L’ampia coalizione di governo pro-europea della Romania mostra nuovi segnali di tensione, con il Partito Social Democratico (PSD | S&D) che minaccia di riconsiderare la propria partecipazione e una decisione chiave sul suo futuro ruolo è prevista per il 20 aprile.

Il presidente Nicușor Dan ha affrontato le crescenti frizioni il 30 marzo, riconoscendo gli scontri pubblici tra i partner della coalizione, pur insistendo sul fatto che la cooperazione amministrativa continua e respingendo l’ipotesi di un governo di minoranza come soluzione inadatta nell’attuale contesto.

La coalizione a quattro partiti – composta dal PSD di centro-sinistra, dal Partito Nazionale Liberale (PNL | PPE) del primo ministro Ilie Bolojan, dall’Unione Salva Romania (USR | Renew) di orientamento riformista e dal partito della minoranza ungherese (UDMR | PPE) – è al potere da metà 2025, dopo l’elezione di Nicușor Dan alla presidenza. È stata formata per stabilizzare le finanze pubbliche, ridurre il deficit di bilancio della Romania – tra i più elevati dell’Unione europea – e portare avanti riforme, ma ha affrontato ripetute dispute interne su misure di austerità, spesa sociale e risposte alla crisi dei prezzi dei carburanti.

Parlando ai giornalisti, il presidente Dan ha descritto gli attacchi pubblici tra i partiti come di lunga data e quasi routinari. “I partiti si attaccano pubblicamente da molto tempo, quindi ci hanno dato l’opportunità di abituarci a questa situazione”, ha dichiarato. Allo stesso tempo, ha osservato che sulle questioni pratiche di governo – come la recente gestione delle accise sui carburanti – i partner della coalizione continuano a cooperare.

Dan ha respinto esplicitamente l’idea di un esecutivo di minoranza. “Non credo che un governo di minoranza sia una soluzione felice per il momento che stiamo vivendo”, ha affermato, aggiungendo che, poiché tutti i partiti dell’attuale coalizione dichiarano di voler governare – sebbene con le proprie condizioni – è probabile che raggiungano una qualche forma di intesa. Ha sottolineato che “responsabilità e maturità” sono state dimostrate nel raggiungimento degli obiettivi finanziari chiave e ha invitato alla cautela per evitare di compromettere il percorso economico della Romania.

Il presidente ha evitato di esprimere un sostegno esplicito al primo ministro Ilie Bolojan quando gli è stato chiesto se continuasse ad appoggiarlo, limitandosi a richiamare le procedure costituzionali: il presidente nomina, e il Parlamento deve concedere la fiducia al governo.

Le tensioni si sono intensificate nelle ultime settimane a causa del ritardo nell’approvazione del bilancio 2026. Il PSD ha spinto per ulteriori misure di welfare e aiuti una tantum ai pensionati, mentre il primo ministro Bolojan e gli altri partner hanno dato priorità alla disciplina fiscale. Sebbene sia stato infine raggiunto un compromesso, i leader del PSD hanno continuato a criticare quella che definiscono “un’austerità selvaggia” e hanno fissato una consultazione interna per il 20 aprile per decidere se il partito resterà al governo.

Il primo ministro Bolojan ha escluso le dimissioni e ha avvertito che una crisi politica è l’ultima cosa di cui la Romania ha bisogno in un contesto di pressioni economiche esterne, inclusi gli effetti del conflitto con l’Iran.

Il tono misurato del presidente Dan riflette il suo approccio più ampio da quando è entrato in carica: ha più volte definito le dispute nella coalizione “inevitabili e legittime” in un governo multipartitico che rappresenta basi elettorali diverse, sottolineando al contempo la necessità di dialogo per proteggere la stabilità economica e la fiducia degli investitori.

Se la coalizione resterà unita oltre la Pasqua ortodossa dipenderà in gran parte dalla decisione del PSD del 20 aprile. Per ora, l’intervento del presidente Dan sembra mirare a raffreddare le tensioni e a segnalare che, nonostante il rumore politico, il governo continua a funzionare sui dossier principali.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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