Londra pagherà per finanziare la detenzione e il rimpatrio di migranti irregolari fermati nel nord della Francia, nell’ambito di un nuovo accordo bilaterale con Parigi che segna un cambio di passo nella gestione delle traversate della Manica. L’intesa, del valore complessivo di circa 662 milioni di sterline, prevede tra le altre cose la creazione di un centro di detenzione a Dunkerque e il dispiegamento di centinaia di agenti francesi sostenuti economicamente dal Regno Unito.

Per la prima volta, il governo francese accetta esplicitamente di prendere di mira i migranti diretti verso il Regno Unito su piccole imbarcazioni, con l’obiettivo dichiarato di smantellare il modello di business delle reti di trafficanti.

Cuore operativo del piano sarà un centro di trattenimento da 140 posti a Dunkerque, attualmente in costruzione e previsto in funzione entro la fine del 2026. La struttura ospiterà migranti provenienti da dieci paesi, tra cui Afghanistan, Siria, Sudan ed Eritrea, identificati come le principali nazionalità coinvolte nelle traversate irregolari verso il Regno Unito.

Circa 200 agenti francesi, finanziati da Londra, saranno incaricati di detenere i migranti e procedere ai rimpatri. Questi potranno avvenire verso i paesi di origine, ma solo se considerati “sicuri”, oppure verso altri Stati membri dell’UE attraversati durante il viaggio, sulla base delle regole europee in materia di asilo e del nuovo Patto su migrazione e asilo.

Secondo il governo britannico, il sistema potrebbe portare alla detenzione di centinaia, se non migliaia, di persone ogni anno. Tuttavia, precedenti tentativi di trasferimento tra paesi europei hanno spesso incontrato ostacoli legali e operativi, in particolare dopo l’indebolimento del sistema di Dublino.

Più fondi, più controlli 

L’accordo si articola su due livelli: un finanziamento “base” da circa 500 milioni di sterline per rafforzare i controlli lungo le coste francesi nei prossimi tre anni, e un pacchetto aggiuntivo da circa 160 milioni legato ai risultati ottenuti nella riduzione delle partenze.

Parigi aumenterà significativamente la presenza sul territorio, con oltre 1.000 agenti tra forze dell’ordine, intelligence e personale militare dispiegati nel nord della Francia. Il piano include anche l’utilizzo di droni, elicotteri e sistemi di sorveglianza avanzati per individuare e bloccare le partenze, oltre all’invio di unità addestrate al controllo delle folle e alla gestione di situazioni di tensione.

Una parte dei fondi potrà essere ridotta o riassegnata se gli obiettivi di contenimento delle traversate non verranno raggiunti, anche se Londra non ha specificato quali siano le soglie di riferimento.

Le giustificazioni politiche: “Una risposta condivisa”

La ministra dell’Interno britannica, Shabana Mahmood, ha definito l’intesa un “accordo storico”, sottolineando che senza un sostegno finanziario alla Francia sarebbe impossibile fermare le partenze.

“È un problema condiviso che richiede una risposta congiunta”, ha dichiarato, respingendo le critiche di chi, come Nigel Farage, si oppone a qualsiasi trasferimento di fondi a Parigi.

Dal lato francese, il ministro dell’Interno Laurent Nunez ha parlato di un rafforzamento degli strumenti a disposizione delle forze di sicurezza per contrastare le traversate “pericolose” e proteggere le comunità costiere.

Critiche legali e umanitarie

Organizzazioni umanitarie e parte dell’opposizione denunciano tuttavia il rischio di violazioni del diritto internazionale. Secondo diverse ONG, il piano potrebbe portare al rimpatrio di persone verso paesi in guerra o dove rischiano persecuzioni, in contrasto con il principio di non-refoulement.

Jo Cobley, direttrice di Safe Passage International, ha definito il progetto “illegale e vergognoso”, sottolineando come l’assenza di vie legali di accesso al sistema d’asilo britannico continui a spingere i migranti verso rotte pericolose.

Anche il Refugee Council ha criticato l’approccio, sostenendo che il rafforzamento dei controlli non affronta le cause profonde delle migrazioni irregolari.

Pressioni interne e numeri in aumento

L’accordo arriva in un contesto di forte pressione politica interna per il governo britannico. Nel 2025 oltre 41.000 persone hanno attraversato la Manica su piccole imbarcazioni, mentre nei primi mesi del 2026 gli arrivi hanno già superato quota 6.000.

I Conservatori accusano il governo di aver concesso ingenti risorse senza condizioni stringenti, mentre Reform UK parla di uno spreco di denaro pubblico. Entrambi i partiti chiedono misure più radicali, tra cui l’uscita del Regno Unito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Sul terreno, tuttavia, le autorità francesi continuano a operare con cautela. Come sottolineato da diversi analisti, esiste un limite operativo alla capacità di intervento, legato anche al rischio di incidenti durante le operazioni in mare o sulla costa.

Nonostante l’ambizione dell’accordo, restano dubbi sulla sua efficacia. I precedenti mostrano che l’aumento delle risorse e della pressione operativa non si traduce necessariamente in una riduzione stabile delle partenze, soprattutto in assenza di alternative legali per i richiedenti asilo.

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