Il ministro dell’Energia moldavo Dorin Junghietu, in un’intervista a PressOne, media partner di EUalive, ha evidenziato i rischi significativi che la Moldova deve affrontare a causa della guerra in Ucraina e della fragilità della rete elettrica regionale interconnessa.

A marzo, la Moldova si è trovata ancora una volta a dichiarare lo stato di emergenza nel settore energetico. Ciò è avvenuto poco dopo che attacchi russi contro le infrastrutture energetiche ucraine avevano danneggiato la linea di interconnessione critica Isaccea-Vulcănești, che trasporta elettricità dalla Romania alla Moldova attraverso il territorio ucraino.

L’incidente ha messo in luce la persistente fragilità del sistema energetico moldavo, ancora gravato da infrastrutture di epoca sovietica e dal più ampio contesto del conflitto regionale. Solo pochi mesi prima, a gennaio, un blackout parziale aveva lasciato temporaneamente senza elettricità alcune zone del paese a causa di una combinazione di condizioni climatiche e interruzioni in Ucraina.

Sicurezza energetica: dal ricatto alla diversificazione

La Moldova ha affrontato l’inverno con un piano di emergenza elaborato in collaborazione con il Centro nazionale di gestione delle crisi. Questo piano si è rivelato efficace durante il blackout del 31 gennaio, consentendo alle autorità di attuare protocolli predefiniti e di ripristinare la fornitura elettrica su quasi tutto il territorio in meno di sei ore.

Dopo quell’evento, il piano è stato aggiornato includendo misure aggiuntive e scenari peggiori. Uno di questi si è concretizzato il 23 marzo, quando un attacco con droni russi contro infrastrutture energetiche ucraine ha colpito anche asset moldavi situati sul territorio ucraino, incidendo direttamente sull’interconnessione con il sistema elettrico europeo tramite la Romania. L’episodio ha rappresentato una nuova crisi energetica, dopo le recenti difficoltà legate alle risorse idriche del fiume Dniester che avevano già messo sotto pressione il sistema.

Junghietu ha sottolineato che questi eventi dimostrano l’esposizione intrinseca di un sistema interconnesso: anche infrastrutture non ucraine, se situate in Ucraina, possono diventare bersagli nel contesto del conflitto. Allo stesso tempo, ha evidenziato il ruolo degli investimenti locali nelle energie rinnovabili, spesso accompagnati da sistemi di accumulo o centrali a gas. Durante il blackout di gennaio, la produzione locale ha contribuito a mantenere l’approvvigionamento per alcuni consumatori. Nei periodi recenti in cui alcune linee non erano disponibili, le rinnovabili hanno coperto circa il 40-50% del fabbisogno elettrico.

Guardando al futuro, se scenari simili dovessero ripetersi, la Moldova è meglio preparata grazie ai piani aggiornati e agli investimenti in corso, anche se le vulnerabilità persistono. Il ministro ha messo a confronto questa situazione con la grave crisi energetica del 2022, la più intensa dall’indipendenza, innescata dall’interruzione delle forniture di gas da parte della Russia nonostante un contratto esistente con Moldovagaz e Gazprom. Un fattore chiave per superare quella crisi è stato l’avvio operativo del gasdotto Iași-Ungheni-Chișinău, diventato un pilastro della sicurezza energetica per la riva destra del Dniester.

Il 1° gennaio 2025, la scadenza del contratto di transito del gas russo attraverso l’Ucraina ha lasciato la regione della Transnistria senza gas naturale per quasi tre mesi, creando pressioni sull’intero sistema energetico regionale. Tuttavia, la riva destra ha mantenuto le forniture di gas ed elettricità grazie a fonti diversificate e al sostegno dell’Unione europea. Sebbene i prezzi dell’elettricità siano aumentati del 60-70% a gennaio, una riduzione delle tariffe per i consumatori è stata raggiunta entro agosto grazie a questi sforzi di diversificazione.

La Moldova ha compiuto passi importanti verso l’indipendenza energetica, ma nei momenti critici la dipendenza dalle importazioni – inclusa quella dalla Romania – rimane elevata. Junghietu ha chiarito la realtà tecnica: il Paese non dispone di significative risorse proprie di petrolio e gas. Le scoperte nel sud della Moldova sono troppo limitate per avere un impatto economico. Di conseguenza, i prodotti petroliferi e il gas continuano a dipendere dalle importazioni. La strategia si concentra sul rafforzamento della sicurezza attraverso investimenti nelle fonti rinnovabili locali.

La strategia energetica nazionale prevede che entro il 2050 circa l’85% dell’elettricità possa provenire da fonti rinnovabili domestiche. Si tratta di una trasformazione di lungo periodo dopo tre decenni di dipendenza da una singola fonte. Le realtà geopolitiche dimostrano quanto possa essere pericolosa una dipendenza da un unico fornitore, come evidenziato dalle vulnerabilità passate. Le decisioni prese a Chișinău mirano a rafforzare la sicurezza attraverso la diversificazione delle forniture e lo sviluppo della produzione interna. Ulteriori interconnessioni con la Romania forniranno un supporto nei periodi in cui il fotovoltaico non produce o quando gli impianti sono in manutenzione.

Attualmente, la Moldova importa gas e prodotti petroliferi. Il Paese è descritto come un “prigioniero della geografia”, un importatore che deve massimizzare il proprio potenziale attraverso interconnessioni con i vicini e investimenti nelle rinnovabili. La capacità rinnovabile locale ha già raggiunto quasi 1 GW, generando surplus diurni che evidenziano la necessità di progetti di accumulo energetico.

Un prigioniero della geografia, partner della Romania

La Romania è emersa come principale fornitore di gas ed elettricità per la Moldova e come partner fondamentale durante le crisi. Questo rapporto ha suscitato critiche secondo cui si sarebbe passati da una dipendenza orientale a una occidentale, potenzialmente più costosa. Junghietu ha risposto con fermezza: la dipendenza dall’Est era “una dipendenza dal ricatto”.

“La dipendenza dall’Est equivaleva a una forma di ricatto. Ogni volta che le politiche di Chișinău si orientavano verso l’Occidente, il paese subiva minacce e coercizioni. È stato ripetutamente oggetto di ricatti o embarghi, che colpivano l’esportazione di prodotti alimentari, vini e risorse energetiche”, ha sottolineato Junghietu.

Al contrario, la Romania ha sempre sostenuto la Moldova durante le crisi energetiche. “Chi è stato accanto alla Repubblica di Moldova in tutti quei momenti?”, ha chiesto retoricamente il ministro. La Romania è intervenuta ogni volta, riflettendo legami profondi: lo stesso popolo, la stessa lingua, separati solo da un fiume. È ingiusto, ha sostenuto, equiparare le due dipendenze. Quella precedente ha contribuito a un parziale esodo dei cittadini e ha dettato le direzioni economiche del paese, tenendolo in una condizione di subordinazione.

La Moldova non è il Paese europeo con i prezzi dell’energia più elevati. Molti Stati dell’Unione europea e dell’Europa continentale pagano significativamente di più per gas ed elettricità rispetto ai consumatori moldavi. Gli scenari in cui la Romania non riesca a fornire energia sufficiente sono altamente improbabili. Il consumo moldavo è molto inferiore a quello romeno e i 300-400 MW generalmente importati rappresentano una quota marginale per il paese vicino, che continua a investire nei propri progetti di produzione. Le sfide derivano piuttosto dalla capacità attuale delle interconnessioni, motivo per cui si lavora congiuntamente al loro ampliamento.

Dopo ogni crisi, le autorità affermano di aver tratto insegnamenti. Junghietu ha indicato cambiamenti strutturali concreti. In primo luogo, la gara per il progetto di interconnessione Bălți-Suceava è prossima al completamento e dovrebbe essere avviata nella prima metà del 2026. In secondo luogo, la diversificazione dei contratti di fornitura ha ampliato il portafoglio: la Moldova non dipende più esclusivamente dalla Romania e ha importato elettricità dall’Ucraina durante primavera ed estate. In terzo luogo, la promozione di progetti di accumulo energetico affronta il problema dei surplus da fonti rinnovabili.

Per i cittadini, la sicurezza energetica si riflette soprattutto nelle bollette mensili. Molti non percepiscono immediatamente i benefici della diversificazione a fronte di costi ancora elevati. Junghietu ha riconosciuto di aver ereditato un’infrastruttura obsoleta, con linee come il conduttore Vulcănești-MGRES, vecchio di oltre 50 anni, che ha ceduto durante l’incidente di gennaio. Gli operatori sostituiscono ogni anno parti della rete e lo Stato costruisce nuove linee, ma tutto ciò richiede investimenti, in parte coperti da sovvenzioni europee e in parte da prestiti.

Il ministero dell’Economia ha valutato l’impatto sul PIL delle interruzioni elettriche, rilevando perdite economiche significative. La riduzione delle tariffe nell’estate 2025 è stata resa possibile dall’energia rinnovabile più economica derivante dai nuovi investimenti. In quanto importatore di gas, diesel e benzina, la Moldova deve perseguire l’elettrificazione del sistema e lo sviluppo continuo delle rinnovabili.

La regione della Transnistria ha storicamente svolto un ruolo centrale attraverso la centrale elettrica di Cuciurgan (MGRES). Il sistema elettrico resta interconnesso con essa a causa della configurazione sovietica, ma l’infrastruttura è obsoleta e soggetta a guasti. Nell’ultimo anno e a gennaio, gli impianti sulla riva sinistra hanno registrato più interruzioni, creando incertezza. Il rapporto tra Chișinău e Tiraspol rimane moderato. Chișinău sta attuando un piano di convergenza, consapevole che problemi di approvvigionamento di gas potrebbero provocare una catastrofe economica in Transnistria. Il completamento della linea Vulcănești-Chișinău ridurrà questa vulnerabilità collegando direttamente il nodo di Chișinău alla rete europea continentale, bypassando MGRES.

L’integrazione nel mercato energetico europeo rappresenta un obiettivo centrale. Per il sistema energetico significa maggiore sicurezza, stabilità e competitività. I consumatori finali dovrebbero beneficiare di un mercato libero, in cui gli operatori economici possano accedere a prezzi migliori. Gli investitori nelle rinnovabili avranno opportunità di esportare l’energia verde in eccesso. Dal punto di vista economico, ciò promette vantaggi per la Moldova.

Nei prossimi cinque anni, gli investimenti nelle rinnovabili proseguiranno insieme ai principali progetti di interconnessione con la Romania, tra cui Bălți-Suceava e Strășeni-Gutinaș. Le riforme e l’armonizzazione della legislazione energetica con gli standard europei hanno ricevuto valutazioni positive nel rapporto di allargamento 2025 della Commissione europea. Il 1° aprile la Moldova ha completato la liberalizzazione del mercato del gas per i consumatori medi e grandi, consentendo l’accesso a prezzi più competitivi. In prospettiva, la piena liberalizzazione per le famiglie, sul modello dell’apertura del mercato elettrico romeno nel luglio 2025, permetterà di scegliere il fornitore e ottenere condizioni migliori.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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