La Commissione europea ha annunciato oggi una prima misura per rafforzare il sistema europeo di scambio di quote di emissione (EU ETS). Secondo quanto riferisce Bruxelles in una nota, la proposta odierna, che fa seguito all’annuncio della presidente von der Leyen al Consiglio europeo di marzo, modifica la riserva di stabilità del mercato (MSR) dell’ETS, migliorandone la stabilità e la prevedibilità.
L’annuncio fatto da Bruxelles giunge mentre il conflitto in Medio Oriente, scatenato dall’operazione “Epic Fury” avviata contro l’Iran lo scorso 28 febbraio da Stati Uniti e Israele, ha portato al blocco de facto dello Stretto di Hormuz, da cui transita in tempo di pace circa un quinto del petrolio a livello globale, con la conseguente impennata dei prezzi dell’energia.
La proposta di modifica della decisione relativa alla MSR sarà ora sottoposta al Parlamento europeo e al Consiglio e dovrà seguire l’ordinaria procedura legislativa (codecisione) per la sua adozione. Come ricorda la Commissione UE, nel luglio 2026 seguirà una revisione completa del sistema EU ETS. Questa revisione includerà eventuali adeguamenti necessari per mantenere il sistema MSR adeguato allo scopo nel prossimo decennio.
Nello specifico, la Commissione ha proposto una modifica alla decisione sulla riserva di stabilità del mercato (Market Stability Reserve, MSR) per rafforzare lo strumento che garantisce un mercato del carbonio stabile e ben funzionante. Infatti, nell’ambito del sistema attuale, tutte le quote di emissione presenti nella riserva superiori a 400 milioni vengono invalidate. La modifica proposta interromperà il meccanismo di invalidazione, consentendo di mantenere tali quote come cuscinetto a supporto della stabilità del mercato. La MSR riduce l’offerta di quote sul mercato quando ve ne sono troppe in circolazione e le immette sul mercato quando si verifica una carenza.
Sempre secondo quanto riferito dalla Commissione, la modifica proposta consentirà alla MSR di rispondere meglio ai futuri sviluppi del mercato, comprese le potenziali carenze di offerta nei prossimi decenni. La proposta preserva la struttura fondamentale della MSR, basata su regole precise, e l’integrità del sistema EU ETS in quanto strumento di mercato, rafforzando al contempo la capacità del sistema di garantire stabilità e prevedibilità.
Rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing di mezzogiorno con la stampa a Palazzo Berlaymont, a Bruxelles, i portavoce della Commissione UE hanno precisato che la proposta sulla MSR mira anzitutto a portare “stabilità”, sostenendo che il sistema ETS è uno strumento che “ha già funzionato molto bene” ed è in grado di “ridurre la volatilità del mercato”. La portavoce Eva Hrncirova ha poi chiarito che il lavoro non è concluso e che l’esecutivo UE presenterà anche “l’altra parte relativa ai benchmark” insieme alla revisione della direttiva ETS.
Richiamando quanto detto da Ursula von der Leyen dopo l’ultimo Consiglio europeo, la portavoce ha aggiunto che la Commissione aggiornerà i parametri per le assegnazioni gratuite tenendo conto “delle preoccupazioni dell’industria” e rafforzerà la capacità d’intervento della riserva di stabilità del mercato, con l’obiettivo di “portare più stabilità e ridurre la volatilità dei prezzi”. La revisione, ha precisato, è attesa “nel corso del mese di luglio”.
Alla contestazione di una possibile contraddizione tra misure pensate per la competitività industriale e la linea sulla decarbonizzazione, il viceportavoce capo Olof Gill ha sottolineato che non vi sarebbe “alcuna contraddizione”. Gill ha sostenuto che la Commissione considera la fase attuale come una crisi che impone di agire “nel più ampio interesse dei consumatori europei, delle imprese e dell’industria”, rivendicando che l’Unione sia oggi più preparata agli shock di volatilità perché dispone di più rinnovabili in rete e ha già diversificato in misura significativa le proprie fonti di approvvigionamento. Per Bruxelles, dunque, la linea resta quella di proseguire “sulla strada della decarbonizzazione” e della diversificazione del mix energetico, affiancando però a questo percorso misure di breve termine e, successivamente, interventi più strutturali di medio e lungo periodo.
In cosa consiste il sistema ETS
Il sistema ETS rappresenta il principale strumento europeo per la regolazione delle emissioni di anidride carbonica, basandosi sul concetto di acquisto e scambio dei diritti a inquinare. Il sistema è stato introdotto nel 2005 e progressivamente esteso a quasi tutti i comparti industriali. Il meccanismo prevede un tetto massimo alle emissioni di gas serra, con l’obiettivo ambizioso di azzerarle entro il 2040. Di fatto, ogni quota, equivalente a una tonnellata di CO2, viene venduta all’asta e il suo valore ha raggiunto nel tempo la soglia dei 100 euro, trasformandosi in un potente disincentivo economico per le aziende meno efficienti.
I Paesi UE sono profondamente divisi sul futuro del sistema ETS. Tale frammentazione si è ulteriormente acuita con la guerra contro l’Iran, con i Paesi del Nord, insieme a Francia e Spagna, che difendono il sistema e sostengono che debba rimanere invariato per raggiungere la transizione verde, mentre altri, tra cui l’Italia, stanno spingendo per una sua riforma o sospensione proprio per provare a ridurre il prezzo dell’energia.
Secondo la Commissione UE, il sistema ETS ha rappresentato finora un fattore chiave per la decarbonizzazione, riducendo drasticamente il consumo di combustibili fossili, diminuendo la dipendenza dell’Unione dalle importazioni e rafforzandone la resilienza. Inoltre, per Bruxelles ha incentivato importanti investimenti nella transizione verso l’energia pulita, in particolare nelle energie rinnovabili e nelle fonti energetiche a basse emissioni di carbonio. Grazie soprattutto al sistema ETS, tra il 1990 e il 2024 le emissioni interne dell’UE si sono ridotte del 39%, mentre l’economia è cresciuta del 71%.
Sul tema si è espresso anche il commissario europeo per il Clima, l’olandese Wopke Hoekstra, che proprio martedì si trovava in visita in Italia. Rispondendo alle domande dei politici italiani durante un’audizione al Senato di martedì 31 marzo, Hoekstra ha difeso il meccanismo, osservando che “gli ETS sono un sistema di mercato che funziona molto bene e dovremmo rivederlo e renderlo migliore, ma ha fatto un buon lavoro negli anni passati”.
Come indicato da Hoekstra, molti esperti sostengono che, anche se non ci fosse il problema del clima, “avremmo comunque bisogno degli ETS per liberarci dei combustibili fossili e avere più rinnovabili e più nucleare, perché altrimenti saremmo sempre dipendenti dalla stessa fonte di energia”.
“La mia opinione – ha aggiunto – è che questa sia l’unica strada che possiamo percorrere, la media europea è vera anche per l’Italia. Nel breve periodo guarderemo il benchmark e il meccanismo di stabilità per assicurarci che questo sistema non abbia troppa volatilità”.
La forte critica dei settori energivori
A criticare il sistema e anche la sua parziale riforma sono anzitutto le aziende più energivore. Tra i primi commenti alla nuova proposta di Bruxelles spicca quello delle aziende ceramiche italiane e spagnole presenti al Coverings 2026, la fiera di Las Vegas a cui partecipano tutti i più importanti produttori mondiali di piastrelle.
Secondo Confindustria Ceramica e Ascer, l’associazione dei ceramisti spagnoli, i nuovi benchmark di efficienza proposti dalla Commissione europea per riformare il sistema ETS rappresentano “l’ennesima decisione scollegata dalla realtà industriale, destinata a produrre effetti altamente penalizzanti per un comparto già sottoposto a enormi pressioni sui costi, in particolare quelli energetici”.
Come sottolineato dalle due associazioni industriali, i nuovi benchmark per l’assegnazione delle quote gratuite sono infatti calcolati sulla base delle performance di impianti appartenenti ad altri settori industriali, inclusi quelli che possono utilizzare biomassa come fonte energetica. Un approccio considerato “profondamente errato”, dal momento che il comparto non è in grado di utilizzare al momento la biomassa come combustibile alternativo.
L’applicazione di questi parametri, secondo le due associazioni di categoria, “comporterebbe un’ulteriore drastica riduzione delle quote gratuite, con un conseguente aumento dei costi legati all’ETS sulle emissioni che, allo stato attuale, non possono essere ulteriormente ridotte a causa della mancanza di tecnologie disponibili sul mercato”.

