzato con il supporto dell’Unicef. L’iniziativa prevede il superamento progressivo del sistema basato sugli istituti per minori a favore di un modello centrato sull’assistenza familiare e comunitaria, sul rafforzamento dei servizi sociali territoriali e sul sostegno psicologico, educativo ed economico alle famiglie vulnerabili.

La questione dei bambini deportati è divenuta uno dei simboli più drammatici della guerra in Ucraina, come balza all’occhio nelle manifestazioni di solidarietà che continuano a svolgersi in tutta Europa e non solo. Non riguarda soltanto la violazione del diritto internazionale o la sorte di migliaia di minori separati con la forza dalle proprie famiglie, ma investe direttamente il futuro stesso della società ucraina. Per questo motivo, il ritorno dei bambini deportati è oggi considerato da Kyiv e dai suoi partner non soltanto una priorità umanitaria, ma una condizione essenziale per qualsiasi prospettiva di pace giusta e duratura.

, , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *