La decisione risale a gennaio, ma torna al centro dell’attualità ora che l’Corte penale internazionale (CPI) ha ufficializzato e trasmesso formalmente il deferimento dell’Italia all’Assemblea degli Stati Parte, riattivando il dossier anche sul piano politico e diplomatico.

In una nota diffusa dalla Corte, si conferma infatti che il 29 gennaio 2026 la presidenza ha trasmesso al presidente dell’Assemblea la decisione, datata 26 gennaio, di deferire l’Italia per “inadempienza a una richiesta di cooperazione”. Un passaggio procedurale che porta ora la questione all’esame degli Stati membri.

La contestazione della Corte

Nel dettaglio, la Camera preliminare I della Corte aveva già rilevato nell’ottobre 2025 che l’Italia non aveva dato esecuzione alla richiesta di arresto e consegna di Almasri mentre si trovava sul territorio nazionale, né aveva avviato consultazioni con la Corte per risolvere eventuali criticità legate al mandato o a richieste concorrenti di estradizione.

Un passaggio che, nella lettura della CPI, configura una violazione degli obblighi di cooperazione internazionale. Il deferimento all’Assemblea degli Stati Parte, organo di supervisione politica e amministrativa della Corte, apre ora una fase di valutazione sulle conseguenze e sulle eventuali misure da adottare.

Un rappresentante italiano è stato invitato a partecipare alla riunione dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea, tenutasi il 1° aprile, per chiarire la posizione del governo e indicare come intenda garantire la cooperazione futura. L’Ufficio presenterà una relazione con eventuali raccomandazioni nella prossima sessione plenaria.

Al centro della vicenda c’è Njeem Almasri, accusato dalla Corte di crimini particolarmente gravi, tra cui tortura, violenza sessuale, omicidio e altre violazioni riconducibili ai crimini di guerra e contro l’umanità.

Il suo arresto in Italia su mandato della CPI, seguito dal rapido rimpatrio con un volo di Stato, aveva già sollevato interrogativi sulla gestione del caso da parte del governo e sul rispetto degli obblighi internazionali. Il deferimento formalizza ora queste criticità in sede multilaterale.

Il fronte interno: tensioni tra politica e magistratura

Parallelamente, il caso continua a produrre effetti anche sul piano interno. L’Ufficio di presidenza della Camera ha deciso di proporre all’Aula di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale nei confronti della Procura di Roma, nell’ambito dell’indagine che coinvolge Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Bartolozzi è accusata di false comunicazioni ai pm in relazione alla gestione del caso Almasri. La maggioranza punta a ricondurre la sua condotta nell’alveo delle decisioni politiche dei ministri, per i quali era già stata negata l’autorizzazione a procedere.

Una posizione che ha innescato lo scontro con le opposizioni, che parlano di un tentativo di estendere lo “scudo” politico anche ai livelli amministrativi.

Il deferimento rappresenta un passaggio inusuale nei rapporti tra uno Stato membro e la Corte e rischia di avere ricadute sulla credibilità internazionale dell’Italia, soprattutto in un contesto in cui Roma è tradizionalmente considerata uno dei paesi fondatori del sistema della giustizia penale internazionale.

Sul piano formale, la procedura non comporta sanzioni automatiche, ma apre a un confronto politico tra gli Stati Parte sulla condotta italiana e sulle modalità per garantire il rispetto degli obblighi di cooperazione in futuro.

Nel frattempo, il caso Almasri si conferma un dossier aperto su più livelli – giudiziario, politico e diplomatico – destinato a restare al centro del dibattito nelle prossime settimane.

, ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *