Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha criticato aspramente la mancanza di unità europea di fronte al conflitto in Medio Oriente, avvertendo che “la legge del più forte porta a un mondo più debole”. Ha inoltre chiesto la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele, l’imposizione di una tassa straordinaria sulle società energetiche e la proroga dei fondi Next Generation.

Pedro Sánchez chiede la sospensione dell’accordo di associazione tra l’Unione Europea e Israele, richiamandosi alle sue disposizioni che obbligano le parti a rispettare il diritto internazionale e umanitario.

“L’articolo 2 dell’accordo di associazione, che obbliga le parti a rispettare il diritto internazionale e umanitario. Né in Libano, né tantomeno in Cisgiordania, né ovviamente a Gaza, Israele lo rispetta, e questo dovrebbe indurci a riflettere e ad agire” ha affermato con forza il primo ministro.

Sánchez ha inserito questa proposta in un contesto politico più ampio, attaccando ciò che ha definito “doppi standard”.

“Ciò che ci delegittima non solo agli occhi degli osservatori esterni, ma anche internamente, nei confronti delle nostre stesse società, è proprio questo doppio metro di giudizio che l’Europa applica all’Ucraina e al Medio Oriente” ha sottolineato.

Il primo ministro ha sottolineato che l’iniziativa di Madrid non ha trovato un sostegno sufficiente tra gli altri leader e ha valutato che la mancanza di consenso “porta a un indebolimento della posizione dell’Unione europea”.

“L’Europa è un progetto di pace, un progetto multilaterale. Siamo noi a dover difendere l’ordine internazionale e il rispetto del diritto internazionale. Se non lo facciamo, la legge del più forte, che stiamo osservando, porta a un mondo più debole, molto più incerto e imprevedibile” ha esortato.

Le conseguenze del conflitto e il suo costo economico

Il primo ministro ha indicato tre conseguenze interconnesse del protrarsi del conflitto in Medio Oriente.

La sofferenza e la perdita di migliaia di vite umane, centinaia di migliaia di sfollati, l’indebolimento dell’ordine giuridico internazionale. A ciò si aggiungono gravi ripercussioni economiche che “stanno già gravando sulle famiglie, sulle imprese e sull’industria e, di conseguenza, sulle economie europee”, ha sottolineato, aggiungendo che “dallo scoppio della guerra in Europa i costi delle importazioni di combustibili fossili sono aumentati di 24 miliardi di euro, ovvero 500 milioni di euro al giorno”, ha sottolineato.

La diagnosi della crisi energetica è diventata per Sánchez il punto di partenza per presentare proposte legislative e di bilancio concrete.

“La Spagna è a favore dell’elettrificazione, dell’indipendenza dai combustibili fossili, del raggiungimento dell’autonomia energetica e della scommessa sull’energia che abbiamo nel nostro Paese: il sole, ma anche l’energia idroelettrica ed eolica” ha elencato il primo ministro.

Tuttavia, secondo Sánchez, la sola direzione strategica non è sufficiente: è necessaria una risposta decisamente più ambiziosa da parte dell’intera Unione. In questo contesto, il primo ministro ha proposto di aprire un dibattito – analogo a quello in corso sulla spesa per la difesa – sull’allentamento delle regole fiscali per gli investimenti nella transizione energetica e nell’elettrificazione. A suo avviso, questo è uno degli elementi indispensabili per costruire la resilienza europea di fronte a futuri shock.

Sánchez ha proposto anche un’azione coordinata a livello UE, analoga al meccanismo applicato durante la crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina, indicando come fonte di finanziamento le aziende energetiche.

“Una tassa sulle grandi aziende energetiche, una tassa straordinaria che permetterà di finanziare una parte significativa della risposta a tutela dei cittadini, delle imprese e dell’industria” ha sottolineato.

Allo stesso tempo, Madrid ha proposto di prorogare la durata dei fondi europei per la ricostruzione di altri sei-dodici mesi, collegando strettamente tale proroga al processo di elettrificazione e di transizione energetica.

Articolo originale pubblicato da FocusEurope.pl disponibile qui.

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