L’Unione europea ha sostenuto la creazione di un tribunale sul modello di Norimberga che dovrà giudicare i leader russi per l’aggressione contro l’Ucraina.

Il 5 maggio i ministri degli Stati membri hanno votato affinché l’Unione aderisca formalmente al tribunale istituito presso il Consiglio d’Europa, come confermato a The Kyiv Independent da tre funzionari europei. Secondo la piattaforma United24, che opera sotto l’egida del governo ucraino, l’Unione diventerà inoltre membro fondatore del tribunale.

La Commissione europea aveva già annunciato alla fine di marzo l’intenzione di assumere questo ruolo. Ciò le permetterà, tra le altre cose, di svolgere una funzione centrale nell’attività del tribunale speciale, compresa la selezione dei giudici e dei procuratori. Per il suo avvio ha già stanziato dieci milioni di euro.

Perché il tribunale è importante?

Il tribunale speciale per il crimine di aggressione (russa) contro l’Ucraina è nato sulla base di un accordo tra il governo ucraino e il Consiglio d’Europa dello scorso anno.

Il suo compito sarà perseguire i rappresentanti russi per aver dato inizio all’invasione. Fino a oggi non esisteva alcun meccanismo giuridico per farlo.

Il tribunale dovrebbe integrare l’operato della Corte penale internazionale dell’Aia (CPI), che si concentra sul perseguimento dei più gravi crimini internazionali.

Nella configurazione attuale, la CPI può indagare sui crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio commessi in Ucraina. Proprio per questo ha emesso un mandato di arresto internazionale contro Vladimir Putin in relazione al trasferimento forzato di bambini ucraini in Russia.

Nel caso della Russia, però, la CPI non ha giurisdizione sul crimine di aggressione. È proprio questo vuoto che il nuovo tribunale intende colmare. Un ulteriore vantaggio sarà la possibilità di processare rappresentanti russi o altri funzionari anche in loro assenza.

Come ricorda The Kyiv Independent, il tribunale perseguirà la Russia per lo stesso crimine di aggressione per il quale i leader nazisti tedeschi furono riconosciuti colpevoli nei processi di Norimberga dopo la Seconda guerra mondiale.

La creazione del tribunale è stata sostenuta da oltre 40 dei 46 Stati membri del Consiglio d’Europa durante l’incontro tenutosi a Leopoli il 9 maggio 2025. La sua istituzione è stata poi formalizzata dalla convenzione firmata il 25 giugno 2025 dal segretario generale del Consiglio d’Europa Alain Berset e dal presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj.

Cosa faranno Slovacchia e Ungheria?

All’epoca della firma tutti gli Stati membri dell’Unione avevano sostenuto la nascita del tribunale tranne due: Slovacchia e Ungheria. Bratislava aveva mantenuto il silenzio sulle ragioni della propria decisione e non aveva risposto nemmeno alle ripetute richieste di spiegazioni.

Un gruppo di 31 giuristi slovacchi esperti di diritto internazionale aveva allora invitato il governo a riconsiderare la propria posizione. “Invitiamo il governo a rivedere la decisione di ritirarsi dai negoziati sull’istituzione del Tribunale speciale per il crimine di aggressione, a esprimere il massimo sostegno e collaborazione politica nell’accertamento delle responsabilità per i crimini di diritto internazionale commessi in e contro l’Ucraina e ad aderire immediatamente ai negoziati per la creazione del tribunale”, scrivevano nella lettera.

Da allora la Slovacchia ha modificato almeno la propria retorica. Il ministero degli Esteri sostiene che già nel maggio 2025, nell’ambito del Consiglio d’Europa, la Slovacchia aveva sostenuto la decisione di creare il tribunale.

Come spiegato dal ministero, attualmente si sta lavorando all’attuazione della convenzione che ne ha consentito la nascita. Ciò avviene attraverso un accordo parziale allargato che dovrebbe garantire gli aspetti amministrativi e operativi del suo funzionamento.

“Alla luce delle questioni amministrative e operative ancora irrisolte, la Repubblica slovacca non ha per ora aderito alla convenzione”, ha dichiarato il ministero in una risposta a euBrief. Ha aggiunto che la Slovacchia “continua ad agire responsabilmente e nel rispetto del diritto internazionale, anche quando la sua opinione non coincide con quella degli altri membri dell’Unione”.

La posizione slovacca resta quindi poco chiara, come sottolinea anche l’esperto di diritto internazionale e uno dei firmatari dell’appello dei giuristi dello scorso anno, Rastislav Šutek.

“La posizione della Repubblica slovacca oscilla tra interessi politici che evidentemente erano alla base della precedente posizione e l’attuale evoluzione della questione, dato che l’istituzione del tribunale sta diventando realtà e rappresenterà il primo tribunale ad hoc dai processi di Norimberga e Tokyo dopo la Seconda guerra mondiale”, afferma Šutek dell’organizzazione Platform for Peace and Humanity.

Secondo Šutek “non esiste alcun motivo” per non aderire alla convenzione che istituisce il tribunale, se uno Stato afferma di voler sostenere il rispetto del diritto internazionale e garantire la pace nel mondo.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi l’articolo originale pubblicato da euBrief disponibile qui.

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