A una settimana dalla sconfitta sulla riforma della giustizia, Giorgia Meloni sposta il baricentro sull’altro grande dossier istituzionale: la legge elettorale. Martedì prende il via l’iter in commissione Affari costituzionali alla Camera, per ora un passaggio tecnico, ma dal forte peso politico.
Per la presidente del Consiglio si tratta di una priorità strategica, soprattutto in vista della prossima legislatura che sarà chiamata a eleggere il capo dello Stato. L’obiettivo è evitare uno scenario di stallo post-elettorale, che potrebbe tradursi in larghe intese o governi tecnici.
Il testo del centrodestra, destinato a sostituire il “Rosatellum”, punta a ridurre il rischio di un Parlamento senza maggioranza chiara, in particolare al Senato. Il perno è un premio di maggioranza, su cui però sono già allo studio possibili correzioni per facilitare il confronto politico.
Restano aperti anche altri nodi sensibili: il possibile ballottaggio e il ritorno delle preferenze. Temi che dividono non solo maggioranza e opposizione, ma anche gli stessi alleati di governo. Sullo sfondo, i paletti fissati dalla Corte costituzionale nelle precedenti sentenze sulle leggi elettorali.
Maggioranza sotto pressione, opposizioni fredde
Nonostante i numeri per approvare la riforma, Meloni esclude un’accelerazione a colpi di maggioranza, anche alla luce del precedente referendario. La ricerca di un dialogo con il centrosinistra, a partire dal Pd, resta quindi sul tavolo, ma al momento senza risultati concreti.
Dal fronte delle opposizioni, Giuseppe Conte ha già criticato l’impianto della proposta, definendo il premio di maggioranza una forzatura della volontà degli elettori.
La partita sulla legge elettorale si intreccia con gli equilibri interni alla maggioranza. Le tensioni non mancano: Matteo Salvini mantiene un profilo basso, mentre Antonio Tajani è alle prese con malumori interni a Forza Italia.
In questo contesto, Meloni ha alzato la posta con i suoi alleati: la riforma deve passare senza incidenti. Sullo sfondo resta l’ipotesi di elezioni anticipate, sempre più evocata nel dibattito politico, che la premier punta però a disinnescare proprio attraverso una nuova legge elettorale capace di garantire stabilità.

