La crisi energetica in Europa, a seguito della chiusura dello Stretto di Hormuz, ha rimesso al centro delle discussioni il nucleare, come fonte alternativa, ma questo riaccende il confronto politico a Bruxelles e mette in luce divisioni profonde sul futuro energetico dell’Unione.

A guidare il fronte critico è il co-presidente dei Verdi/ALE Bas Eickhout, che interviene con toni netti sul piano annunciato dall’esecutivo europeo: “Se la Francia è contenta va bene, ma il nucleare non ci porterà da nessuna parte”.

La Commissione europea ha presentato, la scorsa settimana, il programma di lavoro Euratom 2026-2027, con uno stanziamento complessivo di 330 milioni di euro per sostenere ricerca e innovazione nel settore nucleare. Una scelta che l’esecutivo giustifica con la necessità di rafforzare l’indipendenza energetica, accrescere la competitività e progredire verso la neutralità climatica entro il 2050.

Nel dettaglio, 222 milioni saranno destinati alla fusione nucleare, con l’obiettivo di portare questa tecnologia dai laboratori alla rete elettrica. Il piano prevede una nuova partnership pubblico-privata europea, il sostegno alle startup e investimenti nella formazione di competenze. Altri 108 milioni finanzieranno invece la fissione, con progetti su sicurezza, gestione delle scorie e innovazione nei materiali nucleari, oltre allo sviluppo di reattori avanzati e mini-reattori nucleari modulari (SMR).

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Ma è proprio su questo impianto che si concentra la critica dei Verdi.

Rispondendo a una domanda di Focus Europe nell’ambito di un intervento del corso per giovani giornalisti organizzato dal Parlamento europeo, Eickhout non mette in discussione solo la sostenibilità politica della scelta, ma anche quella economica: “Il nucleare è una delle fonti di energia più costose che abbiamo”, afferma, aggiungendo che “è una delle poche tecnologie che nel tempo diventa più cara invece che più economica”.

Il deputato olandese insiste anche sulla dimensione politica del piano. “E’ pura politica. Bisogna dare qualcosa a (al presidente francese) Macron ogni tanto”, sostiene, facendo riferimento al ruolo della Francia nel promuovere l’energia nucleare a livello europeo. “Non credo che il nucleare abbia un grande futuro in Europa”, aggiunge.

“Parliamo molto di nucleare, ma se guardiamo dove avviene lo sviluppo reale, è nelle rinnovabili”, afferma il co-presidente dei Verdi.

Da qui la critica più netta sugli investimenti. “Chi oggi investe nel nucleare” ha detto il co-presidente rischia di sprecare molti soldi”, precisa Eickhout. Una posizione che riflette la linea dei Verdi, secondo cui le risorse europee dovrebbero essere concentrate sull’accelerazione della transizione verso fonti pulite e competitive.

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La Commissione, tuttavia, difende un approccio aperto.

Il programma Euratom si inserisce in una strategia più ampia che comprende il Net-Zero Industry Act, il Clean Industrial Deal e la strategia sugli SMR, presentata al vertice nucleare di Parigi il 10 marzo. L’obiettivo è mantenere una neutralità tecnologica, senza escludere a priori nessuna fonte a basse emissioni.

Resta però il nodo politico di fondo, ossia quale strada garantisca davvero l’autonomia energetica europea.

Anche su questo Eickhout è esplicito: “Se parliamo di sovranità, l’unica vera opzione sono le rinnovabili”, e aggiunge, “ditemi un’altra fonte che ci renda indipendenti: anche il nucleare dipende dall’uranio”.

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