La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran è entrata in una nuova fase di confusione, mentre il presidente Donald Trump insisteva martedì sul fatto che Washington stesse facendo progressi in negoziati segreti per porre fine al conflitto, in corso da quattro settimane, le forze israeliane colpivano ripetutamente la capitale iraniana Teheran.
Trump ha dichiarato ai giornalisti nello Studio Ovale che Washington sta “parlando con le persone giuste” in Iran e che “siamo in negoziazione proprio ora”. Ha affermato che Teheran “vuole davvero raggiungere un accordo” e avrebbe offerto un importante “regalo” – una concessione nel settore energetico legata a petrolio e gas, forse riguardante lo Stretto di Hormuz – che ha definito “molto grande… dal valore enorme”. Il presidente ha detto che il dono “è arrivato oggi” ed è stato “un gesto molto gentile”.
Secondo Reuters, gli Stati Uniti hanno inviato a Teheran un piano in 15 punti volto a una “risoluzione completa e totale delle ostilità”. Trump ha indicato il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner tra i protagonisti dell’iniziativa.
L’Iran ha respinto immediatamente questa versione. Il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf ha liquidato le dichiarazioni di Trump come “fake news” volte a manipolare i mercati petroliferi e a “uscire dal pantano” creato dalla guerra. Teheran ha ribadito più volte che non si è svolto alcun negoziato.
Questi messaggi contrastanti sono arrivati quasi in concomitanza con il nuovo attacco di aerei da guerra israeliani su infrastrutture in tutta Teheran. L’esercito israeliano ha confermato gli attacchi; i media statali iraniani hanno riferito che sono state colpite anche aree residenziali e che i soccorritori stanno cercando tra le macerie. L’assalto è tra l’altro seguito al lancio, il giorno precedente, di missili iraniani contro Israele.
Nonostante l’ottimismo di Trump, il Pentagono sta portando avanti un significativo rafforzamento militare. Due fonti a conoscenza dei piani hanno riferito a Reuters che gli Stati Uniti dispiegheranno nei prossimi giorni tra i 3.000 e i 4.000 soldati della divisione d’élite 82nd Airborne Division in Medio Oriente. La mossa si aggiunge ai circa 50.000 militari statunitensi già presenti nella regione e segue il recente invio di Marines a bordo della nave d’assalto anfibia USS Boxer (LHD-4).
Questi dispiegamenti indicano che Washington si sta preparando a un conflitto più lungo, pur mantenendo aperta la via diplomatica. Reuters aveva già riferito il 18 marzo che l’amministrazione stava valutando opzioni che includono l’impiego di forze di terra, tra cui possibili operazioni all’interno dell’Iran per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz o l’isola di Kharg, principale hub di esportazione petrolifera iraniano.
Il conflitto è esploso il 28 febbraio, dopo che funzionari statunitensi e israeliani hanno dichiarato falliti gli sforzi diplomatici per contenere il programma nucleare iraniano e le sue reti di alleati regionali. Da allora, entrambe le parti hanno scambiato centinaia di attacchi: l’Iran ha lanciato missili a lungo raggio contro città israeliane, mentre le forze statunitensi e israeliane hanno colpito siti militari ed energetici iraniani. I combattimenti hanno interrotto i flussi globali di petrolio e fatto impennare i prezzi dell’energia.
Funzionari israeliani, parlando in forma anonima, hanno detto a Reuters di ritenere improbabile un accordo tra Stati Uniti e Iran, vista la linea dura di Teheran. L’Iran ha chiesto la cessazione immediata degli attacchi, compensazioni per i danni subiti e garanzie contro future aggressioni: condizioni che Washington difficilmente accetterà.
Secondo gli analisti, l’insistenza pubblica di Trump sui negoziati potrebbe servire a calmare i mercati e guadagnare tempo, mentre il rafforzamento militare mantiene la pressione su Teheran. Tuttavia, la discrepanza tra le parole e le azioni di Washington lascia alleati e avversari nell’incertezza sulle reali intenzioni degli Stati Uniti.
Per ora, la guerra continua senza sosta. Israele non mostra segni di voler fermare la propria campagna, l’Iran prosegue i lanci di missili e gli Stati Uniti inviano ulteriori truppe mentre il presidente parla di pace. Resta da vedere nei prossimi giorni se il piano in 15 punti e il misterioso “regalo” riusciranno a colmare il divario tra retorica e realtà.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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