Potrebbe essere arrivata a una svolta la lunga discussione sul cosiddetto “muro di droni” in Ucraina, che per mesi ha impegnato le istituzioni europee. La Commissione europea, in stretta cooperazione con Kyiv, ha infatti lanciato una nuova iniziativa industriale: l’Alleanza euro-ucraina sui droni.

Attraverso una call aperta sul proprio sito ufficiale, l’esecutivo europeo invita soggetti giuridici con comprovata esperienza nel settore della difesa a candidarsi come membri fondatori dell’Alleanza, contribuendo a definirne priorità, programmi di lavoro e orientamenti strategici. Si tratterebbe di un primo passo verso l’ambizioso progetto supportato in prima linea da Andrius Kubilius, commissario europeo per la Difesa.

La call stabilisce criteri di partecipazione piuttosto stringenti. Possono candidarsi solo entità legali con struttura di gestione nell’Unione europea, nei Paesi EFTA o in Ucraina, purché non siano controllate da Paesi terzi. Ai candidati è richiesto di dimostrare competenze rilevanti nel settore dei droni per la difesa, ma anche di presentare una visione chiara del proprio contributo, quali impegni concreti di partecipazione, idee per gruppi di lavoro, proposte operative e aspettative rispetto all’Alleanza. La valutazione terrà conto anche della natura dell’organizzazione – PMI o grande impresa – calibrando il livello di impegno richiesto sulle capacità effettive di ciascun attore.

L’obiettivo è rafforzare rapidamente la capacità europea di contrasto ai velivoli senza pilota, consolidando al contempo una base industriale e tecnologica più autonoma. In gioco c’è la riduzione delle dipendenze esterne e il miglioramento della prontezza operativa dell’Unione. Come ha sottolineato il segretario generale della NATO Mark Rutte, non è sostenibile continuare a impiegare missili da milioni di euro per abbattere droni dal costo di poche migliaia: serve piuttosto un sistema flessibile, scalabile e relativamente economico, capace di integrare sensori, intercettori e capacità di risposta distribuite.

L’Alleanza si inserisce in questo contesto. Prevista dalla Defence Readiness Roadmap 2030e coerente con il recente Action Plan on Drone and Counter-Drone Security, mira a creare un vero e proprio ecosistema europeo dei droni per la difesa, in grado di collegare ricerca, sviluppo, produzione e impiego operativo.

Uno degli elementi chiave sarà l’integrazione delle lezioni apprese sul campo da Kyiv. L’efficacia della risposta ucraina agli attacchi russi risiede nella combinazione di contromisure acustiche, visive, elettroniche e cinetiche, ma soprattutto nella capacità di condividere dati in tempo reale tra diverse unità. La creazione di un quadro operativo comune rappresenta dunque una condizione essenziale per qualsiasi architettura europea.

Non mancano tuttavia le criticità. Se da un lato la Commissione promuove un approccio integrato e sovranazionale, dall’altro gli Stati membri continuano a detenere competenze centrali nel settore della difesa. La riuscita dell’Alleanza dipenderà quindi dalla capacità di allineare interessi industriali, priorità strategiche e culture operative spesso divergenti.

Restano poi interrogativi politici e operativi tutt’altro che secondari: chi decide, in concreto, quando e come abbattere un drone? Con quali regole d’ingaggio e con quali implicazioni nei rapporti tra Stati alleati? Kyiv, attraverso il presidente Volodymyr Zelensky, ha già proposto una difesa aerea coordinata con i partner europei. Ma una cooperazione operativa così avanzata implica inevitabilmente rischi di escalation, oltre a sollevare resistenze politiche in alcune capitali.

Sul piano procedurale, la scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 25 maggio 2026. La valutazione dovrebbe concludersi entro due o tre settimane, con la comunicazione dei risultati attesa per l’inizio di giugno. La Commissione precisa tuttavia che la call non è vincolante e non preclude decisioni future, lasciando quindi aperta la possibilità di ulteriori evoluzioni dell’iniziativa.

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