Un tribunale di Chișinău ha condannato l’oligarca moldavo ed ex leader del Partito Democratico Vlad Plahotniuc a 19 anni di carcere per il suo ruolo nel cosiddetto “furto del secolo”, uno dei più gravi scandali finanziari nella storia del Paese.

La sentenza è stata pronunciata il 22 aprile dal tribunale del distretto di Buiucani, che ha riconosciuto Plahotniuc colpevole di complicità nell’appropriazione indebita di fondi da tre banche moldave. Secondo la decisione, l’ex leader politico è stato coinvolto nello schema che nel 2014 portò alla scomparsa di circa un miliardo di euro dal sistema bancario nazionale.

I procuratori avevano richiesto la pena massima di 25 anni, sostenendo che Plahotniuc avesse avuto un ruolo centrale nella frode. Il tribunale ha invece stabilito una condanna a 19 anni da scontare in un penitenziario a regime chiuso. L’imputato non era presente in aula al momento della lettura del verdetto.

Secondo gli inquirenti, Plahotniuc avrebbe ricevuto circa 39 milioni di dollari e 3,5 milioni di euro dei fondi sottratti attraverso società controllate dall’imprenditore latitante Ilan Shor, anch’egli già condannato nell’ambito dello stesso caso.

La sentenza è appellabile presso la Corte d’Appello di Chișinău. Il procuratore Alexandru Cernei ha dichiarato che l’accusa analizzerà le motivazioni della decisione, in particolare sulla durata della pena, prima di decidere se impugnarla. Anche la difesa ha annunciato ricorso: l’avvocato Lucian Rogac ha denunciato presunte violazioni procedurali, definendo la sentenza illegittima.

Plahotniuc ha sempre respinto le accuse. Nella sua dichiarazione finale, resa a marzo, ha sostenuto che il fascicolo non contenga prove dell’esistenza di un gruppo criminale organizzato, che secondo l’accusa egli avrebbe guidato per orchestrare la frode e riciclare denaro.

Ha inoltre negato di aver aiutato Shor a ottenere il controllo di Banca Socială e Unibank, due degli istituti al centro dello scandalo, affermando che l’acquisizione delle quote da parte dell’imprenditore sarebbe avvenuta in piccoli pacchetti che non richiedevano l’approvazione della banca centrale.

Uno scandalo da un miliardo di euro

Il “furto del secolo” emerse alla fine del 2014, quando circa un miliardo di euro – una quota significativa del PIL moldavo dell’epoca – scomparve da tre istituti: Banca de Economii, Banca Socială e Unibank. Lo scandalo provocò una grave crisi politica ed economica in Moldova.

Per stabilizzare il sistema finanziario, la banca centrale mise gli istituti sotto amministrazione speciale, prima che le autorità decidessero di liquidarli, un processo ancora in corso. Il governo emise prestiti garantiti dallo Stato per coprire il buco, successivamente trasformati in debito pubblico tramite obbligazioni per 13,3 miliardi di lei, con un tasso d’interesse del 5% e una scadenza di 25 anni. Con gli interessi, il peso complessivo del rimborso dovrebbe raggiungere i 24,5 miliardi di lei.

Dalla fuga all’arresto

Un tempo considerato l’uomo più potente del Paese, Plahotniuc lasciò la Moldova nel 2019 dopo una crisi politica che impedì al suo partito di formare un governo. La sua influenza sulla vita politica e istituzionale gli era valsa il soprannome di “padrone della Moldova”.

È stato arrestato in Grecia nel luglio 2025 da agenti dell’Interpol mentre tentava di imbarcarsi su un volo utilizzando documenti falsi. Le autorità moldave hanno quindi collaborato con quelle greche per ottenerne l’estradizione.

Plahotniuc è stato riportato in Moldova il 25 settembre 2025 e da allora si trova in custodia cautelare a Chișinău, con la detenzione prorogata più volte durante il processo.

Il procedimento nei suoi confronti, avviato in tribunale nel luglio 2023, fa parte di un più ampio insieme di indagini in cui è accusato di corruzione, riciclaggio di denaro e partecipazione a un’organizzazione criminale.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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