A margine di un convegno organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa sul futuro della tassazione, Focus Europe ha intervistato Pasquale Tridico, eurodeputato del Movimento 5 Stelle e capodelegazione del partito al Parlamento europeo, già presidente dell’INPS. Nell’intervista, Tridico affronta alcuni dei nodi politici più rilevanti di questa fase storica caratterizzata dalla ridefinizione degli equilibri politici europei, dalla sconfitta di Viktor Orbán in Ungheria, dal riassetto dei rapporti di forza tra famiglie politiche e da un contesto internazionale sempre più instabile.

Qual è il significato politico delle elezioni ungheresi?

C’è molta soddisfazione perché viene meno una spina nel fianco del sistema democratico liberale dell’Europa. È senz’altro una buona notizia che isola ancora di più i sovranisti in Europa – che purtroppo non sono pochi, a cominciare dal nostro paese. In Italia ci sono Salvini e Meloni, ma anche Le Pen, Weidel, Wielders, Abascal, così come Trump fuori dall’Europa, eccetera. Probabilmente Orban è stato un antesignano di questi leader sovranisti e la sua sconfitta è una buona notizia per l’Europa e per la democrazia e il buon funzionamento dei regimi democratici in Europa. Quanto detto è frutto di osservazioni in Europa che riguardano le limitazioni alla libertà di stampa, all’attività e all’indipendenza della magistratura, ai diritti politici e civili delle persone LTGB+. Tutti diritti per cui noi ci battiamo in modo democratico in Italia e in Europa, ottenendo anche delle vittorie, come sul referendum sulla riforma della giustizia. In Ungheria negli ultimi anni questi diritti erano fortemente compromessi a causa di una serie di riforme che Orban aveva portato a termine e che appunto limitavano di fatto la democrazia in quel paese.

Tra le cose che Orban ha bloccato c’erano gli aiuti all’Ucraina. Oggi l’Europa è stretta tra una minaccia militare di Putin; quella sui dazi e sulla sicurezza di Trump; e la penetrazione finanziaria e la competizione industriale della Cina. Quale dovrebbe essere la risposta dell’Unione Europea?

Come M5S in Europa abbiamo avuto una posizione molto critica sull’invio delle armi e questa posizione la manteniamo. È stata una posizione che – pur a fianco e in solidarietà con il popolo ucraino – vuole dare un segno di ritrovamento della capacità diplomatica nella risoluzione del conflitto. Abbiamo condannato l’aggressione russa all’Ucraina, la violazione del diritto internazionale. Sappiamo che oggi importare gas Russo, vorrebbe dire sostanzialmente finanziare direttamente la guerra contro l’Ucraina. Quindi abbiamo mantenuto una posizione che rientra nella diritto internazionale e condanna l’aggressione russa come illegale e stiamo facendo di tutto in Italia e in Europa per spingere la Commissione a cercare anche mezzi diplomatici per la risoluzione dei conflitti.

Secondo l’eurobarometro e altri sondaggi due terzi dei cittadini europei vorrebbero però una politica estera unitaria e soprattutto una difesa europea. Qual è la vostra posizione su questo?

Questa è una cosa molto interessante che noi appoggeremmo con determinazione. Mi riferisco alla politica per la creazione di una difesa comune europea. Di fronte a questi scenari che cambiano l’Europa oggi ha bisogno di una politica di difesa comune. E non lo dico soltanto in virtù di quello che Conte ha detto qualche giorno fa alla Convention di Più Europa. È una posizione questa assolutamente documentata da una votazione del congresso del Movimento 5 Stelle nel novembre del 2024 con la prima edizione di Nova, che ha portato ad un vero e proprio manifesto che si è articolato in una serie di punti e uno di questi era proprio la difesa comune europea. In quel contesto la nostra comunità ha votato per oltre il 70% a favore di una difesa comune europea. Quindi questa posizione non è dell’ultima ora, ma viene da lontano.

Dopodiché, la nostra posizione sul RearmEU [RearmEU non esiste; è una proposta abortita poi divenuta Readiness2030 – NdA] è stata negativa, di contrasto perché vediamo in quella iniziativa non una possibilità per la creazione della difesa comune, ma anzi un “liberi tutti”, soprattutto per i paesi che hanno maggiori spazi fiscali, per poter ognuno di loro dotarsi di un esercito nazionale rafforzato. Mi riferisco soprattutto a ciò che sta facendo la Germania, che sta investendo nei prossimi 10 anni un trilione di euro per il rafforzamento del proprio esercito nazionale. Questo non va nella direzione di un esercito europeo, di una difesa comune, ma al contrario crea un’asimmetria che acuisce ancora di più le differenze tra gli Stati membri.

L’altra grande sfida oggi è quella energetica. Che tipo di azioni dovrebbe prendere l’Unione per affrontare questa crisi?

Da sempre il Movimento 5 Stelle sostiene che la vera indipendenza energetica viene dalle dagli investimenti nelle rinnovabili. L’Italia è un paese che vive di sole, di vento, di possibilità di accedere a forme di energie rinnovabili per definizione. Purtroppo in Italia abbiamo fatto peggio di altri paesi, come la Spagna, ad esempio, che è in una situazione geografica molto simile alla nostra. Quindi la migliore indipendenza è il rafforzamento della transizione energetica e ambientale che pure avevamo iniziato nella scorsa legislatura europea, ma che in questa legislatura vede una battuta d’arresto.

 

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